Il dolore
NOTE DI VIAGGIO IN MAREMMA
L’umanità è di fronte a un bivio
di SIMONE GIUSTI*
Di qua o di là? È uguale, l’importante andare. Parola di scrittore
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Un bivio, indicazioni curiose, uno scrittore . Ecco come Simone Giusti descrive questa originale apparizione in Maremma.
* * *di SIMONE GIUSTI*
Vi ricordate la scena del film “Totò Peppino e la malafemmina” in cui Totò e Peppino chiedono informazioni al vigile urbano? «Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?». Erano gli anni Cinquanta e cominciava a diffondersi nel mondo il mito del viaggio come strumento di conoscenza. Nel suo romanzo “Sulla strada” Jack Kerouac dice al suo autista e compagno di viaggio: «Sal, dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo». «Per andare dove, amico?» risponde l’altro, che si sente dire: «Non lo so, ma dobbiamo andare».
Andare per il gusto di andare, senza una meta, alla scoperta di sé stessi e degli altri. Dopo gli anni Sessanta in molti hanno provato ad applicare quel semplice principio alla propria esistenza. «Allora il bello non era arrivare, il bello era viaggiare», dice Sally a Saetta McQueen nel film di animazione “Cars”. È la sintesi perfetta di un’epoca in cui intere generazioni di ragazze e ragazzi desideravano vivere una vita sperimentale, priva di un progetto e spesso destinata a un fantastico fallimento. «Dovevamo ancora andare lontano», dice Kerouac, «Ma che importava, la strada è la vita». Non importa quale strada: «la strada del santo, la strada del pazzo, la strada dell'arcobaleno, la strada dell'imbecille, qualsiasi strada. È una strada in tutte le direzioni per tutti gli uomini in tutti i modi». Era una vita come veniva, in cui ogni errore di percorso avrebbe potuto essere un’occasione preziosa per fare incontri inattesi, per sperimentare nuove esperienze e conoscere le proprie reazioni di fronte all’ignoto.
In una vita così, ogni bivio è un’occasione per buttarsi da una parte, e andare diritto è una scorciatoia verso un posto in cui non sai di voler andare. E se incontri due cartelli che ti dicono che per andare dove devi andare puoi svoltare a destra oppure a sinistra, perché tanto ogni strada porta nello stesso posto, tu non ti spaventi e non ti metti a ridere: prosegui il tuo cammino, felice di viaggiare verso una meta che non hai nessuna fretta di raggiungere.
*Scrittore e docente
* * *di SIMONE GIUSTI*
Vi ricordate la scena del film “Totò Peppino e la malafemmina” in cui Totò e Peppino chiedono informazioni al vigile urbano? «Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?». Erano gli anni Cinquanta e cominciava a diffondersi nel mondo il mito del viaggio come strumento di conoscenza. Nel suo romanzo “Sulla strada” Jack Kerouac dice al suo autista e compagno di viaggio: «Sal, dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo». «Per andare dove, amico?» risponde l’altro, che si sente dire: «Non lo so, ma dobbiamo andare».
Andare per il gusto di andare, senza una meta, alla scoperta di sé stessi e degli altri. Dopo gli anni Sessanta in molti hanno provato ad applicare quel semplice principio alla propria esistenza. «Allora il bello non era arrivare, il bello era viaggiare», dice Sally a Saetta McQueen nel film di animazione “Cars”. È la sintesi perfetta di un’epoca in cui intere generazioni di ragazze e ragazzi desideravano vivere una vita sperimentale, priva di un progetto e spesso destinata a un fantastico fallimento. «Dovevamo ancora andare lontano», dice Kerouac, «Ma che importava, la strada è la vita». Non importa quale strada: «la strada del santo, la strada del pazzo, la strada dell'arcobaleno, la strada dell'imbecille, qualsiasi strada. È una strada in tutte le direzioni per tutti gli uomini in tutti i modi». Era una vita come veniva, in cui ogni errore di percorso avrebbe potuto essere un’occasione preziosa per fare incontri inattesi, per sperimentare nuove esperienze e conoscere le proprie reazioni di fronte all’ignoto.
In una vita così, ogni bivio è un’occasione per buttarsi da una parte, e andare diritto è una scorciatoia verso un posto in cui non sai di voler andare. E se incontri due cartelli che ti dicono che per andare dove devi andare puoi svoltare a destra oppure a sinistra, perché tanto ogni strada porta nello stesso posto, tu non ti spaventi e non ti metti a ridere: prosegui il tuo cammino, felice di viaggiare verso una meta che non hai nessuna fretta di raggiungere.
*Scrittore e docente
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