Il Tirreno

Grosseto

Ergastolo a Maria Grazia, uccise la madre 

di Pierluigi Sposato
Ergastolo a Maria Grazia, uccise la madre 

Piacenza: carcere a vita per la donna che insieme al figlio (già condannato) era accusata di omicidio volontario

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GROSSETO. Il sostituto procuratore Roberto Fontana ha chiesto l’ergastolo. Ed ergastolo è stato. Accorciando i tempi inizialmente preventivati (era stata ipotizzata un’altra udienza), la Corte di assise di Piacenza ha già emesso la sentenza: tre ore di camera di consiglio, dalle 13 alle 16, e poi il presidente Italo Ghitti insieme al collega Luca Milani è tornato in aula con i giudici popolari per leggere la sentenza.

Maria Grazia Guidoni, 47 anni, originaria di Massa Marittima, è stata riconosciuta colpevole di aver ucciso la mamma, Giuseppina Pierini, 63 anni, malata di Alzheimer, il 3 luglio 2012 a Pontenure di Piacenza e di aver cercato di far scomparire il cadavere, trasportandolo in auto al podere Sdriscione a Marsiliana di Massa Marittima, dove Gino Laurini (il figlio di Maria Grazia) lo aveva fatto trovare nel novembre 2015. Gino è stato condannato pochi giorni fa a 9 anni all’udienza preliminare (rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica che lo ha riconosciuto capace). Le loro strade si erano separate pochi mesi fa. La donna è in carcere già pochi giorni dopo il ritrovamento del cadavere. Gino ieri non era al palazzo di giustizia.

Ieri Maria Grazia era in aula e una volta letta la sentenza ha pianto, abbracciando il suo difensore. Gli avvocati della difesa, Roberta Sofia che ha assistito Guidoni con Gianpaolo Ronsisvalle (i legali sono del Foro di Modena), avevano chiesto l’assoluzione per mancanza di prove, mettendo l’accento a più riprese sulla credibilità di Gino. Due ore per cercare di contrastare le conclusioni dell’accusa: il dottor Fontana aveva sottolineato le numerose volte in cui Maria Grazia Guidoni aveva mentito alla Corte di assise e in cui, puntualmente, era stata scoperta dai riscontri fatti eseguire. Secondo il pm, Gino è stato credibile in ogni circostanza: «Ha ammesso subito il proprio ruolo e si è detto pronto a pagare per ciò che aveva fatto. Ha dato una versione coerente e stabile dei fatti. E le sue dichiarazioni non sono state smentite». Troppe, invece, a suo giudizio, le zone d’ombra del racconto dell’imputata, a partire dal rapporto complesso e conflittuale con la madre; questa, secondo la Procura, era stata uccisa perché sarebbe stato quello di entrare in possesso del denaro della Pierini, per la quale - a causa delle sue condizioni di salute - era stato nominato un amministratore di sostegno. Omicidio volontario aggravato anche dal fatto che la donna era malata e dalle modalità di uccisione, avvenuta per asfissia con l’aiuto di un sacchetto di plastica avvolto intorno al collo; con motivi abietti, proprio perché Maria Grazia non avrebbe più disporre del denaro della madre.

C’è attesa adesso per il deposito delle motivazioni, che non potrà avvenire prima di novanta giorni. Maria Grazia Guidoni dovrà scontare il carcere a vita: la Corte di assise le ha anche imposto tre mesi di isolamento diurno.

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