Il Tirreno

Grosseto

Addio a Laura, combattente per i diritti 

di Fiora Bonelli
Addio a Laura, combattente per i diritti 

Flamini, affetta da Sla, con la sua Associazione 16 Novembre ha lottato perché i malati gravi abbiano una vita dignitosa

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CASTEL DEL PIANO. «Quel che ci accomuna è, soprattutto, la scelta di prendere in mano il nostro destino, di essere noi i protagonisti di questo movimento civile ed umano, senza deleghe in bianco a chicchessia...».

Questo il testamento morale lasciato da Laura Flamini, presidente castelpianese del Comitato 16 Novembre Onlus, la “leonessa” malata di Sla che per dieci anni ha combattuto contro una delle malattie più terribili e invalidanti con grinta e determinazione, mettendosi a disposizione fino all’ultimo di tutti i malati di Sla e degli altri malati gravissimi, che è morta ieri, giovedì 29 giugno, fra le braccia della figlia.

Una combattente vera. Una combattente vera, che lascia un esempio di passione civile e morale. Classe 1945, Laura era nata a Castel del Piano e apparteneva a una delle famiglie storiche del paese amiatino. Poi si era trasferita a Follonica e successivamente in Lussemburgo per motivi di lavoro. Insegnante di italiano, sindacalista agguerrita, un carattere forte, principi rigorosi, si è sempre battuta per i più deboli e fragili. Per loro difficilmente arrivava a compromessi se riteneva che le sue battaglie fossero sacrosante.

A Castel del Piano. Quanto l’insorgere della malattia l’aveva convinta a tornare a Castel del Piano nella casa della figlia Stefania, non aveva tagliato i fili con gli amici e il mondo esterno e anzi li aveva rinsaldati, creandosi e rinfocolando una rete di affetti resi solidi dalla stima e dall’apprezzamento nei suoi confronti.

Nella sua casa di Castel del Piano aveva voluto rivedere insieme tutti i compagni di scuola, gli amici più cari, trasmettendo un messaggio di complicità e affetto mai venuti meno fin da quando, bambina, frequentava con loro le scuole elementari. E comunicava con tutti, in tutti i modi, anche quando la sua voce non aveva più forza. Col computer con la lavagna, con i social. Perché comunicare principi e valori era quel che le premeva.

Il Comitato 16 Novembre. Il Comitato 16 Novembre di cui Laura è stata presidente, era nato nel 2010 come una rete informale di persone, malati di Sla, familiari e amici e il 20 Gennaio 2012 aveva assunto la forma di Associazone Onlus senza scopo di lucro, con l'unico scopo di poter meglio rappresentare, dandosi una veste giuridica, le battaglie dei malati di Sla e di tutte le patologie altamente invalidanti che conducono alla totale non autosufficienza. Laura è sempre stata, oltre che presidente, anche una delle anime più appassionate del Comitato difendendo e affermando i principi che amava: coraggio, generosità verso chi soffre, condanna delle ingiustizie, impegno morale a combattere per la dignità di ogni malato. Lo aveva ricordato quando era morto, nel 2013, Raffaele Pennacchio, scomparso in un albergo di Roma dopo aver protestato con gli altri malati in carrozzella davanti al ministero, e così anche quando era morto Salvatore Usala, lo storico segretario del Comitato, compagno di tante battaglie che hanno avuto come caposaldo il principio che la cura di queste malattie deve poter essere fatta nella propria casa e che quindi l’impegno del governo e delle regioni deve essere sostanziale e, soprattutto, i contributi ai malati devono essere uguali in ogni regione. Per ottenere questo, nonostante lo stato fisico, Laura e gli altri del comitato hanno organizzato presidi, manifestazioni, proteste. Sono stati ricevuti da ministri e assessori, riuscendo spesso a ottenere quanto chiedevano e comunque mettendosi in gioco in prima persona.

Una ventina, le azioni di protesta perché fosse finanziato il fondo per la non autosufficienza e soprattutto fosse affermato il diritto a una vita migliore e all’assistenza domiciliare.

Una battaglia fino all’ultimo. Una battaglia, quella di Laura, continuata fino all’estremo, fino a quando la comunicazione con l’esterno le era stata possibile solo con gli occhi e nulla più. Eppure anche in condizioni delicatissime, non aveva rinunciato a andare a Roma per combattere per i diritti dei malati. Assistita amorevolmente dalla figlia Stefania, dal genero Simone, oltre che dalle assistenti Sidi e Maniola, e sostenuta dall’amore del figlio Riccardo e delle sorelle e da altri familiari e amici affezionatissimi, Laura ha voluto che non si celebrassero per lei funerali religiosi e ha scelto di essere cremata. Gli amici potranno darle l’estremo saluto andandola a trovare nella sua casa di Castel del Piano, situata nella vallata sotto la frazione di Montegiovi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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