Il dolore
Muore travolto dal trattore a 83 anni
di Francesca Ferri
Paganico: Marino Chechi era sceso, forse per un guasto. Rabazzi (Cia): «Scandaloso che si debba lavorare a quest’età»
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PAGANICO. Era partito di buon mattino, a bordo del suo trattore, per andare a lavorare il campo di carciofi. Sarebbe dovuto rientrare per pranzo, ma la moglie non lo ha visto tornare ed è andata a cercarlo. Quando è arrivata al campo lo ha trovato a terra. L’uomo era ormai senza vita.
Una tragedia ha colpito ieri pomeriggio una notissima famiglia di agricoltori di Campo al Pero, località nei pressi di Dogana, vicino a Paganico. Marino Chechi, 83 anni, è morto travolto da un ruota del suo trattore.
Il signor Marino, tempra solidissima, nonostante l’età da pensione lavorava ancora la sua campagna. Ieri mattina c’erano i carciofi da trinciare. Il lavoro stava procedendo quando – secondo ciò che i carabinieri hanno potuto ricostruire – il trattore avrebbe avuto un guasto. Chechi sarebbe sceso, tirando il freno a mano, ma il mezzo si sarebbe comunque mosso poiché in quel punto il terreno è in pendenza. L’ipotesi sarebbe suggerita dal fatto che il corpo è stato ritrovato a distanza dal trattore, finito in un fossato.
Durante la mattinata alcune persone che passavano dalla zona hanno visto Chechi seduto a bordo del campo mentre si asciugava con un fazzoletto, e hanno pensato che stesse badando il gregge di pecore che pascolava lì vicino. Non è chiaro se in quel momento Chechi aveva già avuto l’incidente e cercava di riprendersi, oppure se la tragedia doveva ancora avvenire. Sul posto carabinieri e 118.
Chechi lascia la moglie, Argia, il figlio Fabrizio – che lavora in un allevamento di lepri a Civitella Marittima – e la figlia Adelia, che abita fuori provincia.
Enorme il cordoglio della comunità di Civitella e di Paganico. Marino Chechi viene descritto da tutti come un contadino dal cuore d’oro, persona generosa e disponibile, discreta e sempre pronta a dare una mano. Amava la caccia al cinghiale, senza esserne un fanatico, ma apprendone il lato conviviale con i compagni.
Alla famiglia la Cia di Grosseto esprime le più sentite condoglianze. «Tutti noi conoscevamo Marino, e io personalmente ho potuto apprezzarlo come persona e come agricoltore», dice il presidente Enrico Rabazzi. «Il nostro primo pensiero va alla famiglia e al vuoto che lascerà e proprio intorno a loro, in questo momento triste, la Confederazione si stringe. Un momento di forte dolore quello che stiamo vivendo, al quale si mescola la rabbia nel aver appreso che Marino ci ha lasciati mentre era al lavoro, e questo malgrado avesse 83 anni. Crediamo non sia più accettabile che un agricoltore, che non ce la fa ad arrivare a fine mese a causa di una misera pensione, e questo dopo una vita durissima, sia costretto a continuare a lavorare. Non siamo a mettere in dubbio che molti agricoltori continuano a lavorare spinti dalla passione per la terra, ma sappiamo con certezza che sono troppi quelli che devono integrare il reddito. Per questo non possiamo più tacere difronte allo scandalo che moltissimi ex agricoltori ricevono pensioni da fame e che sono dunque costretti ad arrangiarsi anche se sono in pensione».
Questa tragedia, promette Rabazzi, «sarà l’occasione per sostenere con maggiore forza l’impegno e il lavoro della nostra Associazione Pensionati, le battaglie per rivendicare condizioni di vita più dignitose, pensioni adeguate ai tempi e soprattutto il diritto di trascorrere gli ultimi anni della vita in serenità e non al lavoro per portare un pezzo di pane a casa».
(ha collaborato
Fiora Bonelli)
Una tragedia ha colpito ieri pomeriggio una notissima famiglia di agricoltori di Campo al Pero, località nei pressi di Dogana, vicino a Paganico. Marino Chechi, 83 anni, è morto travolto da un ruota del suo trattore.
Il signor Marino, tempra solidissima, nonostante l’età da pensione lavorava ancora la sua campagna. Ieri mattina c’erano i carciofi da trinciare. Il lavoro stava procedendo quando – secondo ciò che i carabinieri hanno potuto ricostruire – il trattore avrebbe avuto un guasto. Chechi sarebbe sceso, tirando il freno a mano, ma il mezzo si sarebbe comunque mosso poiché in quel punto il terreno è in pendenza. L’ipotesi sarebbe suggerita dal fatto che il corpo è stato ritrovato a distanza dal trattore, finito in un fossato.
Durante la mattinata alcune persone che passavano dalla zona hanno visto Chechi seduto a bordo del campo mentre si asciugava con un fazzoletto, e hanno pensato che stesse badando il gregge di pecore che pascolava lì vicino. Non è chiaro se in quel momento Chechi aveva già avuto l’incidente e cercava di riprendersi, oppure se la tragedia doveva ancora avvenire. Sul posto carabinieri e 118.
Chechi lascia la moglie, Argia, il figlio Fabrizio – che lavora in un allevamento di lepri a Civitella Marittima – e la figlia Adelia, che abita fuori provincia.
Enorme il cordoglio della comunità di Civitella e di Paganico. Marino Chechi viene descritto da tutti come un contadino dal cuore d’oro, persona generosa e disponibile, discreta e sempre pronta a dare una mano. Amava la caccia al cinghiale, senza esserne un fanatico, ma apprendone il lato conviviale con i compagni.
Alla famiglia la Cia di Grosseto esprime le più sentite condoglianze. «Tutti noi conoscevamo Marino, e io personalmente ho potuto apprezzarlo come persona e come agricoltore», dice il presidente Enrico Rabazzi. «Il nostro primo pensiero va alla famiglia e al vuoto che lascerà e proprio intorno a loro, in questo momento triste, la Confederazione si stringe. Un momento di forte dolore quello che stiamo vivendo, al quale si mescola la rabbia nel aver appreso che Marino ci ha lasciati mentre era al lavoro, e questo malgrado avesse 83 anni. Crediamo non sia più accettabile che un agricoltore, che non ce la fa ad arrivare a fine mese a causa di una misera pensione, e questo dopo una vita durissima, sia costretto a continuare a lavorare. Non siamo a mettere in dubbio che molti agricoltori continuano a lavorare spinti dalla passione per la terra, ma sappiamo con certezza che sono troppi quelli che devono integrare il reddito. Per questo non possiamo più tacere difronte allo scandalo che moltissimi ex agricoltori ricevono pensioni da fame e che sono dunque costretti ad arrangiarsi anche se sono in pensione».
Questa tragedia, promette Rabazzi, «sarà l’occasione per sostenere con maggiore forza l’impegno e il lavoro della nostra Associazione Pensionati, le battaglie per rivendicare condizioni di vita più dignitose, pensioni adeguate ai tempi e soprattutto il diritto di trascorrere gli ultimi anni della vita in serenità e non al lavoro per portare un pezzo di pane a casa».
(ha collaborato
Fiora Bonelli)
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