La manifestazione
il club si era opposto a un decreto ingiuntivo dell’ex segretaria
Fc Grosseto condannata e multata: «Fu lite temeraria»
GROSSETO. Fc Grosseto dovrà pagare alla ex segretaria Maria Chiara Zuppardo i 7.000 euro reclamati, cifra contenuta nel decreto ingiuntivo al quale la società del presidente Massimiliano Pincione si...
2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Fc Grosseto dovrà pagare alla ex segretaria Maria Chiara Zuppardo i 7.000 euro reclamati, cifra contenuta nel decreto ingiuntivo al quale la società del presidente Massimiliano Pincione si era opposta.
Il giudice del lavoro Giuseppe Grosso ha respinto l’opposizione presentata da Fc Grosseto: il club deve adesso anche pagare 1.800 euro per le spese di lite e – fatto piuttosto insolito – anche 2.000 euro per la cosidetta “lite temeraria”. In altre parole, la società è stata riconosciuta promotrice di una difesa «palesemente strumentale e dilatoria», perché ha “giocato” sulla parziale mancata corrispondenza del cognome della sua dipendente (Zupparo e non Zuppardo) pur sapendo bene di chi si trattasse: una «responsabilità aggravata».
Il procedimento era partito nei primi mesi di quest’anno, quando Zuppardo aveva ottenuto un decreto ingiuntivo di condanna dallo stesso giudice del lavoro. La società, rappresentata dagli avvocati Edoardo Adducci e Ilaria Camilletti, si era opposta, lamentando appunto che in quello stesso decreto la creditrice Maria Chiara Zuppardo era stata indicata come Chiara Zupparo e che tale differenza avrebbe compromesso il diritto di difesa. Si è aperto quindi un nuovo procedimento, di fronte al quale la ex segretaria era assistita dall’avvocato Niccolò Antichi. «Nessun rischio di confusione», aveva fatto notare Zuppardo, e del resto la società non aveva negato il rapporto di lavoro.
«Opposizione infondata» sentenzia adesso il dottor Grosso. Anche perché negli atti del procedimento monitorio (il decreto ingiuntivo numero 38) il cognome era esatto, vi erano le buste paga (rapporto di lavoro dall’agosto 2015 al febbraio 2016, prorogato fino a 31 maggio) e mai erano state sollevate questioni sulla lesione del diritto di difesa per confusione con altra dipendente dal nome simile. «Fc Grosseto conosceva perfettamente l’identità del creditore procedente – scrive il giudice – e ha dunque resistito in giudizio con mala fede o, quantomeno, colpa grave, abusando degli strumenti processuali offerti dall’ordinamento». Dunque la condanna per lite temeraria, a prescindere dal danno subito dalla controparte. Complessivamente, Fc Grosseto dovrà versare quindi circa diecimila euro. (p.s.)
Il giudice del lavoro Giuseppe Grosso ha respinto l’opposizione presentata da Fc Grosseto: il club deve adesso anche pagare 1.800 euro per le spese di lite e – fatto piuttosto insolito – anche 2.000 euro per la cosidetta “lite temeraria”. In altre parole, la società è stata riconosciuta promotrice di una difesa «palesemente strumentale e dilatoria», perché ha “giocato” sulla parziale mancata corrispondenza del cognome della sua dipendente (Zupparo e non Zuppardo) pur sapendo bene di chi si trattasse: una «responsabilità aggravata».
Il procedimento era partito nei primi mesi di quest’anno, quando Zuppardo aveva ottenuto un decreto ingiuntivo di condanna dallo stesso giudice del lavoro. La società, rappresentata dagli avvocati Edoardo Adducci e Ilaria Camilletti, si era opposta, lamentando appunto che in quello stesso decreto la creditrice Maria Chiara Zuppardo era stata indicata come Chiara Zupparo e che tale differenza avrebbe compromesso il diritto di difesa. Si è aperto quindi un nuovo procedimento, di fronte al quale la ex segretaria era assistita dall’avvocato Niccolò Antichi. «Nessun rischio di confusione», aveva fatto notare Zuppardo, e del resto la società non aveva negato il rapporto di lavoro.
«Opposizione infondata» sentenzia adesso il dottor Grosso. Anche perché negli atti del procedimento monitorio (il decreto ingiuntivo numero 38) il cognome era esatto, vi erano le buste paga (rapporto di lavoro dall’agosto 2015 al febbraio 2016, prorogato fino a 31 maggio) e mai erano state sollevate questioni sulla lesione del diritto di difesa per confusione con altra dipendente dal nome simile. «Fc Grosseto conosceva perfettamente l’identità del creditore procedente – scrive il giudice – e ha dunque resistito in giudizio con mala fede o, quantomeno, colpa grave, abusando degli strumenti processuali offerti dall’ordinamento». Dunque la condanna per lite temeraria, a prescindere dal danno subito dalla controparte. Complessivamente, Fc Grosseto dovrà versare quindi circa diecimila euro. (p.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google