Il dolore
Controlli a tappeto Decine di fermati
di Francesca Gori
Un’altra giornata difficile per carabinieri e vigili del fuoco Ancora nessun indagato, nuovi roghi a Marina di Grosseto
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Un nome iscritto nel registro degli indagati non c’è ancora ma ci sono tante tracce raccolte durante i controlli effettuati dai carabinieri in tutta la Maremma. Controlli che anche ieri si sono concentrati sull’asse Grosseto-Marina, presa di mira ancora da chi quest’estate ha deciso di dichiarare guerra con il fuoco.
È ormai un bollettino di guerra quello che ogni giorno si legge sui report dei vigili del fuoco. Ieri, il primo rogo è scoppiato in un oliveto vicinissimo al cimitero d’Istia d’Ombrone. Rogo che è stato domato in poche decine di minuti dai vigili del fuoco insieme ai volontari del servizio antincendio. Poi, subito dopo l’ora di pranzo, sono esplosi gli incendi sulla strada del Pollino e nella zona artigianale di Marina di Grosseto. Ancora una volta, quasi in contemporanea e a distanza di poche centinaia di metri l’uno dall’altro.
Il modus operandi del piromane (o dei piromani) sembra essere sempre lo stesso: appicca un incendio, poi si allontana di poco e dà fuoco di nuovo, utilizzando degli inneschi che ancora non sono stati trovati. Il sacchetto con il marchio dell’autogrill recuperato lunedì durante il terribile rogo al parcheggio della Canova, dove sono state distrutte sei auto, non è stato nemmeno inserito tra gli elementi raccolti dai carabinieri. Il motivo è semplice: non si trattava di un innesco ma di immondizia abbandonata vicino al parcheggio. Nel sacchetto c’erano degli stracci sporchi di grasso del motore e nessuna traccia di accelerante. Anche perché se di innesco si fosse trattato, sarebbe bruciato anche quello senza lasciare traccia. Ed è proprio per questo che anche ieri i carabinieri hanno fermato tutte le persone ritenute sospette che si trovavano sull’asse Grosseto-Marina di Grosseto, soprattutto.
I vigili del fuoco sono stati impegnati con il rogo esploso vicino all’aeroporto militare, sulla strada del Pollino appunto, con tre mezzi per domare le fiamme, ma poco prima un altro incendio, subito spento dai pompieri, era scoppiato all’altezza della rotatoria che porta alla frazione balneare.
La strategia, quindi, risulta essere la stessa e i militari sono convinti che chi sta devastando la nostra terra con tutta questa serie di incendi alla fine commetta un passo falso.
I carabinieri sono convinti che chi appicca gli incendi, poi non si allontani troppo ma resti lì a vedere quello che è riuscito a fare. I dati raccolti sono tantissimi e le persone sentite ogni giorno sono diverse decine: testimoni, gente che ha visto nascere il focolaio e ha dato l’allarme ai vigili del fuoco, persone che hanno segnalato anche il benché minimo dettaglio. Tutto è utile, in questa fase. Ma nomi iscritti nel registro degli indagati ancora non ce ne sono. E intanto la Maremma continua a bruciare e i vigili del fuoco sono costretti a giornate massacranti, senza nemmeno aver la possibilità di staccare a turno concluso.
Il sindaco di Grosseto e il parlamentare del Pd Luca Sani due giorni fa avevano parlato della presenza di un’organizzazione che sta mettendo a ferro e fuoco la Maremma. Le forze dell’ordine, con i carabinieri ai quali sono state delegate le indagini, sono al lavoro e non escludono alcuna ipotesi. Ma fino ad oggi c’è solo la certezza che ettari ed ettari di terreno sono stati distrutti dalle fiamme e che domenica scorsa a Marina di Grosseto, così come era successo tre giorni prima a Castiglione della Pescaia, le fiamme si sono avvicinate paurosamente alle case e, di conseguenza, alle persone. Il livello di guardia è aumentato, così come la pericolosità di questi incendi che hanno distrutto, in due roghi scoppiati a Marina di Grosseto, ben 32 auto.
