Il Tirreno

Grosseto

«Polmoni chiusi, non poteva salvarsi» 

Morto dopo la trasfusione, al processo i consulenti della difesa Recuperate le Tac effettuate durante il ricovero di Fiorini

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GROSSETO. «Io sono sorpreso che Sergio Fiorini sia potuto sopravvivere altri quattro giorni dopo la Tac del 21 agosto, che era disastrosa. Al polmone destro non c’era alcuna possibilità di salvezza, al sinistro stava avvenendo la stessa cosa». La parola «sorpreso» il professor Massimo Pistolesi (malattie apparato respiratorio Università di Firenze) la dice tre volte nel corso della sua deposizione come consulente della difesa di Alessandro Panella e Giuliana Tondini, medico e infermiera sotto accusa per omicidio colposo: è la vicenda della trasfusione sbagliata in rianimazione (25 agosto 2013) ma ieri la difesa (avvocati Luciano Giorgi e Carlo Valle) ha spostato l’attenzione sui giorni precedenti, per cercare di capire il nesso tra il quadro già compromesso al momento del ricovero. Pistolesi e il medico legale Roberto Martini hanno esaminato le Tac recuperate dalla difesa con proprie indagini e hanno contestato le conclusioni dei ct dell’accusa: «Loro hanno parlato di indici per gruppi ma va considerato il paziente singolarmente». Un punteggio superiore a 210 è già preoccupante, al 21 era di 950, ha detto Pistolesi. «Non c’era via d’uscita a quella situazione, in Rianimazione è stato fatto tutto il possibile». La trasfusione ha inciso? «Non c’entra niente».

Insomma, una sentenza, «già dal 9 agosto». Linguaggio scientifico. Al pm Maria Navarro, lo specialista ha spiegato che la sopravvivenza senza il fatto della trasfusione «poteva essere di uno, due, tre giorni, pagari poteva morire il 26, il 27 o il 28». Interviene Martini: «Non usciva vivo da quel reparto». Eppure dall’autopsia risulta il collasso di vari organi, non solo dei polmoni, incalza l’avvocato Maurizio Sangermano, parte civile per i familiari di Fiorini: «Probabilmente la trasfusione non ha fatto bene nemmeno al polmone, ma Fiorini non muore perché si aggrava la situazione polmonare dopo la trasfusione». Corretto intervenire all’inizio su un sospetto di polmonite, anche se polmonite non era: «L’evento tossico era giustificatamente messo in secondo piano, si capiva solamente dalla Tac del 21». Si sarebbe potuto fare qualcosa, ad esempio somministrare del cortisone, se il farmaco che Fiorini prendeva fosse stato interrotto due mesi prima e non l’8 agosto. Manca ancora un consulente della difesa, uno pneumologo. Il processo non potrà riprendere però se non fra un anno esatto: e in quell’udienza potrebbe esserci anche la sentenza.

Pierluigi Sposato

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