Il Tirreno

Grosseto

«Aspettate a cedere la mia azienda»

di Pierluigi Sposato
«Aspettate a cedere la mia azienda»

Imprenditore agricolo chiede la sospensione dell’aggiudicazione e una nuova stima del bene

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BRACCAGNI. «Ho una sola richiesta da fare: aspettare prima dell’aggiudicazione definitiva della mia azienda a chi l’ha regolarmente acquistata all’asta. Aspettare perché potrebbe essere venduta a un prezzo congruo, più vicino a quello della stima del ctu, anche in modo da soddisfare tutti i creditori. Io ho solo questo bene, ho dei figli da mantenere, vorrei essere libero dai debiti».

Osvaldo Piras, 55 anni, imprenditore agricolo, non vuole restare con le mani in mano mentre vede la sua azienda, Podere Montarone nelle campagne di Braccagni, 17 ettari (pomodoro da industria e cereali) e fabbricati, finire in altre mani in conseguenza di una cambiale finita in un decreto ingiuntivo e in una procedura esecutiva. Sa che l’appello sulla stampa deve essere affiancato dal ricorso giudiziario (in questo caso una richiesta di sospensione ex articolo 586 del codice di procedura civile) ma vuole giocare tutte le carte possibili. «Non ho nulla da osservare nei confronti di chi ha acquistato l’azienda - tiene a precisare Piras all’antivigilia del sopralluogo del professionista incaricato dalla banca - Ma faccio notare che la vendita è avvenuta per 346.000 euro quando il solo mutuo fondiario stipulato nel 2008 con la banca era di 600.000 euro e che ci sono altri creditori, come un’altra banca per 90.000 euro, un falegname, piccoli fornitori, il venditore del carburante. All’epoca del mutuo, l’azienda era stata valutata 1.050.000 euro, un valore confermato dal tecnico di parte che nel 2013 ha anzi indicato la cifra aggiornata in 1.061.500 euro». Il ctu incaricato dal giudice delle esecuzioni nel 2011 aveva stimato il compendio pignorato in 650.000 euro. «Vogliamo chiedere la sospensione, almeno fino a novembre. Incaricheremo un architetto e un agronomo di fare una nuova stima. Non credo che per la banca facciano differenza due giorni o cinque mesi».

La procedura intanto va avanti. Come era andata avanti la vicenda di quella cambiale da 46.200 euro con il Consorzio agrario più volte rinnovata e oggetto poi, nel 2010, del decreto ingiuntivo. «Il giudice civile Paolo Ottati ci ha dato ragione nella causa - dice Piras riferendosi anche alla ex moglie originariamente titolare dell’azienda e mostrando la sentenza - E nel 2011 ha condannato il Consorzio a pagare 40.000 euro, più 14.000 euro comprese le spese». Ma la procedura esecutiva ha seguito una strada separata e ha portato il 27 giugno scorso alla vendita senza incanto. E il 13 luglio scorso il giudice penale Giovanni Puliatti ha assolto (il fatto non costituisce reato) il direttore del Consorzio agrario dall’accusa di appropriazione indebita proprio di quella cambiale, la n.396: l’accusa era di aver omesso di restituirla benché rinnovata con un’altra cambiale. «C’era un patto, verbale ma comunque un patto, confermato in aula anche dall’avvocato che ci aveva seguito - spiega Piras - Ma faremo appello dopo il deposito delle motivazioni». Piras non si arrende: «Io coltivo ancora la speranza di poter riscattare l’azienda, se andasse in porto un’offerta da 450.000 euro di un possibile acquirente...»

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