Il Tirreno

Grosseto

«Io dico no a questa mattanza di cinghiali» 

Capalbio, l’ex sindaco Franci attacca la Regione: non vengono risparmiate nemmeno le scrofe che allattano

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CAPALBIO. «A Capalbio, in Maremma, ma il discorso vale per tutta la Toscana, è in corso un’autentica mattanza di cinghiali, perfino scrofe con porchetti piccoli, un’operazione autorizzata dalla nuova legge regionale, eticamente inconcepibile per modalità e tempistica».

La denuncia non arriva da un cacciatore qualsiasi, ma dall’ex sindaco di Capalbio Gastone Franci, un uomo che da oltre cinquant’anni si interessa di attività venatorie, concessionario di un’azienda faunistica di duemila ettari. Un curriculum che ne accredita le competenze. Franci ha scritto a Firenze, in Regione, per rappresentare il proprio pensiero, che poi è quello di moltissimi cacciatori. Nel mirino la legge regionale per la gestione degli ungulati, che resterà in vigore per tre anni con la possibilità di aggiustamenti anno per anno in base ai monitoraggi effettuati dagli organi preposti. Per i cinghiali – che sono molto numerosi e dannivi – il piano di prelievo si calcola considerando come consistenza delle popolazioni la media delle densità di abbattimento ottenuta l’anno precedente nella zona. Per le aree non vocate la Regione, dopo aver sentito l’Ispra, approva un calendario venatorio indicando i periodi e gli orari di caccia, tenendo conto anche della quantità e dei periodi in cui si manifestano maggiormente i danni da ungulati. Qui la caccia avviene con assegnazione ed esclusivamente da appostamento (non “alla cerca”, né con l’utilizzo di cani). Si utilizzano armi a canna rigata, cioè fucili di alta precisione. Possono sparare gli iscritti all’Atc in possesso di abilitazione per le specie di riferimento, i proprietari dei fondi agricoli iscritti all’Atc e, nei territori di competenza, i titolari e gli ospiti delle aziende faunistico-venatorie e delle aziende agrituristico-venatorie in possesso di abilitazione o accompagnati da personale abilitato.

E proprio su queste disposizioni Gastone Franci contesta la Regione Toscana. «Non m’importa di risultare impopolare. Voglio richiamare l’attenzione degli organi competenti su questi provvedimenti che consentono la caccia da appostamento fisso per la diminuzione della popolazione del cinghiale, per tutto l’anno, fino a un’ora dopo il tramonto. Non sono assolutamente necessari. Si tratta di mattanze. Gli attori di questo film ammazzano di tutto e di più. Non risparmiano neanche scrofe con porchetti in allattamento, che ovviamente sono destinati a morire. Inoltre questa attività viene esercitata con armi che abbattono animali a lunghissime distanze e questo sinceramente mi lascia qualche perplessità anche dal punto di vista della sicurezza pubblica. Come se non bastasse i capi abbattuti vengono macellati e svenduti dai questi pseudocacciatori a poco più di due euro al chilo».

Franci ammette che i cinghiali, in alcune zone, siano in numero eccessivo. «Nessuno lo nega, ma si può allungare la stagione della caccia – da tre a 5 mesi per fare un esempio – permettendo a tutti di partecipare alle battute. Pensare a prelievi da compiere in appostamento fisso, con armi di precisione, a me sembra una bestemmia. Non voglio essere offensivo ma chi fa queste leggi non conosce la caccia al cinghiale e persegue altre logiche, non ultima quella del business legato ai corsi e alle abilitazioni». «Il mio – conclude Franci – è un appello. Esprimo il pensiero della maggior parte di coloro che amano l’attività venatoria intesa come cultura e tradizione. Spero che ci ascoltino e rivedano la legge, perché quello che sta accadendo, e non i riferisco solo al comprensorio di Capalbio, è grave».

Gabriele Baldanzi

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