Il Tirreno

Grosseto

Caccia ai piromani: dove e come

di Giovanna Mezzana
Caccia ai piromani: dove e come

Marras: «Nessun responsabile assicurato mai alla giustizia». Firenze chiama Roma: le cinque richieste

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GROSSETO. Brucia la Maremma, brucia la Toscana. E quando il fuoco divampa divorando ettari di macchia mediterranea o mettendo a rischio le case come è accaduto domenica 16 luglio a Marina di Grosseto e venerdì 14 luglio a Castiglione della Pescaia – l’unico pensiero è spegnerlo. Finita l’emergenza, però, è necessario individuare i responsabili, se di incendi dolosi si tratta. E quella dei piromani – in Maremma – è molto più di un’ombra. «Rafforziamo l’attività di indagine» è uno dei punti-obiettivo contenuti in una risoluzione del Partito Democratico, approvata martedì dalla giunta toscana, e collaterale alle comunicazioni dal fronte incendi fatte all’aula dal governatore Enrico Rossi.

Il quadro. La straordinaria siccità dell’estate 2017 che toglie ossigeno alla Toscana e opprime la Maremma e l’aumento dei crimini compiuti con l’arma dell’innesco sono uno micidiale mix. «Il servizio anti incendi boschivi della Regione Toscana, il corpo dei vigili del fuoco, gli operai forestali e tanti volontari stanno mettendo in campo tutte le forze possibili – descrivono il quadro Leonardo Marras, capogruppo Pd in seno al consiglio regionale, e Stefano Baccelli, presidente della commissione toscana Ambiente – ma non basta».

Le richieste. È per questo che l’atto approvato a Firenze impegna la Giunta toscana a bussare ai palazzi romani portando con sé alcune richieste. La prima: trovare più uomini e mezzi, come in gergo si dice, per trovare chi appicca incendi. La seconda: mettere a disposizione della Regione Toscana più mezzi aerei; servono come il pane sulla tavola: quando, domenica 16 luglio un incendio sconvolse Capalbio e le fiamme procedevano rapide e minacciose dalla litoranea Grosseto-Roma verso il mare, non è stato possibile disporre di un canadair perché impegnato altrove: così avevano risposto ad una nostra domanda, visto l’assenza di quel mezzo aereo, i vigili del fuoco di Orbetello. La terza: aumentare il numero dei pompieri – incrementando i contributi destinati alla Toscana su questo fronte – nei mesi estivi, e in alcune zone dove il rischio incendi si configura più alto: a Marina di Grosseto, per esempio, per la Maremma. La quarta: costituire squadre di volontari antincendio da formare nella scuola regionale per inserirli nella rete regionale di protezione civile. La quinta: mettere risorse fresche risorse per il ripristino delle pinete; quando? In occasione dei bandi del piano di sviluppo rurale 2014-2020.

Piromani a spasso. «L’antincendio funziona molto bene in Toscana – ma il dato più tristemente rilevante è che nonostante gli sforzi mai nessuno, anno dopo anno, è stato riconosciuto colpevole dei roghi ed assicurato alla giustizia; e allora chi fa le indagini ha bisogno di essere sostenuto. Con risorse». Il quadro è zavorrato dalla perdita di competenze delle Provincie e dall’oggettivo indebolimento in termini di risorse e funzioni della protezione civile: ecco perché «occorre ripensare – aggiunge Baccelli – il sistema con un’organizzazione regionale efficace nel rispondere alle emergenze di varia natura (idrogeologica, sismica, boschiva) che periodicamente mettono a rischio la sicurezza dei cittadini». Non serve che attendere un cenno da Roma.



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