Il Tirreno

Grosseto

Rotatorie, incroci e bici «Zero sicurezza in strada»

di Francesca Ferri e Gabriele Baldanzi
Rotatorie, incroci e bici «Zero sicurezza in strada»

Gli abitanti della zona denunciano l’alta velocità e le “trappole” della viabilità

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GROSSETO. Auto che sfrecciano sulla strada larga, scarsa visibilità, una pista ciclabile che taglia la carreggiata proprio in prossimità dell’incrocio che dà accesso a un popoloso quartiere residenziale. E decine di incidenti sfiorati, ogni settimana, in un punto dove negli anni si sono registrati diversi incidenti mortali. «È veramente pericoloso», dice Roberto Milani a proposito di viale della Repubblica, all’incrocio con via Cimabue e via Einaudi e all’incrocio con via Arcidosso, la strada che conduce all’Oliveto.

Milani abita proprio davanti a viale della Repubblica ed è uno dei cittadini che ieri mattina ha partecipato a Caffè Tirreno, organizzato al bar Nord-est.

«Quasi ogni giorno c’è un incidente – racconta _. Spesso non vengono nemmeno chiamati i vigili. Ma quel che è più preoccupante è la quantità di incidenti sfiorati».

Il primo nodo è all’incrocio con via Arcidosso. «Le auto che provengono da via Cimabue viaggiano veloci e, immettendosi in viale della Repubblica, trovano la pista ciclabile che restringe la carreggiata».

Ma le difficoltà non sono finite qui. «La fila di palme ostruisce la visibilità – dice ancora Milani – e poi c’è lo specchio (parabolico) che già in condizioni normali nasconde gli ultimi cinquanta metri di strada, ma soprattutto quando c’è vento si muove tutto e non permette di vedere il resto. È veramente pericoloso».

A questo si aggiungono le biciclette in transito sulla pista ciclabile. «Gli automobilisti hanno sempre difficoltà a capire chi ha la precedenza e si creano situazioni pericolose», aggiunge.

Il secondo nodo è la rotatoria. «È così ampia – dice Milani – che arrivi e sembra non ci sia nessuno, e invece poi spuntano le macchine all’improvviso. La sera ci vengono a fare i caroselli».

Secondo Milani l’unica possibile soluzione è fare in modo che le auto vadano più piano. «Ma non con i cartelli – dice – piuttosto realizzando una seconda rotatoria davanti a via Arcidosso, che rallenterebbe un po’ la velocità».

Non è questione di velocità ma di “organizzazione” della strada il terzo nodo, quello dell’incrocio tra viale della Repubblica e via Giotto. Al centro c’è uno spartitraffico rotondo, all’apparenza una rotatoria, ma in realtà un semplice svincolo. La differenza non è di poco conto. Il codice della strada prevede regole diametralmente opposte per chi affronta una rotatoria e chi affronta un incrocio. E per un utente della strada confondere l’una e l’altro può rivelarsi molto pericoloso.

Non ci sono solo le difficoltà per chi va in auto. Serena D’Argento, giovane ciclista, e Gianfranco Jacopo Iacopozzi, che in bici ci va per diletto e che di ciclabilità cittadina si occupa da anni, denunciano più o meno gli stessi problemi riguardo alla zona via Giotto, viale della Repubblica, viale Einaudi, Oliveto.

«Rotatorie e buche sulle strade sono i nemici principali di noi ciclisti – denuncia Serena, che si definisce simpatizzante leghista e che sostiene di avere un filo diretto con l’amministrazione comunale – io vado in bici da corsa e fuori strada, ho segnalato le buche su alcuni punti della ciclabile e su vie che si collegano con questa zona. Le rotatorie su via Bianciardi e quella in fondo a via della Repubblica vanno affrontate sempre con attenzione. Sono rischiose. Si rischia di essere toccati, travolti. È accaduto».

Iacopozzi vive a Grosseto da 9 anni ed edita anche il giornalino “Grosseto ciclabile news”. Anche lui parte dal parco di via Giotto per soffermarsi sulla vocazione della città di Grosseto alle due ruote. «Una città che non ha salite esi presta a essere percorsa pedalando, dovrebbe puntare sulle piste ciclabili, su strade sicure per i ciclisti. Invece è il contrario. Condivido il divieto di percorrere in bici corso Carducci, però si dovrebbe fermare e sanzionare anche chi a buio circola senza fanali. Sono tanti». «Grosseto – conclude – negli ultimi nove anni non ha progredito, anzi il contrario. La sensibilità per la ciclabilità era superiore in passato, rispetto a oggi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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