La manifestazione
ansedonia
Sei bagnanti salvati dal mare grosso
di Ivana Agostini
Superlavoro per Alessandro Del Papa, bagnino di 34 anni
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ANSEDONIA. Ci sono attimi che possono fare la differenza. A volte la linea sottile che separa la vita dalla morte può essere una questione di secondi, di istanti preziosi in cui il colpo d’occhio può essere fondamentale.
Due giorni fa, sulla spiaggia di Ansedonia, la differenza l’ha fatta la presenza di un uomo che ha capito, in pochi istanti, che qualcosa, fra le onde del mare mosso, non andava come avrebbe dovuto.
Alessandro Del Papa ha 34 anni. Questa è la sua decima stagione sulla spiaggia di Ansedonia. Giovedì, come ogni giorno, stava lavorando sulla spiaggia dello stabilimento balneare Il Tempio di Fabrizio Amenta. Qui porta i lettini ai turisti che si godono la tintarella e si rilassano al mare. La sera impartisce lezioni di surf.
Il mare era mosso e sull’asta sventolava la bandiera rossa che indica che il bagno non si può fare. Il richiamo delle onde però, a volte, è più forte dei divieti e della prudenza. Tuffarsi fra la schiuma, prendere di petto le onde e lasciarsi trasportare a riva, per alcuni bagnanti, è stato più forte di quella bandiera rossa e delle correnti che si creano quando c’è tanta onda.
I primi che si sono trovati in difficoltà sono stati due ragazzi stranieri che non riuscivano a rientrare a riva.
«La dinamica è sempre la stessa – spiega Alessandro –. Non appena chi è in mare viene preso dalla corrente inizia a nuotare contro corrente e finiscono per bere. La cosa importante è riuscire a portarli sulla spiaggia prima che diventi necessario dover mettere in pratica le tecniche di rianimazione».
Alessandro, visti i due giovani in difficoltà, si è buttato in acqua con la sua tavola da surf e li ha aiutati a tornare a riva. «Devo ringraziare anche Antonio Cipolloni della Capannina – dice Alessandro – e il bagnino del Cartello che mi hanno aiutato nel primo salvataggio». Questo è stato solo il primo intervento di Del Papa.
Nel pomeriggio, verso le 15, a rischiare di annegare è stata una coppia di fidanzati che Alessandro ha tratto in salvo. La stessa sorte poteva toccare a mamma e figlia che verso le 17 si sono tuffate e che, travolte dalla corrente, hanno rischiato di affogare.
Tutti e sei i bagnanti devono ringraziare il tempestivo intervento di Alessandro che ha evitato che un normale pomeriggio al mare si trasformasse in una tragedia.
Per Alessandro Del Papa buttarsi e salvare bagnanti in difficoltà è del tutto normale anche adesso che il suo mestiere, a differenza di qualche anno fa quando faceva salvataggio, non è più quello del bagnino. «In dieci anni credo di aver portato fuori dal mare circa quarantadue persone – dice – mi è rimasto dentro un “cuore da bagnino”» .
Cuore e braccia da bagnino che hanno permesso a sei persone di tornare a casa e di raccontare solo una brutta avventura e nulla più. Alessandro è quasi in imbarazzo nel raccontare le sue gesta. Per lui è normale prestare aiuto a chi si sente in difficoltà. Ha accettato di raccontarci quello che ha fatto giovedì perché – dice – «è bello anche raccontare storie che finiscono bene e raccontare che l’uomo, quando vede altri in difficoltà agisce perché dentro scatta qualcosa di positivo».
Ad Alessandro Del Papa quel “qualcosa di positivo” è scattato per quarantadue volte, sei in una sola giornata.
Due giorni fa, sulla spiaggia di Ansedonia, la differenza l’ha fatta la presenza di un uomo che ha capito, in pochi istanti, che qualcosa, fra le onde del mare mosso, non andava come avrebbe dovuto.
Alessandro Del Papa ha 34 anni. Questa è la sua decima stagione sulla spiaggia di Ansedonia. Giovedì, come ogni giorno, stava lavorando sulla spiaggia dello stabilimento balneare Il Tempio di Fabrizio Amenta. Qui porta i lettini ai turisti che si godono la tintarella e si rilassano al mare. La sera impartisce lezioni di surf.
Il mare era mosso e sull’asta sventolava la bandiera rossa che indica che il bagno non si può fare. Il richiamo delle onde però, a volte, è più forte dei divieti e della prudenza. Tuffarsi fra la schiuma, prendere di petto le onde e lasciarsi trasportare a riva, per alcuni bagnanti, è stato più forte di quella bandiera rossa e delle correnti che si creano quando c’è tanta onda.
I primi che si sono trovati in difficoltà sono stati due ragazzi stranieri che non riuscivano a rientrare a riva.
«La dinamica è sempre la stessa – spiega Alessandro –. Non appena chi è in mare viene preso dalla corrente inizia a nuotare contro corrente e finiscono per bere. La cosa importante è riuscire a portarli sulla spiaggia prima che diventi necessario dover mettere in pratica le tecniche di rianimazione».
Alessandro, visti i due giovani in difficoltà, si è buttato in acqua con la sua tavola da surf e li ha aiutati a tornare a riva. «Devo ringraziare anche Antonio Cipolloni della Capannina – dice Alessandro – e il bagnino del Cartello che mi hanno aiutato nel primo salvataggio». Questo è stato solo il primo intervento di Del Papa.
Nel pomeriggio, verso le 15, a rischiare di annegare è stata una coppia di fidanzati che Alessandro ha tratto in salvo. La stessa sorte poteva toccare a mamma e figlia che verso le 17 si sono tuffate e che, travolte dalla corrente, hanno rischiato di affogare.
Tutti e sei i bagnanti devono ringraziare il tempestivo intervento di Alessandro che ha evitato che un normale pomeriggio al mare si trasformasse in una tragedia.
Per Alessandro Del Papa buttarsi e salvare bagnanti in difficoltà è del tutto normale anche adesso che il suo mestiere, a differenza di qualche anno fa quando faceva salvataggio, non è più quello del bagnino. «In dieci anni credo di aver portato fuori dal mare circa quarantadue persone – dice – mi è rimasto dentro un “cuore da bagnino”» .
Cuore e braccia da bagnino che hanno permesso a sei persone di tornare a casa e di raccontare solo una brutta avventura e nulla più. Alessandro è quasi in imbarazzo nel raccontare le sue gesta. Per lui è normale prestare aiuto a chi si sente in difficoltà. Ha accettato di raccontarci quello che ha fatto giovedì perché – dice – «è bello anche raccontare storie che finiscono bene e raccontare che l’uomo, quando vede altri in difficoltà agisce perché dentro scatta qualcosa di positivo».
Ad Alessandro Del Papa quel “qualcosa di positivo” è scattato per quarantadue volte, sei in una sola giornata.
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