Il Tirreno

Grosseto

i campi bagnati dal consorzio di bonifica  

Bellacchi: «Si può irrigare per altri 20-30 giorni»

di Enrico Pizzi

GROSSETO. «L’acqua che abbiamo a disposizione dovrebbe bastare per 20-30 giorni», periodo cruciale per portare a termine le colture servite dalla rete di irrigazione del Consorzio Bonifica 6 Toscana...

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GROSSETO. «L’acqua che abbiamo a disposizione dovrebbe bastare per 20-30 giorni», periodo cruciale per portare a termine le colture servite dalla rete di irrigazione del Consorzio Bonifica 6 Toscana Sud. Contro la siccità, che sta mettendo in ginocchio l’agricoltura in Maremma, il sistema gestito dal Consorzio, seppure con un po’di fatica, ha fatto fronte alle necessità impellenti, ma le opere necessarie – spiega il presidente Fabio Bellacchi – per poter resistere a periodi siccitosi prolungati, non sono terminate.

Ad oggi si parla di circa 4. 000 ettari di terreni irrigati con acqua che viene portata dalle condutture del Consorzio Bonifica. La maggior parte di questi terreni – circa 3. 300 ettari – si trova nella zona della Trappola e viene irrigata con le acque che vengono attinte dal fiume Ombrone. La “presa” è a Ponte Tura e da lì un canale porta l’acqua fino alla centrale di San Martino e poi nella rete irrigua. I lavori fatti negli ultimi anni, con l’intubamento del canale, hanno consentito di non disperdere risorsa idrica. Il problema è che la portata dell’Ombrone è ormai ridottissima dato che non piove da settimane. «Stiamo cercando di gestire la siccità nel migliore dei modi – dice Bellacchi – e gli investimenti compiuti negli ultimi anni sono stati strategici»; con l’ultima tranche – 6,3 milioni di euro dal ministero delle politiche agricole e forestali per l’intubamento degli ultimi 1, 8 chilometri di canale – saliranno a circa 30 milioni di euro.

«L’intubamento del canale – dice ancora il presidente del Consorzio – ci ha permesso di risparmiare acqua, perché prima tra perdite ed evaporazione se ne andava il 50 per cento della risorsa. Una volta che avremo completato i lavori – aggiunge Bellacchi – l’impianto non farà più scorrere l’acqua fino a riversarla nei fossi San Rocco e Molino, ma l’acqua non andrà più dispersa e sarà possibile utilizzarla di volta in volta in base alla richiesta».

Altri settecento ettari di terreni vengono irrigati da un altro impianto del Consorzi, nella zona di Barbaruta. Un’idrovora – Pantennosa – e due dighe mobili sul canale Montalcino e sul canale Molla, consentono di immagazzinare acqua senza che defluisca verso il mare. Entro il 31 agosto, poi, il Consorzio presenterà tre nuovi progetti per accedere ai finanziamenti del piano irriguo nazionale. Un primo progetto, da circa 5 milioni di euro, riguarda tutta la pianura di Alberese: si pensa di installare due dighe mobili, di pompare acqua dall’Ombrone e di impedire all’acqua del mare, dunque all’acqua salata, di risalire il fiume.

Il secondo progetto riguarda il rifacimento dell’impianto irriguo di Cernaia, che il Consorzio ha rilevato dall’ex Ente Maremma: un impianto che servirà circa 200 ettari di terreno. Infine, ma tutt’altro che meno importante, c’è il progetto di realizzare due laghetti artificiali, uno da tre milioni di metri cubi, per regimare le acque del Gretano, l’altro da sette milioni di metri cubi, per regimare le acque del Lanzo: interventi che mettono insieme la sicurezza idrogeologica della zona, la possibilità di costituire riserve di acqua e anche quella di produrre energia elettrica attraverso due nuove piccole centrali idroelettriche.

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