Sicurezza
Spiagge gialle, l’Arpat: «Sindaci, ripulite»
di Paola Villani
Arrivano le analisi: «Nessun pericolo sia per le persone che per l’ambiente. E l’unica soluzione è rimuovere le “spugne”»
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FOLLONICA. Il materiale giallognolo e di consistenza spugnosa ritrovato sulle spiagge grossetane non è pericoloso: le analisi sono concluse, Arpat rassicura i bagnanti e esorta le amministrazioni comunali a smaltire il tutto – alla svelta – come rifiuto urbano. C’è un solo problema: le “spugne” rimarranno per molto tempo nelle acque del mare che bagna le coste toscane.
La mappa delle spiagge. Si tratta dunque di piccole spugne che hanno invaso, dopo gli arenili a nord della regione, anche la costa maremmana: da sabato. I bagnanti di Follonica e Scarlino sono stati i primi a dare l’allarme. Poi è stato il turno di Castiglione della Pescaia e di Marina di Grosseto, dove, domenica, quel materiale giallo e dall’aspetto tutt’altro che gradevole è stato visto da migliaia di grossetani e turisti: nel cielo grossetano si esibivano le Frecce tricolori e la battigia era affollatissima.
Che cos’è la “spugna”. Arpat si è messa al lavoro sottoponendo i residui a sette diverse analisi. Si tratta di una cera di natura idrocarburica (cera paraffinica o cera polietilenica), non dannosa per l’ambiente e neppure per la salute dei bagnanti. Ieri mattina è arrivata la conferma ufficiale dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale che indica anche alle amministrazioni comunali interessate dal problema di smaltire il materiale come rifiuto urbano.
I risultati. «Sono conclusi – si legge nella nota ufficiale di Arpat – gli accertamenti analitici sui campioni di materiale spiaggiato lungo tutta la costa della Toscana» che «hanno permesso di escludere – e questo è il punto fondamentale – la presenza di contaminanti organici (Ipa), inorganici (metalli e metalli pesanti) e la tossicità (test di tossicità acuta e con batteri luminescenti) nei materiali esaminati, tale da escluderne la classificazione come rifiuti pericolosi». Anche per quanto riguarda l’ambiente fortunatamente quella spugna gialla non è classificabile tra le sostanze dannose per la natura.
E ora pulite. Arpat fornisce anche le modalità con cui i sindaci dovranno far ripulire le loro spiagge e smaltire il materiale «che deve essere considerato – dicono dall’Arpat – come rifiuto urbano in quanto rifiuto abbandonato in area pubblica (demaniale). L’operazione di rimozione e il corretto smaltimento – aggiunge l’Agenzia e il monito è rivolto ai primi cittadini – rappresenta l’azione risolutiva del problema, anche se il materiale eventualmente ancora presente in mare, per le caratteristiche chimiche possedute avrà un probabile lungo tempo di permanenza».
L’ipotesi. Molto probabilmente le spugne sono residui della pulizia in mare di una cisterna: un comportamento doloso, pur senza effetti nocivi: la Capitaneria di porto indaga.
La mappa delle spiagge. Si tratta dunque di piccole spugne che hanno invaso, dopo gli arenili a nord della regione, anche la costa maremmana: da sabato. I bagnanti di Follonica e Scarlino sono stati i primi a dare l’allarme. Poi è stato il turno di Castiglione della Pescaia e di Marina di Grosseto, dove, domenica, quel materiale giallo e dall’aspetto tutt’altro che gradevole è stato visto da migliaia di grossetani e turisti: nel cielo grossetano si esibivano le Frecce tricolori e la battigia era affollatissima.
Che cos’è la “spugna”. Arpat si è messa al lavoro sottoponendo i residui a sette diverse analisi. Si tratta di una cera di natura idrocarburica (cera paraffinica o cera polietilenica), non dannosa per l’ambiente e neppure per la salute dei bagnanti. Ieri mattina è arrivata la conferma ufficiale dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale che indica anche alle amministrazioni comunali interessate dal problema di smaltire il materiale come rifiuto urbano.
I risultati. «Sono conclusi – si legge nella nota ufficiale di Arpat – gli accertamenti analitici sui campioni di materiale spiaggiato lungo tutta la costa della Toscana» che «hanno permesso di escludere – e questo è il punto fondamentale – la presenza di contaminanti organici (Ipa), inorganici (metalli e metalli pesanti) e la tossicità (test di tossicità acuta e con batteri luminescenti) nei materiali esaminati, tale da escluderne la classificazione come rifiuti pericolosi». Anche per quanto riguarda l’ambiente fortunatamente quella spugna gialla non è classificabile tra le sostanze dannose per la natura.
E ora pulite. Arpat fornisce anche le modalità con cui i sindaci dovranno far ripulire le loro spiagge e smaltire il materiale «che deve essere considerato – dicono dall’Arpat – come rifiuto urbano in quanto rifiuto abbandonato in area pubblica (demaniale). L’operazione di rimozione e il corretto smaltimento – aggiunge l’Agenzia e il monito è rivolto ai primi cittadini – rappresenta l’azione risolutiva del problema, anche se il materiale eventualmente ancora presente in mare, per le caratteristiche chimiche possedute avrà un probabile lungo tempo di permanenza».
L’ipotesi. Molto probabilmente le spugne sono residui della pulizia in mare di una cisterna: un comportamento doloso, pur senza effetti nocivi: la Capitaneria di porto indaga.
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