Attenzione
L’inferno nella discarica
di Elisabetta Giorgi
Enorme incendio a Cannicci: bruciano tonnellate di rifiuti, allarme diossine
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PAGANICO. Sono le 23 di lunedì quando divampa un enorme incendio nella discarica di Cannicci, vicino a Monte Antico. Per tutta la notte e gran parte di ieri bruciano tonnellate di rifiuti e va in fiamme il telo perimetrale di protezione.
La vasca che raccoglie rifiuti sembra trasformarsi in un cratere: si alzano fiamme e una colonna densa di fumo. L’aria è tossica: il timore è che sia impregnata di diossine. Il rogo dura a oltranza: alle 21 di ieri sera non era ancora terminato e i vigili erano sempre al lavoro. L’odore che si respira è pesante e malato. Nuvole di fumo impregnano i piazzali sterrati della discarica che, già afosi e sabbiosi, sono resi ancor più incandescenti dal fuoco.
Il video che pubblichiamo sul nostro sito web è impressionante e ci mostra la zona che di notte è in fiamme. I dipendenti della discarica, non appena saputo, escono di casa e si mettono a gettare terra nella vasca/cratere. Arrivano carabinieri e poliziotti. Gli amministratori della società che gestisce la discarica sono sul posto. Tutti lì a vedere come evolve la situazione a cominciare dalla sindaca di Civitella Paganico Alessandra Biondi che non molla un istante la discarica, proprietà comunale. Osserva e coordina tutto sempre in contatto con Asl e Arpat.
Alle 12 arriva un elicottero dei vigili del fuoco che getta acqua dall’alto per abbassare il livello di fumo sulla discarica. Ci sono 10 ruspe al lavoro. Le squadre lavorano con gli autoprotettori. In mattina ecco il comandante provinciale dei vigili del fuoco Massimo Nazareno Bonfatti. «Il problema è il fumo - dice lui - data la natura plastica della discarica e la paura della presenza di diossine». L’unico modo - spiega - è ricoprire la discarica col terreno.
Asl e Arpat arrivano per verificare e campionare la presenza di sostanze nocive nell’aria; si attendono i risultati. Il sito del Comune viene continuamente aggiornato con le news. In tarda mattinata Biondi emana un’ordinanza (vedi altra pagina) che pubblica online. Si vuole evitare ogni allarme, ma prudenzialmente si dettano regole sul consumo di frutta e verdura perché il fumo raggiunge il paese. Un disastro ecologico – quello di Cannicci – su cui si riaffaccia l’ombra del dolo, stavolta più concreta che mai dopo la scoperta di una rete manomessa.
Il rogo. Si tratta dell’incendio più grosso registrato in queste settimane in Maremma. Le segnalazioni sono arrivate dopo le 23 di lunedì e la notizia si è sparsa subito in fretta, raggiungendo la società, il Comune, le forze dell’ordine. C’è chi ha visto il fumo dalla strada; chi ha avvertito un dipendente che a sua volta ha chiamato i vertici. È stato un tam tam di telefonate frenetiche. Quando anche noi raggiungiamo il luogo accompagnati in auto da un ragazzo che lavora al monitoraggio ambientale, i vigili sono ancora al lavoro senza tregua. «Ieri sera – dice il giovane - sembrava una colonna di fuoco, un vulcano. Io abito qua vicino, ci hanno chiamati subito e siamo corsi».
La discarica. La discarica di Cannicci sorge accanto a Monte Antico. Raccoglie tanti “moduli” (ovvero vasche scavate nel terreno) in cui sono raccolti i rifiuti urbani provenienti dalle Strillaie. Lo spiega bene la prima cittadina.
«Tutto l’indifferenziato raccolto va alle Strillaie, e alle Strillaie è selezionato e stabilizzato, sottoposto a processi obbligati. Il resto del trattamento arriva in discarica a Cannicci. È materiale molto secco, non più organico e umido. Ci sono tre tipi di rifiuti che arrivano qua, e ai quali sono assegnati tre codici diversi che sono proprio il risultato di questo trattamento».
Cos’è bruciato? Ad andare a fuoco non è stata una vasca comune ma “la numero 11”, ovvero quella più nuova, la più recente. Era stata appena costruita, aperta a giugno. «Era appena iniziata la messa in funzione – ci dice la sindaca – Aveva due settimane di vita ed ecco com’è ridotta».
Quanti rifiuti a fuoco? È prematuro quantificare il tutto. «Non vorrei parlare di numeri perché rischio di essere imprecisa», frena Biondi. «Comunque la vasca era riempita di rifiuti per circa 2 metri; non di più perché era in funzione da poco. Ma tenete presente che l’estensione sul fondo è quasi 800 metri quadrati, quindi capite bene…». Si può presumere che siano andate a fuoco 1500 tonnellate.
Danni enormi. Danni più precisi saranno stimabili a bocce ferme ma «tra uomini, mezzi, tempo, movimentazione e ripristino della struttura» (dice la sindaca) si può anche pensare a un milione di euro. Restano da fare verifiche importanti. E vedere in quali condizioni è il telo di coibentazione che ha subìto un colpo durissimo. «Queste vasche vengono rivestite con questo telo (indica Biondi, ndr) che prevede una procedura di collaudo e saldatura. Era nuovo: solo quello vale sui 300. 000 euro».
Al momento c’è da verificare se si tratti o meno di un incendio doloso. Le indagini sono in corso. La denuncia è a carico di ignoti. Un sopralluogo è stato alla recinzione “smossa”.
