Il Tirreno

Grosseto

In cucina per i poveri Ione, cuoca da record lascia il mestolo

di Gabriele Baldanzi
In cucina per i poveri Ione, cuoca da record lascia il mestolo

Per 27 anni ha prestato servizio alla mensa della Caritas Il ricordo dei primi tempi e la sua benevolenza per gli altri

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GROSSETO. Ione Palmieri ha 83 anni e negli ultimi 27, almeno un paio di volte alla settimana, è andata in viale Alfieri, alla Caritas Diocesana, a svolgere il suo compito: prima cuoca e poi anche responsabile della cucina dei poveri.

Una volontaria da guinness, una verve senza eguali: zelo, senso di responsabilità, altruismo. Donna anche oggi completamente autonoma, al punto da poter offrire una parte di sé agli altri. Per Ione sono gli ultimi giorni in questo ruolo. Ha deciso di appendere il mestolo al chiodo. E ieri – per tramite del vicedirettore della Caritas di Grosseto Luca Grandi – l’abbiamo incontrata, al termine di una breve cerimonia durante una normale giornata di volontariato attivo. Ha ricevuto un piccolo dono per un servizio durato ininterrottamente un quarto di secolo. Ora lo stringe tra le mani, dopo averlo mostrato a operatori e volontari che la circondano. È un’icona mariana in vetro.

Ione, come e perché ha iniziato a lavorare alla mensa dei poveri?

«La mia esperienza di volontariato è iniziata nel Novanta, insieme a mio marito, Carlo Ciacci. All’epoca la mensa si trovava negli spazi del Seminario che affacciano su via Dandolo. Il servizio era partito un paio d’anni prima su impulso dell’allora direttore, il padre vincenziano Fernando Coletta. Noi avevamo le figlie ormai grandi».

In quei primi anni la mensa serviva fra i 200 e i 300 pasti all’anno; oggi si è superata quota 30mila. Cosa è cambiato?

«Io sto soprattutto in cucina e quindi dal mio punto di vista è cambiato soprattutto il lavoro, la quantità di merci da maneggiare. Facciamo turni e, nel confronto con 25-30 anni fa, sforniamo una quantità di piatti enormemente superiore».

In cosa consisteva il suo ruolo?

«Oltre che cuoca sono stata per vent’anni la responsabile della mensa, occupandomi di ordinare il cibo da cucinare e gestendo i turni dei volontari, affinché l’organizzazione andasse sempre nel miglior modo possibile. Ho visto questa realtà della Diocesi trasformarsi, crescere e adattarsi a nuovi bisogni. Io c’ho sempre messo lo stesso impegno, come ciascuno fa per la propria famiglia».

Il centro di accoglienza è nato a grosseto il 9 ottobre 1988. Ci racconti gli inizi.

«Io sono arrivata nel 1990. Eravamo pochi. Oggi siamo una ventina di volontari che si alternano durante l’arco della settimana. Sembrano molti, ma in realtà le forze non sono mai abbastanza per una realtà che, anno dopo anno, ha visto aumentare le persone che vi si accostano per consumare almeno un pasto completo nell’arco della giornata».

È un’esperienza che consiglia?

«Per me è stata una bellissima esperienza e mi piace insegnare ai giovani. Qui abbiamo avuto, per esempio, gli obiettori di coscienza, i ragazzi del servizio civile».

Ricorda un aneddoto, una storia particolare?

«Ora non mi viene in mente nulla ma ribadisco che cucinare per i bisognosi, sfamarli, lo considero un privilegio. Tante volte, quando li incontro fuori da qui, mi viene spontaneo domandarmi: avranno mangiato?».

Dica la verità: si è mai arrabiata?

«Certo, a volte mi arrabbio, ma è normale, è la vita. Si discute in cucina, si vedono comportamenti spiacevoli da parte di chi fruisce della mensa… Nel tempo si impara a prendere il meglio da questa attività. Io posso dire di aver sempre cucinato con amore, mettendoci tutto l’impegno che potevo». Lunga vita a Ione Palmieri.

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