Il Tirreno

Grosseto

«Siccità? Colpa dei politici che non vollero gli invasi» 

di Fiora Bonelli
«Siccità? Colpa dei politici che non vollero gli invasi» 

L’ex presidente della Comunità Montana critica la mancata progettualità «Sperperati 10 miliardi per iniziare un’opera interrotta su spinte ecologiste»

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CASTEL DEL PIANO. «La siccità? Colpa della poca progettualità dei politici che con 10 miliardi in tasca scelsero trent’anni fa di interrompere le opere per un grande invaso in Amiata e colpa della scarsa attenzione ai problemi di casa nostra».

Lo sostiene l’ex presidente della Comunità Montana Amiata Marcello Ramacciotti di Castel del Piano che, ricordando che una situazione tanto siccitosa è «senza precedenti, almeno per memoria dello scrivente», aggiunge: «Hanno contribuito a modificare le stagionalità e il clima e a scatenare eventi sempre più estremi, l’inquinamento quasi senza limiti, l’uso del territorio che troppo tollera la speculazione, l’abbandono sostanziale del territorio montano».

Ramacciotti fa notare che «nelle zone più interne del Monte Amiata, ormai centinaia di ettari un tempo coltivati sono oggi coperti da vegetazione incolta e le opere di manutenzione e di regimazione idraulica ed altro sono praticamente abbandonate. E così oggi sentiamo riparlare della necessità di realizzare invasi artificiali per riserve importanti di acqua, sia per usi civili che agricoli. Ci voleva questa crisi per scoprirlo? Sono diversi decenni che non è stato più realizzato alcun invaso».

L’ex presidente ne mette in chiaro le cause. «Abbiamo subito – dice – il volere di una classe politico-amministrativa che ha mancato di effettuare scelte strategiche proiettate verso il futuro, e che invece è stata prevalentemente impegnata a inseguire tendenze di opinione del momento, nell’illusione di catturare un consenso elettorale, divenuto sempre più effimero e volatile. Così, sostanzialmente, è stata violentata la prioritaria e sacrosanta difesa e salvaguardia dell’ambiente».

Per dimostrarlo Ramacciotti rammenta un episodio concreto, vissuto da lui stesso in prima persona quando era presidente della comunità montana all’epoca dei fatti.

«Negli anni Ottanta – dice– la Regione Toscana soppresse i Consorzi di bonifica trasferendone alle Comunità montane e alle Province le relative competenze e funzioni. L’allora Comunità montana Amiata che riuniva entrambi i versanti della montagna, ricevette in carico, tra l’altro, il progetto esecutivo in procedura di appalto e i relativi finanziamenti per la realizzazione di un grande invaso artificiale in località San Piero in Campo, nel comune di Radicofani, utilizzando le acque del fiume Orcia. Furono appaltati i lavori e costruite opere per oltre 10 miliardi di lire». Ma poi, continua Ramacciotti, che invita a un sopralluogo per visionare i muraglioni abbandonati e interrotti, «ebbe la meglio la svolta ecologista effimera degli allora amministratori regionali e fu intimato lo stop ai lavori. Così anche la meravigliosa Val d’Orcia oggi è bruciata dalla siccità».

Ramacciotti suggerisce: «Se davvero si riconsidera la necessità di realizzare invasi artificiali perché non verificare la possibilità di ripartire da lì, almeno per quanto riguarda la grande e pregiatissima area interessata?».

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