Sicurezza
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«Torri delle miniere, un patrimonio da valorizzare»
PORTO ERCOLE. «Si valorizzino le torri delle miniere». L’associazione Progetto Porto Ercole interviene sulla decisione del Comune di andare avanti con l’iter della variante al piano operativo, che...
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PORTO ERCOLE. «Si valorizzino le torri delle miniere». L’associazione Progetto Porto Ercole interviene sulla decisione del Comune di andare avanti con l’iter della variante al piano operativo, che porterà poi all’abbattimento delle torri minerarie che si trovano in una proprietà privata in località Terrarossa.
Costruzioni che dovrebbero lasciare il posto, secondo le intenzioni dei proprietari, a ville di nuova costruzione. Non c’è dunque solo chi vorrebbe vederne l’eliminazione, ma anche chi vorrebbe rivalutare la zona con un interesse culturale. «Sono circa 11 i chilometri che dividono Porto ercole e i “cugini” di Porto Santo Stefano – dicono dal sodalizio – Eppure in questo ultimo periodo, prima con il piano regolatore del porto di Porto Ercole e poi con la proposta di delibera nel consiglio comunale dello scorso 27 giugno riguardo le torri, la distanza tra l’amministrazione e la gente della nostra frazione appare lontana anni luce. L’ultimo eccesso del “buon padre di famiglia” che esercita la patria podestà di chi ha poca voce in capitolo è stato quello di proporre di abbattere le torri delle miniere di Terrarossa, da cui si estraeva ferro manganesifero. Ora, potranno anche essere fatiscenti e impattanti dal punto di vista paesaggistico come sostiene la nostra giunta, che ne giustificherebbe l’eliminazione in una visione di non si sa quale interesse pubblico di inguardabilità, ma esistono da oltre un secolo. Aperte nel lontano 1874, furono chiuse nel 1958; contribuirono sin dall’inizio allo sviluppo economico della nostra area fino ad allora limitata alla pesca e all’agricoltura e solo più tardi allargata al turismo. Ognuno di noi ha avuto un lontano parente che ha fatto il minatore». Progetto Porto Ercole pensa che «i portercolesi e anche gli abitanti dei paesi limitrofi dovrebbero essere interpellati sull’idea di un eventuale abbattimento di tali strutture. Dovrebbero proporre un’alternativa alla mera speculazione da parte degli attuali proprietari, incoraggiati dall’amministrazione che nella delibera sancisce che si possa recuperare il 50% dei volumi in ricostruzione di edilizia privata. In un territorio paradisiaco come il nostro, in cui in passato già c’è stata una certa cementificazione selvaggia, non c’è bisogno di altre seconde case ma di alberghi che rispecchino dimensioni e altezze delle stesse torri delle miniere, con in più un museo alla memoria rappresentante la storia di questa realtà culturale».
(a.c.)
Costruzioni che dovrebbero lasciare il posto, secondo le intenzioni dei proprietari, a ville di nuova costruzione. Non c’è dunque solo chi vorrebbe vederne l’eliminazione, ma anche chi vorrebbe rivalutare la zona con un interesse culturale. «Sono circa 11 i chilometri che dividono Porto ercole e i “cugini” di Porto Santo Stefano – dicono dal sodalizio – Eppure in questo ultimo periodo, prima con il piano regolatore del porto di Porto Ercole e poi con la proposta di delibera nel consiglio comunale dello scorso 27 giugno riguardo le torri, la distanza tra l’amministrazione e la gente della nostra frazione appare lontana anni luce. L’ultimo eccesso del “buon padre di famiglia” che esercita la patria podestà di chi ha poca voce in capitolo è stato quello di proporre di abbattere le torri delle miniere di Terrarossa, da cui si estraeva ferro manganesifero. Ora, potranno anche essere fatiscenti e impattanti dal punto di vista paesaggistico come sostiene la nostra giunta, che ne giustificherebbe l’eliminazione in una visione di non si sa quale interesse pubblico di inguardabilità, ma esistono da oltre un secolo. Aperte nel lontano 1874, furono chiuse nel 1958; contribuirono sin dall’inizio allo sviluppo economico della nostra area fino ad allora limitata alla pesca e all’agricoltura e solo più tardi allargata al turismo. Ognuno di noi ha avuto un lontano parente che ha fatto il minatore». Progetto Porto Ercole pensa che «i portercolesi e anche gli abitanti dei paesi limitrofi dovrebbero essere interpellati sull’idea di un eventuale abbattimento di tali strutture. Dovrebbero proporre un’alternativa alla mera speculazione da parte degli attuali proprietari, incoraggiati dall’amministrazione che nella delibera sancisce che si possa recuperare il 50% dei volumi in ricostruzione di edilizia privata. In un territorio paradisiaco come il nostro, in cui in passato già c’è stata una certa cementificazione selvaggia, non c’è bisogno di altre seconde case ma di alberghi che rispecchino dimensioni e altezze delle stesse torri delle miniere, con in più un museo alla memoria rappresentante la storia di questa realtà culturale».
(a.c.)
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