Attenzione
Rogo vicino alle case, evacuazioni e paura
di Fiora Bonelli
Torna a bruciare Piancastagnaio: le fiamme domate dall’alto. Il sindaco Vagaggini chiede l’intervento dell’esercito
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PIANCASTAGNAIO. Torna l’incubo del fuoco in Amiata e in particolare si riapre, venerdì mattina verso le 11, il dramma incendi per Piancastagnaio nel versante senese della montagna: il sindaco di Piancastagnaio Luigi Vagaggini chiede l’intervento dell’esercito.
A nemmeno 300 metri di distanza da dove era scoppiato il devastante incendio che ha messo in ginocchio il paese lo scorso 10 luglio, venerdì mattina le fiamme sono tonate a far paura ai cittadini e alle aziende. La zona dove è stato appiccato il fuoco (perché ormai tutti pensano che ci sia la mano di un incosciente piromane dietro questi fuochi) è nella zona artigianale di San Martino, a pochi metri dalle abitazioni e subito a ridosso dei capannoni di pelletteria e di mobili e altre attività, compresi depositi di carburante che ospita questa zona.
Un luogo praticamente attaccato al paese dove la strada comunale si immette nella vicina provinciale e che ha da un lato la pineta e dall’altro i castagneti. Zona particolarmente a rischio, insomma. Poco distante la frazione di Saragiolo. Fiamme alte, fumo denso, mentre il vento faceva arrivare la cenere fino ad Abbadia San Salvatore che si trova e poca distanza e che è stata inondata da polvere e cenere. Sono intervenuti immediatamente i vigili del fuoco che nei giorni precedenti non avevano smesso mai di presidiare il territorio per spengere i piccoli focolai rimasti e bonificare la zona. Eppure, nonostante la sorveglianza, ecco di nuovo si sono sprigionate le fiamme. Questa volta i vigili sono arrivati con rinforzi da Grosseto, Arezzo e Livorno. Da Arezzo è arrivato anche un elicottero del reparto volo dei vigili del fuoco in aggiunta ai mezzi aerei disposti dalla Soup. Mentre la Soup, che ha la gestione dell’intervento, ha inviato personale volontario Aib e elicotteri e Canadair. I mezzi arei, approvvigionandosi a laghetti attorno al paese, hanno ridotto nell’arco di circa due ore le dimensioni dell’incendio, ma nel frattempo erano stati fatti evacuare sia gli abitanti delle case vicine alle fiamme, sia le maestranze dei borsettifici dove lavorano quasi 200 persone. Dappertutto paura, per le sorti di questo paese che dal 10 luglio scorso è bersaglio di gravissimi incendi contro i quali sembra che poco possa essere fatto per eliminare il ripetersi di eventi drammatici.
Una paura che cresce, perché 10 giorni di fuoco hanno alimentato paura e danni. Un bilancio drammatico, con evacuazioni da poderi, case e aziende, con l’incendio devastante dell’isola ecologica della Rota, con lo sgombero temporaneo della casa di riposo, la perdita di animali avvolti dalle fiamme nei capannini ridotti in cenere e con il danno incalcolabile delle centinaia di olivi che circondano la zona ovest di Piancastagnaio. Il sindaco Luigi Vagaggini ormai non dorme più ed è in allerta giorno e notte, in continuo contatto con prefettura, protezione civile e vigili del fuoco: «Questa volta– dice– sto chiedendo l’intervento dell’esercito».
A nemmeno 300 metri di distanza da dove era scoppiato il devastante incendio che ha messo in ginocchio il paese lo scorso 10 luglio, venerdì mattina le fiamme sono tonate a far paura ai cittadini e alle aziende. La zona dove è stato appiccato il fuoco (perché ormai tutti pensano che ci sia la mano di un incosciente piromane dietro questi fuochi) è nella zona artigianale di San Martino, a pochi metri dalle abitazioni e subito a ridosso dei capannoni di pelletteria e di mobili e altre attività, compresi depositi di carburante che ospita questa zona.
Un luogo praticamente attaccato al paese dove la strada comunale si immette nella vicina provinciale e che ha da un lato la pineta e dall’altro i castagneti. Zona particolarmente a rischio, insomma. Poco distante la frazione di Saragiolo. Fiamme alte, fumo denso, mentre il vento faceva arrivare la cenere fino ad Abbadia San Salvatore che si trova e poca distanza e che è stata inondata da polvere e cenere. Sono intervenuti immediatamente i vigili del fuoco che nei giorni precedenti non avevano smesso mai di presidiare il territorio per spengere i piccoli focolai rimasti e bonificare la zona. Eppure, nonostante la sorveglianza, ecco di nuovo si sono sprigionate le fiamme. Questa volta i vigili sono arrivati con rinforzi da Grosseto, Arezzo e Livorno. Da Arezzo è arrivato anche un elicottero del reparto volo dei vigili del fuoco in aggiunta ai mezzi aerei disposti dalla Soup. Mentre la Soup, che ha la gestione dell’intervento, ha inviato personale volontario Aib e elicotteri e Canadair. I mezzi arei, approvvigionandosi a laghetti attorno al paese, hanno ridotto nell’arco di circa due ore le dimensioni dell’incendio, ma nel frattempo erano stati fatti evacuare sia gli abitanti delle case vicine alle fiamme, sia le maestranze dei borsettifici dove lavorano quasi 200 persone. Dappertutto paura, per le sorti di questo paese che dal 10 luglio scorso è bersaglio di gravissimi incendi contro i quali sembra che poco possa essere fatto per eliminare il ripetersi di eventi drammatici.
Una paura che cresce, perché 10 giorni di fuoco hanno alimentato paura e danni. Un bilancio drammatico, con evacuazioni da poderi, case e aziende, con l’incendio devastante dell’isola ecologica della Rota, con lo sgombero temporaneo della casa di riposo, la perdita di animali avvolti dalle fiamme nei capannini ridotti in cenere e con il danno incalcolabile delle centinaia di olivi che circondano la zona ovest di Piancastagnaio. Il sindaco Luigi Vagaggini ormai non dorme più ed è in allerta giorno e notte, in continuo contatto con prefettura, protezione civile e vigili del fuoco: «Questa volta– dice– sto chiedendo l’intervento dell’esercito».
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