Il Tirreno

Grosseto

Sos per via Sordi, consegnate 250 firme 

di Elisabetta Giorgi
Sos per via Sordi, consegnate 250 firme 

Servizi fantasma, scarsa illuminazione, negozi chiusi, lo scheletro di un edificio rimasto al palo. I cittadini chiedono risposte

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GROSSETO. Erbaccia alta, verde pubblico maltenuto, illuminazione scarsa e lo scheletro di una scuola elementare rimasta al palo. Nella zona di via Alberto Sordi – dietro il Casalone – gli abitanti hanno raccolto 250 firme e le hanno portate in Comune per chiedere al sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, agli assessori e agli uffici una riqualificazione.

Scuola elementare, cantiere al palo. In mezzo all’erba alta c’è un vecchio cartello rotto con le indicazioni dei lavori. Risale al 20 maggio 2012 la notizia dell’avvio della costruzione del polo scolastico mai concluso. Costo 2 milioni di euro a carico del Consorzio cooperative Acli la cui sede è lì di fronte in via Magnani (nulla c’entra la quasi omonima associazione cristiana dei lavoratori italiani, l’Acli). Tutti lavori a scomputo degli oneri di urbanizzazione secondaria: la proprietà sarebbe passata al Comune. «La scuola sarà pronta tra un anno e mezzo» (dunque nel 2014), fu annunciato. Sarebbe stata a servizio del quartiere del Casalone, in via Alberto Sordi, e avrebbe ospitato due sezioni della scuola dell’infanzia e cinque classi della scuola elementare. Un progetto al quale, con cazzuola e paiolina al seguito, simbolicamente dette il via pure il sindaco Emilio Bonifazi che per primo sottolineò l’importanza della realizzazione, che si sarebbe aggiunta alla «prossima apertura, nell’anno scolastico 2012-2013, dell’asilo di via Mozambico e alla scuola dell’infanzia di Batignano». I lavori sono al palo da tempo. Quando finiranno? Lo chiedono i firmatari. «Avere la struttura finita – dicono – riqualificherebbe e rivitalizzerebbe la zona». Farebbe da presidio, polo di riaggregazione.

Negozi ridotti all’osso. In fondo a via Sordi si apre via Anna Magnani con un mini-centro commerciale in cui la maggior parte delle attività ha chiuso i battenti. Vecchi giornali tappezzano le vetrate di negozi sbarrati. Restano aperte una pizzeria, una pasta fresca, una pizzeria-friggitoria, un parrucchiere. Saracinesche chiuse invece per bar, alimentari, edicola. Lo confermano Giovanni Esposito (del negozio di pasta fresca Il Mattarello) e Corrado Rocchi (della pizzeria rosticceria), titolari di due delle attività sopravvissute e nel cui negozio sono state raccolte le 250 firme. Perché tante attività chiuse? «Forse la realizzazione del polo scolastico avrebbe portato gente, ripopolato questo quartiere dormitorio».

Sos arredi urbani. Gli abitanti, in mancanza della mano pubblica, si sono arrangiati. Hanno costruito artigianalmente alcune panchine. A bordo strada spuntano prototipi artigianali, sedute rudimentali ma funzionali. «Vedete quella sotto l’olivo – indica un abitante – è rigeneratrice: è il fai-da-te che impreziosisce spontaneamente il quartiere. Un intervento lodevole ma che a nostro avviso non si dovrebbe sostituire a quello pubblico. È giusto che ognuno di noi sia artefice di un’opera di valorizzazione del luogo in cui vive, cercando di difendere e decorare la città, purché non se ne faccia carico in via esclusiva al posto del Comune».

Casette dell’acqua. Parrebbe latitare la presenza pubblica anche nelle casette dell’acqua. Scritte ingiuriose imbrattano la struttura alla quale i cittadini si riforniscono d’acqua. Non gassata però, perché quella non funziona da tempo.

Verde maltenuto. C’è un parchetto in fondo a via Visconti e via De Filippo, anche questo lasciato a se stesso. Manca l’illuminazione. L’area recintata lungo via Visconti è in stato di degrado e abbandonata da tempo. Da circa 10 giorni «si sente un odore di concime e stallatico. Spesso tocca chiamare gli addetti ai lavori per far svuotare i cestini perché non tengono pulito. Siamo dimenticati. La luce in zona scarseggia: qui ti affidi alle lucciole o stai al buio. I cittadini devono accendersi le luci di casa; fanno presidio così, anche sul fronte della sicurezza». Ora sono state raccolte 250 firme. Si aspetta che il Comune batta un colpo.

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