Ieri invece le fiamme (sempre che si tratti di roghi dolosi) sono state appiccate alle sterpaglie lungo strade dove le abitazioni sono poche o inesistenti. L’ultimo allarme al comando dei vigili del fuoco è scoppiato ieri nel tardo pomeriggio quando un rogo ha distrutto diverse centinaia di metri di sterpaglie lungo l’Aurelia, all’ingresso a nord della città.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È ormai un bollettino di guerra quello che ogni giorno si legge sui report dei vigili del fuoco. Ieri, il primo rogo è scoppiato in un oliveto vicinissimo al cimitero d’Istia d’Ombrone. Rogo che è stato domato in poche decine di minuti dai vigili del fuoco insieme ai volontari del servizio antincendio. Poi, subito dopo l’ora di pranzo, sono esplosi gli incendi sulla strada del Pollino e nella zona artigianale di Marina di Grosseto. Ancora una volta, quasi in contemporanea e a distanza di poche centinaia di metri l’uno dall’altro.
Il modus operandi del piromane (o dei piromani) sembra essere sempre lo stesso: appicca un incendio, poi si allontana di poco e dà fuoco di nuovo, utilizzando degli inneschi che ancora non sono stati trovati. Il sacchetto con il marchio dell’autogrill recuperato lunedì durante il terribile rogo al parcheggio della Canova, dove sono state distrutte sei auto, non è stato nemmeno inserito tra gli elementi raccolti dai carabinieri. Il motivo è semplice: non si trattava di un innesco ma di immondizia abbandonata vicino al parcheggio. Nel sacchetto c’erano degli stracci sporchi di grasso del motore e nessuna traccia di accelerante. Anche perché se di innesco si fosse trattato, sarebbe bruciato anche quello senza lasciare traccia. Ed è proprio per questo che anche ieri i carabinieri hanno fermato tutte le persone ritenute sospette che si trovavano sull’asse Grosseto-Marina di Grosseto, soprattutto.
I vigili del fuoco sono stati impegnati con il rogo esploso vicino all’aeroporto militare, sulla strada del Pollino appunto, con tre mezzi per domare le fiamme, ma poco prima un altro incendio, subito spento dai pompieri, era scoppiato all’altezza della rotatoria che porta alla frazione balneare.
La strategia, quindi, risulta essere la stessa e i militari sono convinti che chi sta devastando la nostra terra con tutta questa serie di incendi alla fine commetta un passo falso.
I carabinieri sono convinti che chi appicca gli incendi, poi non si allontani troppo ma resti lì a vedere quello che è riuscito a fare. I dati raccolti sono tantissimi e le persone sentite ogni giorno sono diverse decine: testimoni, gente che ha visto nascere il focolaio e ha dato l’allarme ai vigili del fuoco, persone che hanno segnalato anche il benché minimo dettaglio. Tutto è utile, in questa fase. Ma nomi iscritti nel registro degli indagati ancora non ce ne sono. E intanto la Maremma continua a bruciare e i vigili del fuoco sono costretti a giornate massacranti, senza nemmeno aver la possibilità di staccare a turno concluso.
Il sindaco di Grosseto e il parlamentare del Pd Luca Sani due giorni fa avevano parlato della presenza di un’organizzazione che sta mettendo a ferro e fuoco la Maremma. Le forze dell’ordine, con i carabinieri ai quali sono state delegate le indagini, sono al lavoro e non escludono alcuna ipotesi. Ma fino ad oggi c’è solo la certezza che ettari ed ettari di terreno sono stati distrutti dalle fiamme e che domenica scorsa a Marina di Grosseto, così come era successo tre giorni prima a Castiglione della Pescaia, le fiamme si sono avvicinate paurosamente alle case e, di conseguenza, alle persone. Il livello di guardia è aumentato, così come la pericolosità di questi incendi che hanno distrutto, in due roghi scoppiati a Marina di Grosseto, ben 32 auto.
Ieri invece le fiamme (sempre che si tratti di roghi dolosi) sono state appiccate alle sterpaglie lungo strade dove le abitazioni sono poche o inesistenti. L’ultimo allarme al comando dei vigili del fuoco è scoppiato ieri nel tardo pomeriggio quando un rogo ha distrutto diverse centinaia di metri di sterpaglie lungo l’Aurelia, all’ingresso a nord della città.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
