Il Tirreno

Grosseto

«Strillaie sature» In discarica finiscono rifiuti differenziabili 

di Francesca Ferri
«Strillaie sature» In discarica finiscono rifiuti differenziabili 

In provincia di Grosseto la raccolta virtuosa è ferma al 30% Da giugno il Css veniva buttato via nell’impianto di Paganico

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CIVITELLA PAGANICO. «L’impianto di trattamento dei rifiuti di Futura spa alle Strillaie è completamente pieno di balle di Css perché il mercato non le ritira. Se non fossero state ritirate e conferite in discarica, l’impianto delle Strillaie sarebbe stato costretto a chiudere». L’incendio alla discarica di Cannicci, dove tra lunedì e martedì sono bruciate tonnellate di rifiuti in un rogo con ogni probabilità doloso, non è l’unico disastro che riguarda la gestione della spazzatura in provincia di Grosseto.

Parte dei rifiuti bruciati _ e che hanno sprigionato un fumo tossico le cui ricadute sono al vaglio dell’Arpat _ erano, come noto, Css, combustibile solido secondario, ovvero materiale prodotto dalla raccolta indifferenziata, trattato per diventare combustibile e destinato all’inceneritore. Se erano in discarica è a causa di una gestione generale del ciclo dei rifiuti che in provincia di Grosseto ha ancora molte falle, a cominciare dall’incapacità di fare una raccolta differenziata a norma. Il risultato è che la quantità di rifiuti indifferenziati è così sproporzionata da aver fatto collassare il sistema.

Lo dice chiaro Alessandra Biondi, sindaca di Civitella Paganico, comune che ospita la discarica. E lo dimostra l’evidenza delle fotografie scattate prima del rogo alla vasca che ha poi preso fuoco, rese pubbliche dal M5s di Grosseto. Che mostrano _ accanto alle ecoballe _ anche una distesa di plastica, per lo più bottiglie. Quelle che potrebbero essere riciclate, rivendute e rappresentare quindi una fonte di guadagno per i cittadini. Ma che finiscono sotto terra a Cannicci.

Insomma, se la discarica dovrebbe essere il cimitero dei rifiuti non più recuperabili, gli scarti degli scarti, a Cannicci finiscono almeno due tipi di materiale recuperabilissimo: il combustibile e la plastica.

Prima di tutto un chiarimento. La sindaca lo ha dichiarato nei giorni scorsi e torna a ripeterlo: «Chi insinua che il Css a Cannicci non ci doveva essere e che la sua presenza è frutto di un illecito fa un’affermazione tendenziosa _ dice _. È vero che il Css è destinato in via prioritaria agli inceneritori, ma quando questo non è possibile, ne può esse autorizzato il conferimento in discarica, cioè lo smaltimento. E nel nostro caso l’autorizzazione è arrivata dall’Ato».

La sindaca ripercorre cosa è successo negli ultimi mesi. «Le Strillaie sono sature di Css _ dice la sindaca _ e se le balle non venivano ritirate l’impianto avrebbe chiuso. Sei Toscana, gestore dei rifiuti e detentore del Css, ha chiesto all’Ato di conferirle in discarica a Cannicci. L’Ato ha chiesto spiegazioni e, attraverso la struttura tecnica, ha dato l’autorizzazione. Ma la prima richiesta di conferimento, a maggio, non si è potuta accogliere perché non c’era spazio».

A inizio giugno a Cannicci viene aperto il modulo 11. Il posto per le balle di Css c’è e iniziano i conferimenti. Inizialmente erano previste 1.200 tonnellate di css, poi sono diventate il doppio. E come ha dichiarato sempre la sindaca, c’era anche una richiesta da parte di Ato di inviare anche le balle all’estero, ma non è stata accolta «perché il mercato è saturo», dice Biondi.

Che la quantità di indifferenziato sia ancora troppo alta lo dicono i dati: in provincia di Grosseto la differenziata è al 30,2% (dati dell’Ispra aggiornati al 2015), quando per legge doveva essere al 65% già nel 2012.

«Ma si deve fare anche una riflessione sul cambiamento del mercato dei rifiuti _ dice Biondi _ e degli strumenti pianificatori sui quali è organizzato il servizio e che sono ormai vecchi. E poi c’è la chiusura dell’inceneritore di Scarlino».

Il piano dei rifiuti risale al 2005 e, come è noto, porta con sé l’errore originario di stima al rialzo della produzione di rifiuti, mai corretto né dalla Provincia, né dall’Ato, che obbliga i Comuni a conferire alle Strillaie fino al 2033 una quantità stabile di indifferenziata, pari a 91.469 tonnellate all’anno, pena pesanti sanzioni. D’altro canto il non raggiungimento degli obiettivi di differenziata costa ai grossetani un’onerosa ecotassa.

Un meccanismo tortuoso che ad oggi ha avuto come conseguenza una Tari che è la più alta del centro nord Italia e che, questa primavera ha portato alla saturazione della produzione dell’impianto delle Strillaie.

«C’è grande amarezza ma è bene che ci sia consapevolezza che il sistema dei rifiuti andrebbe ottimizzato – spiega Iacopo Giannuzzi Savelli, amministratore unico della società Civitella Paganico 2000 che gestisce la discarica –. La bottiglia di plastica, che in gergo, nell’ambito dei rifiuti, chiamiamo “rotolante 3D”, avrebbe un valore commerciale per il cittadino. Quando si fa la differenziata, bisogna assicurarsi che poi il rifiuto recuperato abbia una sua strada. Forse qualcosa si è inceppato: a noi in discarica arriva roba secca, per la maggior parte composta da plastica. Forse, e parlo da cittadino, i politici dovrebbero sedersi a un tavolo e mettersi d’accordo su cosa è meglio fare per il cittadino».

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