Italia
«Non siamo stregoni» Ipasvi attacca gli Uniti
di Gabriele Baldanzi
Gli infermieri criticano l’intervento della forza politica senese La controreplica: «Non abbiamo mai attaccato la professione»
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GROSSETO. Nella “aslona” sud-est, che comprende le province di Grosseto, Siena e Arezzo, è in corso una demedicalizzazione dei cosiddetti Pet, i punti di emergenza territoriale. Nei giorni scorsi una forza politica senese aveva preso posizione denunciando questa tendenza, ma scivolando su una frase in coda al comunicato, dove parlando della riorganizzazione del 118 – si scriveva così: «sempre meno medici, sempre più infermieri: non è che alla fine, per farsi curare, ci si dovrà rivolgere a uno stregone? »
Gli infermieri di Grosseto e Siena che fanno capo a Ipasvi ieri sono intervenuti sulla questione attraverso i loro presidenti Michele Aurigi e Nicola Draoli: «Le parole usate da una parte politica (Uniti per Siena, ndc) delineano un concentrato di ignoranza sia sull’argomento specifico, sia sul sistema sanitario in genere e sulle professioni sanitarie in particolare. Respingiamo con forza questo attacco gratuito e offensivo che paragona agli stregoni la professione infermieristica – professione storica, regolamentata dalla legge, a cui si accede con formazione universitaria e riconosciuta da quasi vent’anni».
Draoli e Aurigi precisano che se davvero ci fossero sempre meno medici e più infermieri, «ci staremmo solo allineando al resto del mondo, ma duole portare a conoscenza Uniti per Siena, che ci sono anche sempre meno infermieri. Quindi se vogliamo il bene della sanità pubblica dobbiamo cercare sinergie, promuovere la multidisciplinarietà e, soprattutto, garantire una corretta informazione ai cittadini. Gli infermieri da sempre sono promotori di pratiche basate sull’evidenza: se mai ci fossero stregoni vanno cercati altrove».
La controreplica è arrivata subito: «Troviamo semplicemente fuori luogo – precisa in una nota Uniti per Siena - il tentativo di voler interpretare il nostro comunicato sulla vicenda 118 e sulla demedicalizzazione dei cosiddetti Pet come un attacco alla professione infermieristica. È palese che nessuno ha mai inteso denigrare gli infermieri. Volevamo invece evidenziare la mancanza di uno dei rami che concorrono alla salute pubblica, che poi siano questi medici infermieri o volontari, va comunque sempre a discapito del cittadino stesso, poiché queste professioni sono sì diverse per percorsi di studio ma nessuna lavora bene senza il concorso dell’altra».
Gli infermieri di Grosseto e Siena che fanno capo a Ipasvi ieri sono intervenuti sulla questione attraverso i loro presidenti Michele Aurigi e Nicola Draoli: «Le parole usate da una parte politica (Uniti per Siena, ndc) delineano un concentrato di ignoranza sia sull’argomento specifico, sia sul sistema sanitario in genere e sulle professioni sanitarie in particolare. Respingiamo con forza questo attacco gratuito e offensivo che paragona agli stregoni la professione infermieristica – professione storica, regolamentata dalla legge, a cui si accede con formazione universitaria e riconosciuta da quasi vent’anni».
Draoli e Aurigi precisano che se davvero ci fossero sempre meno medici e più infermieri, «ci staremmo solo allineando al resto del mondo, ma duole portare a conoscenza Uniti per Siena, che ci sono anche sempre meno infermieri. Quindi se vogliamo il bene della sanità pubblica dobbiamo cercare sinergie, promuovere la multidisciplinarietà e, soprattutto, garantire una corretta informazione ai cittadini. Gli infermieri da sempre sono promotori di pratiche basate sull’evidenza: se mai ci fossero stregoni vanno cercati altrove».
La controreplica è arrivata subito: «Troviamo semplicemente fuori luogo – precisa in una nota Uniti per Siena - il tentativo di voler interpretare il nostro comunicato sulla vicenda 118 e sulla demedicalizzazione dei cosiddetti Pet come un attacco alla professione infermieristica. È palese che nessuno ha mai inteso denigrare gli infermieri. Volevamo invece evidenziare la mancanza di uno dei rami che concorrono alla salute pubblica, che poi siano questi medici infermieri o volontari, va comunque sempre a discapito del cittadino stesso, poiché queste professioni sono sì diverse per percorsi di studio ma nessuna lavora bene senza il concorso dell’altra».
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