Sicurezza
Archiviata la querela contro Felicioni per diffamazione
Era stato il sindaco Vivarelli Colonna a promuovere l’azione Il gip ha evidenziato che si è trattato solo di critica politica
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GROSSETO. Archiviata dal giudice delle indagini preliminari Sergio Compagnucci la querela per diffamazione che il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna aveva presentato nei confronti di Massimo Felicioni, che poco più di un anno fa era stato suo rivale nella corsa alla poltrona di primo cittadino di Grosseto.
Il gip ha rilevato che si è trattato della «espressione di un diritto di critica politica, scriminato dall’articolo 51 del codice penale» e ha accolto la richiesta di archiviazione da parte del gip. Cosa era accaduto? Felicioni era stato querelato per aver postato sul sito “Massimo Felicioni – Grosseto Oggi” una frase: «Ma vi rendete conto che gente votate? Guardate il video di Vivarelli e leggete questo post. Un caso! Un caso aver inquadrato e ripreso l’attentatore e l’intervento del signor Sennecca che non si è capito se era in servizio pubblico o come per tutto il periodo elettorale al fianco di Vivarelli… Queste scene si vedevano nei film sui golpe in Sudamerica». Secondo la querela, vi sarebbe stata un’allusione a una possibile montatura, costruita solo per riscuotere notorietà mediatica.
Ma il gip inserisce quella frase nel contesto di quel periodo, e cioè la campagna elettorale nella quale Vivarelli Colonna e Felicioni erano entrambi in corsa. E applica i principi che la Corte di cassazione ha più volte richiamato in materia di critica politica, separandoli da quelli della cronaca pura: «Il rispetto della verità del fatto – riassume il gip – assume in riferimento all’esercizio del diritto di critica politica un limitato rilievo necessariamente affievolito rispetto alla diversa incidenza sul versante del diritto di cronaca, in quanto la critica, quale espressione di opinione meramente soggettiva, ha per sua natura carattere congetturale che non può, per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva e asettica». E il dottor Compagnucci riscontra che in quel post c’era «senz’altro un contenuto critico», su un’allusione non dimostrabile come vera «ma comunque riferibile all’espressione del diritto di critica politica».
Atti che tornano dunque all’ufficio del pubblico ministero insieme all’ordinanza di archiviazione nei confronti di Felicioni, assistito dall’avvocato Carlo Valle, firmata proprio ieri a scioglimento della riserva assunta la scorsa settimana. Caso chiuso. (p.s.)
Il gip ha rilevato che si è trattato della «espressione di un diritto di critica politica, scriminato dall’articolo 51 del codice penale» e ha accolto la richiesta di archiviazione da parte del gip. Cosa era accaduto? Felicioni era stato querelato per aver postato sul sito “Massimo Felicioni – Grosseto Oggi” una frase: «Ma vi rendete conto che gente votate? Guardate il video di Vivarelli e leggete questo post. Un caso! Un caso aver inquadrato e ripreso l’attentatore e l’intervento del signor Sennecca che non si è capito se era in servizio pubblico o come per tutto il periodo elettorale al fianco di Vivarelli… Queste scene si vedevano nei film sui golpe in Sudamerica». Secondo la querela, vi sarebbe stata un’allusione a una possibile montatura, costruita solo per riscuotere notorietà mediatica.
Ma il gip inserisce quella frase nel contesto di quel periodo, e cioè la campagna elettorale nella quale Vivarelli Colonna e Felicioni erano entrambi in corsa. E applica i principi che la Corte di cassazione ha più volte richiamato in materia di critica politica, separandoli da quelli della cronaca pura: «Il rispetto della verità del fatto – riassume il gip – assume in riferimento all’esercizio del diritto di critica politica un limitato rilievo necessariamente affievolito rispetto alla diversa incidenza sul versante del diritto di cronaca, in quanto la critica, quale espressione di opinione meramente soggettiva, ha per sua natura carattere congetturale che non può, per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva e asettica». E il dottor Compagnucci riscontra che in quel post c’era «senz’altro un contenuto critico», su un’allusione non dimostrabile come vera «ma comunque riferibile all’espressione del diritto di critica politica».
Atti che tornano dunque all’ufficio del pubblico ministero insieme all’ordinanza di archiviazione nei confronti di Felicioni, assistito dall’avvocato Carlo Valle, firmata proprio ieri a scioglimento della riserva assunta la scorsa settimana. Caso chiuso. (p.s.)
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