Il dolore
Acquisizione della Copaim: affare fatto
di Francesca Gori
La società è entrata definitivamente nell’orbita della meneghina Sgi. Salvi tutti i dipendenti, si va avanti con i progetti
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ORBETELLO. I progetti erano già stati definiti prima che la società passasse di mano. E ora che l’acquisizione è cosa passata, la Copaim può andare avanti per la sua strada, con un bilancio da 23 milioni e una perdita di 900.000 euro. «Perdita che poteva essere evitata - spiega il manager Maurizio Romiti - se i tempi per l’acquisizione fossero stati più brevi. In quella fase non abbiamo potuto attingere agli ammortizzatori sociali come abbiamo fatto subito dopo e il costo dell’operazione ha avuto conseguenze sul bilancio». Sembra una cifra enorme, a leggerla così. Ma per un’azienda come la Copaim che ora è entrata nell’orbita della Sgi, la situazione è abbastanza rosea. Nei due stabilimenti di Albinia e di Massa e Cozzile, la società ha riassunto tutti i dipendenti che ora hanno ottenuto i contratti solidarietà: sono 135 in totale, novanta dei quali nella sede che fu devastata dall’alluvione nel 2012. «Tante di queste persone - aggiunge Romiti - ora riescono a far vedere quanto valgono davvero: abbiamo puntato molto sulla formazione e i lavoratori sono cresciuti culturalmente, così come la logica del lavoro che portiamo avanti».
La qualità dei prodotti alimentari preparati, confezionati e poi distribuiti dalla Copaim non è mai stata messa in discussione da nessuno e ora che la società c’è e che ci sono stati anche contatti con altri partner indstriali per far decollare il progetto, l’azienda è pronta a scommettere tutto sul futuro. «Dopo l’acquisizione della Copaim dalla procedura di concordato - spiega ancora il manager - ci siamo dovuti rimboccare le macchine perché il mercato aveva mostrato, nel periodo dell’affitto di ramo d’azienda, una certa diffidenza nei nostri confronti. Ora però la fiducia non manca e siamo certi di riuscire a portare a termine tutti i progetti che abbiamo messo in cantiere».
Ce n’è di strada da fare ancora: ma quella che porta sui mercati esteri, ad esempio, è già aperta. I prodotti della Copaim, oggi Sgi, sono arrivati anche in Germania dopo aver conquistato l’Olanda, il Lussemburgo e il Belgio. «Nei paesi anglosassoni e tedeschi - spiega Massimo Berardi - c’è una grande capacità di adattamento dal punto di vista alimentare e abbiamo visto che la nostra proposta piace molto. La Germania è un bacino importante che può farci da tramite anche verso altri mercati». Berardi è l’ingegnere che ha traghettato la Sgi dall’affitto del ramo d’azienda della Copaim alla definitiva acquisizione firmata il 6 maggio e costata tre milioni e mezzo di euro. Fino alla scorsa settimana il manager ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato della società, rimettendo poi il suo mandato nelle mani del consiglio. «L’avvicendamento è avvenuto in perfetta armonia - spiega - Continuerò a collaborare con la società: abbiamo una visione di lungo termine e il consiglio d’amministrazione ora deve avere tutta la serenità per nominare un nuovo amministratore delegato».
Quello su cui però punta Sgi è l’apertura di un canale con la grande distribuzione. I contatti ci sono stati e sono tuttora in corso. «In quel settore è necessario sottoscrivere contratti pluriennali che fino a oggi non avremmo potuto soddisfare - aggiunge il manager - ma che con la nuova organizzazione non saranno un problema: abbiamo un nuovo gruppo di management molto competente e figure professionali che nei due stabilimenti sono potute sbocciare».
È un progetto ambizioso, quello portato avanti da Maurizio Romiti e dai suoi uomini: il progetto di una società che abbia la forza di uscire dai confini maremmani e pistoiesi per farsi conoscere in tutto il mondo. «Non ci basta un bilancio da 23 milioni di euro - spiega - e non ci bastano nemmeno i nostri 135 dipendenti. Vogliamo continuare a crescere e investire nel territorio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La qualità dei prodotti alimentari preparati, confezionati e poi distribuiti dalla Copaim non è mai stata messa in discussione da nessuno e ora che la società c’è e che ci sono stati anche contatti con altri partner indstriali per far decollare il progetto, l’azienda è pronta a scommettere tutto sul futuro. «Dopo l’acquisizione della Copaim dalla procedura di concordato - spiega ancora il manager - ci siamo dovuti rimboccare le macchine perché il mercato aveva mostrato, nel periodo dell’affitto di ramo d’azienda, una certa diffidenza nei nostri confronti. Ora però la fiducia non manca e siamo certi di riuscire a portare a termine tutti i progetti che abbiamo messo in cantiere».
Ce n’è di strada da fare ancora: ma quella che porta sui mercati esteri, ad esempio, è già aperta. I prodotti della Copaim, oggi Sgi, sono arrivati anche in Germania dopo aver conquistato l’Olanda, il Lussemburgo e il Belgio. «Nei paesi anglosassoni e tedeschi - spiega Massimo Berardi - c’è una grande capacità di adattamento dal punto di vista alimentare e abbiamo visto che la nostra proposta piace molto. La Germania è un bacino importante che può farci da tramite anche verso altri mercati». Berardi è l’ingegnere che ha traghettato la Sgi dall’affitto del ramo d’azienda della Copaim alla definitiva acquisizione firmata il 6 maggio e costata tre milioni e mezzo di euro. Fino alla scorsa settimana il manager ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato della società, rimettendo poi il suo mandato nelle mani del consiglio. «L’avvicendamento è avvenuto in perfetta armonia - spiega - Continuerò a collaborare con la società: abbiamo una visione di lungo termine e il consiglio d’amministrazione ora deve avere tutta la serenità per nominare un nuovo amministratore delegato».
Quello su cui però punta Sgi è l’apertura di un canale con la grande distribuzione. I contatti ci sono stati e sono tuttora in corso. «In quel settore è necessario sottoscrivere contratti pluriennali che fino a oggi non avremmo potuto soddisfare - aggiunge il manager - ma che con la nuova organizzazione non saranno un problema: abbiamo un nuovo gruppo di management molto competente e figure professionali che nei due stabilimenti sono potute sbocciare».
È un progetto ambizioso, quello portato avanti da Maurizio Romiti e dai suoi uomini: il progetto di una società che abbia la forza di uscire dai confini maremmani e pistoiesi per farsi conoscere in tutto il mondo. «Non ci basta un bilancio da 23 milioni di euro - spiega - e non ci bastano nemmeno i nostri 135 dipendenti. Vogliamo continuare a crescere e investire nel territorio».
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