Il Tirreno

Grosseto

Diffamazione sul web Indagato la Iena Lorenzo Mancineschi 

di Pierluigi Sposato
Diffamazione sul web Indagato la Iena Lorenzo Mancineschi 

Stalking: non può avvicinarsi a una maestra e ai familiari Perquisizione della polizia anche a casa della compagna 

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GROSSETO. Da una parte la diffamazione, dall’altra lo stalking. Vicende che si intrecciano sul terreno di Facebook e che hanno finito per mettere nei guai la Iena Maremmana, cioè Lorenzo Mancineschi. Per una parte delle contestazioni è indagata anche la sua compagna, Efisietta Susanna Gorgone. Entrambi hanno ricevuto la visita di polizia postale e squadra mobile che ieri mattina hanno effettuato una perquisizione nell’abitazione di lui agli Aiali e in quella di lei in zona Tribunale e hanno notificato a entrambi il decreto di sequestro preventivo del sito Facebook Le Iene Maremmane e del profilo personale di lei con l’ipotesi di diffamazione aggravata e, solo a lui, il divieto di avvicinamento a una delle maestre sotto processo per maltrattamenti all’asilo e ai familiari di lei. Sono stati sequestrati tre cellulari, tablet, Ipad, modem e documenti cartacei.

Il dettaglio delle accuse.

Sversamenti. Tutto era cominciato nell’aprile 2016, quando Le Iene Maremmane avevano diffuso il video con le pompe che avevano sversato le sabbie dal porto di Marina sulla spiaggia, sostenendo che fossero irregolari perché contenenti inquinanti. Lo stesso video, senza audio, è stato postato di nuovo sullo stesso sito il 16 febbraio scorso con il titolo “Il silenzio degli innocenti”. Ne deve rispondere solo Mancineschi.

Case popolari. Il 23 marzo scorso ecco un video che segnala presunte irregolarità nell’assegnazione di una casa, inquadrata dalla telecamera, facendo capire che la donna (di cui viene fatto il nome) non avrebbe avuto diritto. Ne deve rispondere solo Mancineschi.

Asilo. Nel maggio scorso, viene postato un video in cui sarebbe stata offesa la reputazione della zia di una delle imputate nel procedimento penale per i presunti maltrattamenti all’asilo. Gorgone avrebbe pronunciato frasi ritenute diffamatorie, evocando addirittura uno sgozzamento. Mancineschi l’avrebbe incoraggiata con sorrisi, ammiccamenti e segni di approvazione.

Stalking. Nei confronti di un’altra maestra, ancora sotto processo, il solo Mancineschi avrebbe attuato una campagna persecutoria, pubblicando con cadenza quasi quotidiana video, post e commenti sulla vicenda. La maestra, aggredita verbalmente, sarebbe stata costretta a cambiare abitudini di vita; nei suoi confronti la Iena Maremmana avrebbe «fomentato odio». I video sono del 2, 4, 6, 10, 11, 13, 18, 22, 25 aprile e del 18 maggio.

Giornalista. La Procura ha contestato anche l’esercizio abusivo della professione giornalistica: per la sabbia di Marina, per l’asilo, per le case popolari; ma anche per i video del degrado delle Mura medicee (sporcizia e siringhe) e del Parco di via Giotto; per la corruzione delle forze dell’ordine che a giudizio di Mancineschi avrebbero tollerato lo spaccio sulle Mura da parte di stranieri; per la questione dei parcheggiatori abusivi. Il tutto tra il 2015 e oggi. Su questo argomento, il gip Sergio Compagnucci rileva che «non vi sono elementi concreti per rilevare che l’indagato abbia esercitato la sua attività percependo una retribuzione o qualunque forma di compenso».

«Mancano i riscontri». C’è invece il fumus per la diffamazione, secondo il giudice. Perché per Marina non c’è stata alcuna conferma di illeciti sversamenti. Per la presunta irregolarità di assegnazione della casa, non risultano «elementi concreti a sostegno di tale subdola accusa». Per l’asilo, per le maestre vige ancora la presunzione di non colpevolezza, dacché il processo non è ancora definito nemmeno in primo grado. «Il tenore dei commenti pubblicati dagli indagati è invece tale da far apparire la maestra come un soggetto già condannato, meritevole per questo di non poter neppure “vivere sulla terra”».

L’intervista molesta. Il 6 aprile scorso Marzocchi e Gorgone si erano appostate fuori da un ristorante per aspettare una maestra e intervistarla. Ci sarebbe anche stato un contatto fisico con la Gorgone: «Lo scopo dell’indagato - nota il gip - era quello di far rivivere le vessarzioni e le molestie vissute dai bambini». Il 25 aprile Mancineschi era tornato ad attaccare la giovane donna con un video, il 25 maggio (in occasione dell’udienza in Tribunale) l’attacco era stato rivolto al padre di lei, inseguito e incalzato anche se lui aveva fatto capire di non voler essere disturbato. I commenti negativi verso la maestra da parte dei frequentatori del profilo hanno indotto il gip a pensare a un classico caso di hate speech sul web (discorso dell’odio). Si è trattato di «attività molesta» ed è comprensibile che la donna abbia paura di uscire di casa. Fatte tutte queste considerazioni, il sequestro dei due profili Facebook è «ammissibile», secondo il gip. Ed è pienamente applicabile, al solo Mancineschi, il divieto di avvicinamento a lei e ai suoi familiari.

Fine della libertà. Non ha nulla a che vedere, invece, il profilo Lorenzo Mancineschi, che è infatti rimasto aperto. La Iena, poco dopo mezzogiorno ha pubblicato un post con una bocca incernierata e la scritta “Art 21. Fine della libertà”. I suoi sostenitori lo hanno incoraggiato a non mollare.



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