Il Tirreno

Grosseto

«118, promesse disattese» I medici sono in agitazione 

di Gabriele Baldanzi
«118, promesse disattese» I medici sono in agitazione 

Cinque sigle sindacali protestano: «Dopo un anno si naviga ancora a vista» Ambulanze senza personale specializzato, volontariato sempre più coinvolto 

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GROSSETO . Cinque sigle sindacali (Fp Cgil, Anaao, Cimomedici, Sindacato medici italiani e Federazione dei medici) hanno deciso di riattivare lo stato di agitazione nel settore dell’Emergenza-urgenza, a seguito degli accordi disattesi dal direttore generale dell’Usl Toscana Sud-Est Enrico Desideri. Ad annunciarlo, nella tarda serata di mercoledì il dottor Giacomo Fantozzi, portavoce del sindacato dei medici italiani, per conto della cosiddetta intersindacale del settore Emergenza-Urgenza di Grosseto, Arezzo e Siena.

Dopo l’apertura di credito del marzo scorso, preso atto delle rassicurazioni disattese e degli impegni non mantenuti da parte del direttore Desideri, adesso i medici tornano all’attacco, annunciando nuove agitazioni e dettagliando ciò che non è stato fatto negli ultimi mesi. Nel mirino, oltre al direttore generale, il responsabile del dipartimento Emergenza-urgenza Massimo Mandò e la politica, a partire dai sindaci del territorio. «A un anno di distanza dall’accorpamento delle centrali operative 118 di Siena e Grosseto – spiegano Roberto Vecchioni (per Anaao), Mauro Marziali (Cimo), Francesca Muti (Smi-Fvm) e Gennaro Troncone (Fp-Cgil) – si continua a navigare a vista, senza un modello organizzativo né per l’Emergenza, né per l’organizzazione dei trasporti sanitari ordinari, e in assenza di un legittimo direttore, individuato tramite le dovute procedure concorsuali. Solo la grande professionalità, il senso di responsabilità e l’esperienza di medici e infermieri che lavorano nel settore da molti anni consentono la gestione quotidiana delle emergenze sul territorio e nei pronti soccorsi; con il passare del tempo tuttavia il rischio per i pazienti e per gli operatori diventa sempre più alto».

I sindacati contestano la demedicalizzazione selvaggia delle ambulanze sul territorio e la riduzione del personale sanitario in tutte le fasi dei processi e dei percorsi sanitari, anche per le patologie tempo dipendenti come l’ictus, l’infarto e il trauma maggiore. «Il direttore del dipartimento Emergenza-urgenza – scrivono le rappresentanze dei medici – ha individuato e proposto unilateralmente, in palese contraddizione con le dichiarazioni pubbliche della politica e del direttore Desideri, una serie di modelli che avranno delle conseguenze, per esempio la mancanza di “filtro” sul territorio, e quindi l’aggravarsi del sovraffollamento nei pronto soccorso». «Si sceglie un sistema – proseguono i medici dell’Emergenza-urgenza – che insieme alle risorse economiche sposta la responsabilità della gestione del cittadino in difficoltà dal personale sanitario al mondo del volontariato, elemento certo indispensabile ma che non può essere abbandonato a se stesso e caricato di responsabilità medico-legali inaccettabili. Viene spacciato per un potenziamento della risposta all’emergenza sanitaria l’incremento delle ambulanze Blsd (con un autista e un soccorritore! ) in luogo delle postazioni con medico e infermiere – passaggio già prospettato e approvato dai sindaci dell’area grossetana – in un territorio e una popolazione in cronica sofferenza per la vastità e per la complessità orografica». Infine si lamenta la cronica carenza di medici, «mai affrontata in maniera efficace dalle amministrazioni dei vari livelli tramite una seria politica di assunzioni e turn-over».

Ce n’è anche per la politica. «Notiamo una manifesta incapacità delle istituzioni politiche di rendersi conto di quanto si prospetta a breve. È tuttavia patrimonio comune, oltre che evidenza scientifica, che un soccorso avanzato e quindi efficace sul territorio non può prescindere da un’équipe completa nelle sue componenti diverse e complementari: medico, infermiere e volontari. Qualunque altra soluzione ipotizzata non rientra nei canoni scientifici universalmente riconosciuti. Si passa da un modello di soccorso avanzato (con sanitari professionisti) a un modello di soccorso di base (con personale volontario), senza neanche l’immorale motivazione del risparmio economico».

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