Sicurezza
Carramba che sorpresa: dopo 50 anni si ritrovano in ospedale
Ivana Agostini
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Da sinistra Pino e l'amico Antonio Compagni alle elementari, si erano persi di vista dopo la quinta. Ricoverati entrambi al Misericordia, finiscono nella stessa stanza
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ALBINIA. «La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita». Lo diceva Forrest Gump nell’omonimo film e lo deve aver detto anche Giuseppe Catalano, per tutti Pino, volontario della Misericordia di Albinia, quando in una stanza dell’ospedale Misericordia di Grosseto, ha incontrato chi non vedeva da oltre 50 anni: un compagno di classe delle elementari. Un incontro inaspettato e davvero voluto dal destino.
«Era il 1961 quando ho iniziato il mio percorso scolastico in una classe composta da 23 bambini, tutti maschi, alla scuola elementare del “Pianetto” a Porto Santo Stefano– racconta Pino – Finite le elementari, alcuni di noi hanno preso altre strade ed è stato sempre più difficile incontrarsi». La vita, a volte, porta lontani, pur essendo a pochi chilometri l’uno dall’altro.
Pino ha tanti ricordi della sua scuola del Pianetto, compreso quello della maestra Giuseppina Castrogiovanni che arrivava a Porto Santo Stefano da Civitavecchia. Oggi quei 23 bambini hanno 62 anni e ognuno ha la sua vita e la sua storia. Pino con molti di loro ha perso i contatti ma uno lo ha ritrovato pochi giorni fa. «Ho avuto un piccolo problema di salute – racconta – e sono stato ricoverato al Misericordia di Grosseto. Il primo giorno di ricovero sono stato in una stanza da solo. Il secondo giorno hanno ricoverato un altro paziente».
Un compagno di stanza come tanti, deve aver pensato Pino, uno di quegli sconosciuti con cui si è costretti a familiarizzare per rendere meno lunghe le giornate in ospedale. Quel viso, però, dopo un po’, a Pino è diventato meno oscuro. Sentire pronunciare il suo nome e la sua provenienza ha aperto nella mente e nel cuore di Pino un mare di ricordi. «Quando ho sentito il nome, Antonio Bracci, non ho avuto dubbi– confessa – era uno di quei bambini, uno di quei 23 compagni di scuola perso di vista da oltre 50 anni».
Pino si è presentato e quando anche Antonio lo ha riconosciuto, l’emozione è arrivata alle stelle. «Siamo stati quattro giorni insieme in quella stanza d’ospedale – continua il volontario – e le occasioni di fare lunghe chiacchierate non sono mancate».
Antonio è stato felice di ritrovare un vecchio compagno di scuola, un amico che gli ha reso più lievi le ore da trascorre in ospedale.
«Antonio ed io abbiamo deciso di non far passare altri 50 anni senza vederci e vorremmo incontrare anche gli altri amici. Se qualcuno di quei 23 bambini si ricorda di noi e avesse piacere di vederci noi siamo qui: a braccia aperte. Grazie a tutto il personale del Misericordia perché oltre al loro lavoro – conclude Pino– hanno riunito anche due persone che non si vedevano da mezzo secolo».
«Era il 1961 quando ho iniziato il mio percorso scolastico in una classe composta da 23 bambini, tutti maschi, alla scuola elementare del “Pianetto” a Porto Santo Stefano– racconta Pino – Finite le elementari, alcuni di noi hanno preso altre strade ed è stato sempre più difficile incontrarsi». La vita, a volte, porta lontani, pur essendo a pochi chilometri l’uno dall’altro.
Pino ha tanti ricordi della sua scuola del Pianetto, compreso quello della maestra Giuseppina Castrogiovanni che arrivava a Porto Santo Stefano da Civitavecchia. Oggi quei 23 bambini hanno 62 anni e ognuno ha la sua vita e la sua storia. Pino con molti di loro ha perso i contatti ma uno lo ha ritrovato pochi giorni fa. «Ho avuto un piccolo problema di salute – racconta – e sono stato ricoverato al Misericordia di Grosseto. Il primo giorno di ricovero sono stato in una stanza da solo. Il secondo giorno hanno ricoverato un altro paziente».
Un compagno di stanza come tanti, deve aver pensato Pino, uno di quegli sconosciuti con cui si è costretti a familiarizzare per rendere meno lunghe le giornate in ospedale. Quel viso, però, dopo un po’, a Pino è diventato meno oscuro. Sentire pronunciare il suo nome e la sua provenienza ha aperto nella mente e nel cuore di Pino un mare di ricordi. «Quando ho sentito il nome, Antonio Bracci, non ho avuto dubbi– confessa – era uno di quei bambini, uno di quei 23 compagni di scuola perso di vista da oltre 50 anni».
Pino si è presentato e quando anche Antonio lo ha riconosciuto, l’emozione è arrivata alle stelle. «Siamo stati quattro giorni insieme in quella stanza d’ospedale – continua il volontario – e le occasioni di fare lunghe chiacchierate non sono mancate».
Antonio è stato felice di ritrovare un vecchio compagno di scuola, un amico che gli ha reso più lievi le ore da trascorre in ospedale.
«Antonio ed io abbiamo deciso di non far passare altri 50 anni senza vederci e vorremmo incontrare anche gli altri amici. Se qualcuno di quei 23 bambini si ricorda di noi e avesse piacere di vederci noi siamo qui: a braccia aperte. Grazie a tutto il personale del Misericordia perché oltre al loro lavoro – conclude Pino– hanno riunito anche due persone che non si vedevano da mezzo secolo».
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