Il Tirreno

Grosseto

linea dura dell’ipasvi 

«Gli infermieri parte civile quando verranno aggrediti»

GROSSETO. Negli ultimi due-tre anni sempre più spesso si registrano episodi di violenze verbali (al pronto soccorso, in ambito domiciliare e in ambito psichiatrico) nei confronti di infermieri e...

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GROSSETO. Negli ultimi due-tre anni sempre più spesso si registrano episodi di violenze verbali (al pronto soccorso, in ambito domiciliare e in ambito psichiatrico) nei confronti di infermieri e medici quotidianamente a contatto con l’utenza, con i pazienti, con i familiari di quest’ultimi.

Il consiglio direttivo di Ipasvi Grosseto ha diffuso una nota in cui denuncia questa situazione e si dice pronto a costituirsi parte civile nei contenziosi per aggressione fisica o verbale, anche tramite i mass media, ai danni degli operatori. Il presidente di Ipasvi, Nicola Draoli, è determinato.

Gli infermieri sono davvero una categoria a rischio violenze? «Sì, accade a Grosseto, a Orbetello, a Massa, ma è un fenomeno più ampio, ancora sottostimato e poco indagato, un problema su cui interrogarsi, che riguarda tutto il sistema socio sanitario, in tutto il mondo».

Vi sono situazioni in cui gli infermieri hanno il dovere deontologico di comprendere e prevenire certe situazioni. «Sì, arginare e governare situazioni emotive e assistenziali particolari rientra tra i nostri compiti. Non vi è dubbio. A volte – è il caso degli episodi in ambito psichiatrico – è la condizione clinica particolare che rende l’assistito violento. Mi vengono in mente però molte altre situazioni frutto di una deriva incivile e irrispettosa verso chi adempie al proprio dovere e che non possiamo più tollerare, perché si svilisce il professionista, si mettono a rischio gli altri utenti e si ingenera un ciclo vizioso di sfiducia».

Ci sono stati recentemente casi di questo tipo al misericordia? Perché proprio adesso una presa di posizione così forte? «Non è il caso di entrare nello specifico, ma casi spiacevoli – in contesti di forte complessità e frenesia – accadono quasi ogni giorno. Per esempio nell’assegnazione dei codici al pronto soccorso… Interveniamo adesso perché nei giorni scorsi si è riunito il consiglio nazionale di Ipasvi, dove il problema è stato approfondito, ed è stato deciso di dare un segnale forte».

I giornali ricevono anche segnalazioni in cui si racconta di infermieri e medici nervosi e maleducati. «Lo sappiamo. E proprio per questa ragione Ipasvi è a disposizione dei cittadini, che non devono esitare a contattarci per eventuali segnalazioni e controversie di natura deontologica. Anche noi vogliamo e possiamo migliorare, a partire dall’apprendimento di tecniche relazionali adeguate. E poi chiediamo l’istituzione di un osservatorio ad hoc. Insomma, il confronto non ci spaventa».

In caso di controversia civile vi costituirete parte civile? «Sì. Sia chiaro: gli infermieri vogliono lavorare in sinergia con la cittadinanza, iniziando a far presente che ci troviamo a operare con sempre minori risorse; tuttavia va assolutamente posto un limite a questo crescendo e va dato un chiaro segnale a chi riversa senza costrutto e ragione difficoltà e frustrazioni sugli operatori di prima linea, spesso con fare violento e aggressivo. Gli infermieri non sono nemici né bersagli, ma alleati competenti dei cittadini». (g.b.)

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