In ogni caso si tratta di un colpo durissimo, per una discarica che tanta utilità ha dato al Comune e alla comunità ma che in passato ha avuto anche nemici e più volte fatto registrare malumori.
La vasca che raccoglie rifiuti sembra trasformarsi in un cratere: si alzano fiamme e una colonna densa di fumo. L’aria è tossica: il timore è che sia impregnata di diossine. Il rogo dura a oltranza: alle 21 di ieri sera non era ancora terminato e i vigili erano sempre al lavoro. L’odore che si respira è pesante e malato. Nuvole di fumo impregnano i piazzali sterrati della discarica che, già afosi e sabbiosi, sono resi ancor più incandescenti dal fuoco.
Il video che pubblichiamo sul nostro sito web è impressionante e ci mostra la zona che di notte è in fiamme. I dipendenti della discarica, non appena saputo, escono di casa e si mettono a gettare terra nella vasca/cratere. Arrivano carabinieri e poliziotti. Gli amministratori della società che gestisce la discarica sono sul posto. Tutti lì a vedere come evolve la situazione a cominciare dalla sindaca di Civitella Paganico Alessandra Biondi che non molla un istante la discarica, proprietà comunale. Osserva e coordina tutto sempre in contatto con Asl e Arpat.
Alle 12 arriva un elicottero dei vigili del fuoco che getta acqua dall’alto per abbassare il livello di fumo sulla discarica. Ci sono 10 ruspe al lavoro. Le squadre lavorano con gli autoprotettori. In mattina ecco il comandante provinciale dei vigili del fuoco Massimo Nazareno Bonfatti. «Il problema è il fumo - dice lui - data la natura plastica della discarica e la paura della presenza di diossine». L’unico modo - spiega - è ricoprire la discarica col terreno.
Asl e Arpat arrivano per verificare e campionare la presenza di sostanze nocive nell’aria; si attendono i risultati. Il sito del Comune viene continuamente aggiornato con le news. In tarda mattinata Biondi emana un’ordinanza (vedi altra pagina) che pubblica online. Si vuole evitare ogni allarme, ma prudenzialmente si dettano regole sul consumo di frutta e verdura perché il fumo raggiunge il paese. Un disastro ecologico – quello di Cannicci – su cui si riaffaccia l’ombra del dolo, stavolta più concreta che mai dopo la scoperta di una rete manomessa.
Il rogo. Si tratta dell’incendio più grosso registrato in queste settimane in Maremma. Le segnalazioni sono arrivate dopo le 23 di lunedì e la notizia si è sparsa subito in fretta, raggiungendo la società, il Comune, le forze dell’ordine. C’è chi ha visto il fumo dalla strada; chi ha avvertito un dipendente che a sua volta ha chiamato i vertici. È stato un tam tam di telefonate frenetiche. Quando anche noi raggiungiamo il luogo accompagnati in auto da un ragazzo che lavora al monitoraggio ambientale, i vigili sono ancora al lavoro senza tregua. «Ieri sera – dice il giovane - sembrava una colonna di fuoco, un vulcano. Io abito qua vicino, ci hanno chiamati subito e siamo corsi».
La discarica. La discarica di Cannicci sorge accanto a Monte Antico. Raccoglie tanti “moduli” (ovvero vasche scavate nel terreno) in cui sono raccolti i rifiuti urbani provenienti dalle Strillaie. Lo spiega bene la prima cittadina.
«Tutto l’indifferenziato raccolto va alle Strillaie, e alle Strillaie è selezionato e stabilizzato, sottoposto a processi obbligati. Il resto del trattamento arriva in discarica a Cannicci. È materiale molto secco, non più organico e umido. Ci sono tre tipi di rifiuti che arrivano qua, e ai quali sono assegnati tre codici diversi che sono proprio il risultato di questo trattamento».
Cos’è bruciato? Ad andare a fuoco non è stata una vasca comune ma “la numero 11”, ovvero quella più nuova, la più recente. Era stata appena costruita, aperta a giugno. «Era appena iniziata la messa in funzione – ci dice la sindaca – Aveva due settimane di vita ed ecco com’è ridotta».
Quanti rifiuti a fuoco? È prematuro quantificare il tutto. «Non vorrei parlare di numeri perché rischio di essere imprecisa», frena Biondi. «Comunque la vasca era riempita di rifiuti per circa 2 metri; non di più perché era in funzione da poco. Ma tenete presente che l’estensione sul fondo è quasi 800 metri quadrati, quindi capite bene…». Si può presumere che siano andate a fuoco 1500 tonnellate.
Danni enormi. Danni più precisi saranno stimabili a bocce ferme ma «tra uomini, mezzi, tempo, movimentazione e ripristino della struttura» (dice la sindaca) si può anche pensare a un milione di euro. Restano da fare verifiche importanti. E vedere in quali condizioni è il telo di coibentazione che ha subìto un colpo durissimo. «Queste vasche vengono rivestite con questo telo (indica Biondi, ndr) che prevede una procedura di collaudo e saldatura. Era nuovo: solo quello vale sui 300. 000 euro».
Al momento c’è da verificare se si tratti o meno di un incendio doloso. Le indagini sono in corso. La denuncia è a carico di ignoti. Un sopralluogo è stato alla recinzione “smossa”.
In ogni caso si tratta di un colpo durissimo, per una discarica che tanta utilità ha dato al Comune e alla comunità ma che in passato ha avuto anche nemici e più volte fatto registrare malumori.
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