Italia
Maxi rogo a Castiglione: la devastazione delle fiamme vista dall'elicottero - Foto
Ecco come appare dall’alto la macchia di Casa Mora. Qui i mezzi aerei hanno scaricato tonnellate di acqua
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CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Vedere dall’alto la devastazione che ha fatto fuori circa 160 ettari di bosco è qualcosa di spiacevole. Inutile negarlo. Sono immagini tristi, che fanno male e che lasciano quella sensazione d’impotenza che poi ti pervade il corpo e soprattutto i pensieri. Un pugno nello stomaco.
Per di più per uno che quei luoghi li vive tutti i giorni da residente e che li conosce bene. L’aria per esempio, a distanza di quasi venti ore dalla fine dell’emergenza, è ancora pregna dell’odore acre di bruciato. Ti penetra nei polmoni, anche se cerchi di evitarlo. Una lotta persa in partenza, non ci si riesce. Figuriamoci cosa deve provare chi, con estremo coraggio ma anche con grande professionalità, si getta in continuazione con il proprio mezzo, in questo caso un elicottero, e sorvola a pochi metri le lingue di fuoco che si avvicinano inesorabili durante un incendio, e poi apre la propria benna (il secchio pieno d’acqua), inzuppando l’area sottostante per cercare di arginare in qualche modo l’avanzare della devastazione.
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IL SORVOLO
Mercoledì 5, poco dopo mezzogiorno, il cronista ha avuto il privilegio di poter sorvolare con l’elicottero della protezione civile tutta la zona di Casa Mora, vedendo con i propri occhi e fotografando uno scenario irreale. Martedì sera infatti, l’Ecureuil, lo Scoiattolo, il nome in codice dell’elicottero in dotazione alla Regione Toscana, chiamato così per l’agilità di manovra, una sua caratteristica fondamentale, invece che rientrare alla base di Alberese, dove è normalmente di stanza, è rimasto parcheggiato nel piazzale di fronte al campeggio Maremma Sans Souci, insieme a molti altri mezzi della Vab e dei vigili del fuoco. Il camioncino del comando, sempre dei vigili invece, l’Ucl, l’unità controllo locale, era davanti all’ingresso del camping.
E gli stessi piloti dell’elicottero, il comandante Alessandro Rodighero, 55 anni di Bassano del Grappa (da oltre venticinque anni ai comandi e con migliaia di ore di volo), e il tecnico Simone Duina, 42 anni di Bergamo (anche lui da una ventina d’anni responsabile del mezzo e aiutante del pilota), sono rimasti in un bungalow a dormire. L’emergenza era di fatto finita, ma con un incendio di quelle dimensioni la protezione civile ha deciso di far rimanere sul posto almeno un elicottero a disposizione, proprio per abbreviare i tempi di un eventuale intervento. Mercoledì 5 Rustici, in qualità di direttore operativo sul campo, ha concesso l’autorizzazione e il permesso di andare in ricognizione. Pochi minuti, giusto il tempo di sorvolare l’intera area: una sorta di ellisse quella compiuta dall’elicottero, con il comandante Rodighero concentrato a vedere i punti critici sui quali erano stati compiuti gli interventi dall’alto e a terra.
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L'EDIFICIO ACCERCHIATO DAL FUOCO
Da qualche centinaio di metri di quota lo spettacolo è stato ancor più devastante di quello che si era potuto apprezzare da terra. Intere colline mangiate letteralmente dalle fiamme, divorate senza soluzione di continuità. Scheletri di alberi, macchie grigio cenere aperte nel verde. Il vento forte di maestrale faceva infatti deviare martedì continuamente il percorso delle fiamme, e le linee di livello del bosco, fra sali e scendi, hanno reso sempre incerta la direzione. Incredibile per esempio come il fuoco abbia accerchiato la nascente clinica della Dca, la struttura della Regione Toscana che si occuperà dei disturbi alimentari e che sovrasta la collina di Casa Mora. Le lingue di fuoco si sono fermate soltanto perché i lavori di cantiere e il piazzale circostante non hanno permesso alle fiamme di avanzare più di tanto: non c’era nulla da bruciare.
SCARICATE TONNELLATE DI ACQUA
E poi l’elicottero è passato sopra l’antenna telefonica di fronte a Roccamare, anche quella evitata non si sa come. L’incendio era iniziato a valle, lungo la strada provinciale, subito dopo il bivio di Rocchette, partito come tutti gli altri: è bastato un innesco sul parapetto che costeggia la carreggiata e con il vento il fuoco si è propagato in un attimo, senza che da terra fosse poi più possibile intervenire. E anche vedere come l’incendio non sia penetrato all’interno dello stadio di calcio di Casa Mora ha fatto un certo effetto: il perimetro della pista d’atletica è stato ben circoscritto però. Così come fra il Casamorino, il secondo campo di calcio e lo stadio di baseball, anche se le fiamme hanno cercato di progredire verso le tribune, fermate solo dall’intervento da terra dei soccorritori.
E poi l’ultima parte della collina, quella che faceva davvero paura. Il fuoco ha insistito a lungo nella conca che porta a Val delle Cannucce, una zona residenziale: qui i Canadair e gli stessi elicotteri, compreso quello del comandante Rodighero, hanno dovuto versare tonnellate d’acqua per sterilizzare le fiamme. In pericolo oltre agli spogliatoi del baseball, e il palazzetto dello sport, c’erano aldilà della salita le case. E il vento, sempre ballerino, deviava in continuazione la direzione del fuoco. Vedere dal cielo tutta questa devastazione è stato tremendo.
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