Il Tirreno

Grosseto

«Non ci fu devastazione», tifosi assolti 

«Non ci fu devastazione», tifosi assolti 

Sei sostenitori del Frosinone erano sotto accusa (due per rapina) per i fatti del 2006 allo stadio

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GROSSETO. Quattro tifosi del Frosinone calcio sono stati assolti dall’accusa di aver devastato una parte dello stadio di calcio di Grosseto, il 22 gennaio 2006: il fatto non sussiste. Prescritti i danneggiamenti contestati ai medesimi quattro, assoluzione invece (non hanno commesso il fatto) per la rapina che vedeva imputati altri due supporter della squadra gialloblù. Quel giorno si giocava una partita del campionato di C1. I primi erano accusati di aver distrutto i bagni della curva sud, gli altri di aver portato via bevande per 2.000 euro e contanti per 100 euro dal bar.

Una vicenda che si è trascinata fino a oggi per vari motivi. E che è stata chiusa ieri perché il presidente del collegio Giovanni Muscogiuri (con lui Valeria Montesarchio e Andrea Stramenga) ha ritenuto irrituali e non giustificate le richieste di rinvio di due difensori, nominando un avvocato d’ufficio e imponendo la discussione già del resto programmata.

Il Tribunale ha di fatto accolto le richieste del pm Salvatore Ferraro: non ci fu devastazione, ha detto l’accusa nella requisitoria, per mancanza dell’elemento soggettivo; ci fu il danneggiamento ma è ormai prescritto («sono passati 11 anni e 5 mesi e per questo reato, compresi i 2 anni e 3 mesi di interruzione termini, la prescrizione scatta a 7 anni e mezzo»); più che rapina si deve parlare di furto, perché i due si erano allontanati senza pagare quando ancora non c’era un momento di assembramento, e anche in questo caso è intervenuta la prescrizione. Oltre tutto, ha aggiunto Ferraro, i due testimoni non hanno fornito ricostruzioni precise.

Contrario alle conclusioni del pm l’avvocato Adriano Galli, che rappresenta il Comune parte civile: il legale ha ricordato l’atteggiamento minaccioso già all’ingresso nello stadio; la devastazione dei servizi igienici tra primo e secondo tempo, con lancio di pezzi dei sanitari verso il campo, verso le forze dell’ordine, verso i tifosi biancorossi. «C’era un preciso disegno criminoso. I testimoni hanno spiegato bene anche che le aste delle bandiere venivano usate come bastoni». Seppure i danneggiamenti sono prescritti, ha aggiunto, questi sono assorbiti dal capo relativo alla devastazione. Al difensore d’ufficio nominato cinque minuti prima il collegio non ha concesso i termini per la difesa, nemmeno di un’ora; il legale non ha potuto che associarsi alle richieste del pm.

Erano sotto accusa per i primi due capi Leandro Cupido, 33 anni, Francesco Ferrante, 40 anni, Marco Gabriele, 42 anni (assolto dai danneggiamenti per non aver commesso il fatto), Alessandro De Carolis, 43 anni, tutti abitanti a Frosinone; per la rapina Luca Carfagna, 41 anni, e Marco Fiorillo, 34 anni (assolti per non aver commesso il fatto). Nessuno di loro avrebbe agito da solo. Erano rimasti distrutti una lavabo del bagno disabili, la colonna e il lavabo, la porta del bagno, tre gruppi di rubinetterie, le luci di emergenza, il maniglione antipanico, l’estintore a polvere, due aspiratori e altro ancora.

Il Tribunale si è riservato le motivazioni entro 90 giorni ma ha intanto stabilito che gli oggetti in sequestro (il materiale danneggiato ma anche gli indumenti e le bandiere sequestrate ai tifosi) debbano essere restituite. (p.s.)

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