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Autonomi e co.co.co Più servizi alla Cgil

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GROSSETO. «L’ultimo rapporto Irpet sulla situazione economica e sociale della Toscana, fra le molte cose – sottolinea Claudio Renzetti, segretario della Cgil grossetana – mette in evidenza che la...

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GROSSETO. «L’ultimo rapporto Irpet sulla situazione economica e sociale della Toscana, fra le molte cose – sottolinea Claudio Renzetti, segretario della Cgil grossetana – mette in evidenza che la crisi ha colpito esclusivamente i redditi da lavoro (non quelli finanziari). In particolare dei contribuenti che svolgono un’attività autonoma imprenditoriale e questo viene aggravato ulteriormente da un costo della vita che continua a salire».

A partire da questo dato la Cgil grossetana, che conosce bene la struttura produttiva della nostra provincia, è consapevole delle difficoltà in cui versa il lavoro autonomo e infatti da circa tre anni ha messo in campo uno specifico progetto del Nidil-Cgil, la struttura di categoria che si occupa di partite Iva, co.co.co, contratti a progetto e di ogni tipologia contrattuale che per definizione è precaria. «Sapendo che sono i giovani a scontare gli effetti più drammatici della crisi, e che proprio fra giovani professionisti e piccoli imprenditori si registrano le condizioni di lavoro più difficili - aggiunge Renzetti - con l’anomalia di molte situazioni che non sono lavoro autonomo vero e proprio, ma subordinato e parasubordinato». La provincia di Grosseto - stando a uno studio di qualche mese fa - è infatti la prima in Italia per “contratti non standard”: il 54% del totale.

«Detto questo – conclude il segretario della Cgil – noi stiamo provando a fare la nostra parte e parallelamente al lavoro dipendente, intensificheremo gli sforzi per rappresentare al meglio i lavoratori autonomi erogando loro anche servizi; da subito possiamo fornire loro il modello unico e per particolari profili più atipici precari e sottopagati anche la tenuta della contabilità. Le cose vanno male e lo sappiamo e dobbiamo trovare soluzioni. Al netto di alcune eccezioni, rispetto al contributo importante che deve venire dalla politica istituzionale locale siamo ancora in attesa non dico di risposte, ma anche solo di una presa di coscienza dei problemi. Ad esempio, se si smettesse di utilizzare il pretesto della presenza in provincia di 800 richiedenti asilo e protezione umanitaria, per non parlare dei problemi reali di questa terra e di come si può dare un contributo concreto per risolverli, forse faremmo finalmente un passo nella giusta direzione. Attendiamo fiduciosi».



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