Il Tirreno

Grosseto

Grano e girasoli, raccolta compromessa 

di Gabriele Baldanzi
Grano e girasoli, raccolta compromessa 

I 50.000 quintali degli anni normali sono diventati appena diecimila. A rischio anche i pomodori. L’allarme di Cia 

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GROSSETO. Da Pian d’Alma al Casotto dei Pescatori, da Gavorrano ai Pratini. La siccità mette in ginocchio l’agricoltura. Le cifre che fornisce la cooperativa San Rocco – duecento soci che coltivano cereali, ortaggi, legumi e altre colture – sono impressionanti. Quest’anno verranno raccolti migliaia di quintali in meno di grano, girasoli, ceci, con il rischio concreto che vengano compromessi anche i pomodori.

Lo afferma Paolo Lorenti, presidente della San Rocco, che ci accompagna nei campi per mostrare il disastro in corso: «Il ciclo della mietitura è quasi concluso e possiamo tirare le somme per quanto riguarda il comprensorio di Grosseto, dall’Ombrone fino a Fiumara: Casotto, Cristo, Cernaia, Pollino, Principina Terra. Solo di cereali facevamo ogni anno dai 40 ai 50 mila quintali. Quest’anno difficilmente arriveremo a 10 mila. Ci sono campi in cui abbiamo raccolto solo sette/otto quintali di grano duro per ettaro. Per capire la portata del disastro ricordo che gli altri anni si rimettevano 30/40 quintali per ettaro in collina e 45/60 in pianura». Ancora peggio è il bilancio del girasole: «Al momento della semina, ad aprile – sono ancora parole di Lorenti – eravamo già in piena crisi e molti coltivatori hanno deciso di non piantarli. E così si sono dimezzate le semine; il resto lo ha fatto la siccità dei mesi successivi. Il raccolto dei girasoli superava ogni anno i quattro/cinquemila quintali. Il totale 2017 ammonta a poco più di cento quintali… E lo stesso discorso vale per i legumi, che da noi acquista la Valfrutta. Prendiamo i ceci: il raccolto è calato del 50/70 per cento. Venivano prodotti cinquemila quintali, ne faremo forse duemila».

Ma non è finita. «C’è preoccupazione – continua Lorenti – anche per i pomodori e altri ortaggi, cioè colture irrigue. Se dovesse finire l’acqua nei pozzi – e non è da escludere – i raccolti sarebbero compromessi. In più temiamo ordinanze di divieto di emungimento».

Enrico Rabazzi, presidente della Cia, è altrettanto preoccupato. «Ogni giorno la situazione si aggrava e sempre più colture vanno in sofferenza. Hanno già cambiato di colore anche i boschi, che in questo periodo sono solitamente verdi e rigogliosi. Il bosco ceduo, la macchia mediterranea, ha già preso il marroncino che nelle annate più calde declina verso fine agosto. L’annata dei girasoli è stata disastrosa, così come quella dei cereali (grano, mais). Ai pomodori già manca l’acqua e quella che portano l’Ombrone e i fossi minori potrebbe non bastare per innaffaiare ancora per 30 giorni, quando inizierà la raccolta. Senza contare che nei pozzi lungo costa sta entrando il sale e non è più possibile irrigare. Per esempio nella zona di Alberese. Infine molti ulivi, soprattutto nella piana, non hanno avuto la fioritura. Perfino questo raccolto tardo autunnale sarà di molto inferiore agli ultimi anni. Insomma, danni irreversibili a 360 gradi. Per fare un ultimo esempio, anche i vigneti in questo periodo hanno bisogno di irrigazione di soccorso, soprattutto se giovani». Rabazzi va al sodo. «Quali provvedimenti verranno presi dalla Regione e dal Governo? Nel fondo di solidarietà ci sono risorse sufficienti per risarcire gli agricoltori dei mancati redditi? E soprattutto quando si comincerà a realizzare gli invasi, invece di parlarne e basta? ».

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