Il Tirreno

Grosseto

Tratta dei migranti, nigeriana in cella 

di Pierluigi Sposato
Tratta dei migranti, nigeriana in cella 

Individuata dalla squadra mobile su mandato della Dda di Catania: avrebbe avviato alla prostituzione una ragazzina

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GROSSETO. La cercava la Procura distrettuale antimafia di Catania, l’ha trovata a Grosseto la squadra mobile, che l’ha sottoposta a fermo di indiziato di delitto. È sospettata di associazione per delinquere per il traffico dei migranti nel canale di Sicilia, grazie ad accordi stipulati con personaggi di varia nazionalità. Ma deve anche rispondere di aver fatto entrare nel territorio italiano giovani donne - e soprattutto anche una minorenne - per farle prostituire: una tratta in piena regola, secondo l’accusa, che attraverso le imbarcazioni sulle quali erano stipati i migranti avrebbe avuto come destinazione proprio il nostro Paese.

La donna, una nigeriana di 27 anni che si sposta tra la Sicilia, il Veneto e la Toscana, è adesso in carcere. Il gip Sergio Compagnucci ne ha convalidato il fermo (eseguito dalla polizia mercoledì scorso) e ha disposto la custodia in carcere. Non ha un domicilio fisso e potrebbe fuggire contando sulla complicità dei connazionali; potrebbe continuare a reclutare le ragazze; potrebbe cercare di costringere le vittime a fare dichiarazioni diverse, sotto minaccia. Queste in sostanza le motivazioni.

La donna non avrebbe risposto alle domande. Di lei, comunque, dovrà occuparsi la magistratura siciliana, dal momento che la Maremma non ha nulla a che vedere con il traffico di migranti, stando ai documenti raccolti e alla intercettazioni entrate nel fascicolo delle indagini. O forse un punto di contatto c’è, visto che una donna straniera residente in provincia ha raccontato di essere stata costretta dall’indagata a prostituirsi; e che quest’ultima si sarebbe arrabbiata perché i soldi guadagnati sarebbero stati pochi; la vittima ha fatto riferimento anche a possibili ritorsioni sui familiari. Quello della prostituzione, del resto, è un tema risultato anche da una recente operazione della squadra mobile di Catania, con due nigeriani arrestati perché avrebbero costretto una giovane donna a sottoporsi a un rito voodoo con il quale si sarebbe impegnata ad obbedire loro in tutto e per tutto: 40.000 euro da consegnare prostituendosi, o altrimenti sarebbe morta.

E il denaro derivante dall’attività di prostituzione ricorre anche nelle corpose intercettazioni della polizia, iniziate dopo che da un centro di accoglienza della zona sud della Sicilia si era allontanata una ragazzina giunta in Italia alla fine del 2015, a 17 anni, in una delle tante operazioni di soccorso dei barconi. La ragazzina sarebbe stata reclutata dall’indagata e dalla sorella: sarebbe stata portata in Francia e qui avviata alla prostituzione. Ma dalle intercettazioni sarebbe scaturito anche un ruolo attivo della donna fermata nell’organizzazione di viaggi dalla Libia all’Italia di molte altre ragazze con le quali alimentare il mercato della prostituzione: secondo l’imputazione provvisoria, il gruppo criminale avrebbe controllato ogni passaggio del viaggio dalla Nigeria verso l’Italia, avrebbe scelto le persone che avrebbero fatto da tramite e anche i trafficanti già nel corso della permanenza in Libia (nelle cosiddette connection house o ghettos), pagandoli fino al completamento del viaggio, che avveniva su mezzi assolutamente insicuri, ad alto rischio di naufragio. Nel mirino della Direzione antimafia ci sono i viaggi del 2016.



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