Il Tirreno

Grosseto

IL DOVERE DI OSSERVARE LE STELLE

di STEFANO ADAMI
IL DOVERE DI OSSERVARE LE STELLE

Alzare gli occhi al cielo e guardare stelle e pianeti ogni tanto non farebbe male a noi esseri umani. Anzi. Dovrebbe essere consigliato, forse obbligatorio. Come hanno fatto in molti l’altra sera su...

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Alzare gli occhi al cielo e guardare stelle e pianeti ogni tanto non farebbe male a noi esseri umani. Anzi. Dovrebbe essere consigliato, forse obbligatorio. Come hanno fatto in molti l’altra sera su una collina di Roselle, alla Cava. Sotto la guida di un osservatore delle stelle. Ma ogni quanto?

Una volta alla settimana, come minimo. Che ne dite? Bisognerebbe farlo a cominciare dalle elementari. Troppo tardi? Forse dall’asilo. Una volta a settimana lezione notturna, i bimbi a naso all’insù. E invece di rovistare con gli occhi in tv, su pc e cellulari, dedicarsi a rovistare fra gli interminati silenzi, i sovrumani spazi e le luci senza voce dell’universo. E se i genitori protestano, portare anche loro.

Serve, date retta che serve. A cosa? Intanto a staccare per un po’ lo sguardo dalle miserie umane, dalla fanghiglia che accumuliamo e per la quale, compiaciuti, combattiamo. E poi serve a capire davvero, una volta che distogliamo lo sguardo dalle regioni celesti e lo ripuntiamo di nuovo su quelle miserie, su quella fanghiglia, quanto è miserevole e fangosa davvero. E magari – se siamo proprio fortunati – serve anche a trarne qualche conseguenza.

Miserevoli le lotte per un posticino al sole, per un metro più o meno di un campo, per alzare o abbassare la radio, la televisione, la musica. Miserevoli le lotte per un voto in più o meno alle elezioni, per parcheggiare all’ombra o vicino casa, per l’ingresso indipendente, perché il figlio prenda all’esame più dei figli altrui. Miserevoli le lotte per il proprio nome sul campanello, sulla porta, sulla busta, su un pezzo di carta. Per soffiare la promozione al collega. Miserevoli i colpi contro colpi. Miserevoli gli atti di chi brucia un pezzo di bellezza, di vita, di poesia.

Basta alzare gli occhi al cielo per vedere che la vera realtà con cui dovremmo misurarci non sono queste meschinità, queste piccinerie, questi veleni, ma la grandezza, la dignità di quegli spazi. La vera realtà che ci osserva, e ci misura, è quella.

«Io, io, il più lurido di tutti i pronomi», diceva bene l’ingegnere lombardo. Oddio, mi sono perso a guardare le nuvole, ho perso il filo. Non ricordo più cosa volevo aggiungere. «Smetti di vagabondare inutilmente senza meta», mi dice battendomi la mano sulla spalla il grande studioso Pierotto Giorgi. «Aiutami piuttosto a raccogliere documenti sul verme orientale del Whisky di Lord Pennyscanfored. Per una nuova pubblicazione. La paga lui. E bene».



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