Proteste
«Avevo 7 ettari, ora sono una vergogna»
Magi (società Habitat) nel 1990 cedette all’ente locale la sua parte: ecco com’è ridotta
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GROSSETO. Roberto Magi, grossetano, è il legale rappresentante della società Habitat costruzioni srl, unica ad aver ceduto la propria parte di pineta privata al Comune, ormai 27 anni fa. Sono 7 ettari e mezzo, diventati dunque da parecchio tempo patrimonio pubblico, e sparsi tra via delle Arselle, via della Triglia, via della Torpedine, via dell’Aragosta, via delle Murene, via dell’Orata, dell’Ostrica. Un patrimonio comunale che oggi versa in condizioni devastanti.
Magi, è così? La sua parte di pineta lei la cedette al Comune?
«Sì, per la precisione non lo feci io in quanto figura privata ma come società Habitat. Al momento mi risulta che siamo stati gli unici ad aver trasferito all’amministrazione comunale la nostra parte di pineta, in esecuzione di un atto di impegno che avevamo sottoscritto dal 1976 al 1980. In quel periodo ci furono molti altri impegni come il nostro. Ogni comparto urbanistico con autorizzazione a costruire richiedeva un atto di impegno a cedere al Comune il 50% dell’area interessata all’intervento in osservanza alle disposizioni del piano regolatore del 1976».
Ci spieghi meglio.
«Se io ero proprietario (ipotesi) di 1.000 metri quadrati e avevo interesse a costruire, al momento di perfezionare la pratica urbanistica e ritirare il titolo edilizio il Comune mi imponeva l’impegno a cedergli 500 mq, cioè il 50% della mia area, che sarebbe stata verde pubblico: vialetti, panchine e aree di sosta. Queste aree dovevano essere trasferite al Comune stesso non appena completate le pratiche di collaudo delle opere, in funzione dell’interesse pubblico. Il Comune nominava il collaudatore, che fatte le verifiche depositava il collaudo in Comune. Il Comune, ricevuto il collaudo e verificato che tutto era in regola, avrebbe dovuto richiederci l’atto notarile di trasferimento della proprietà dell’area per il 50%. Le spese del collaudo, del notaio etc, erano tutte a carico dell’impresa titolare dell’autorizzazione a costruire. Diciamo che dal 1982-3 il Comune era di Grosseto nella condizione di acquisire queste aree, tant’è che con delibera 1336 del 12 giugno del 1984 della giunta comunale, su indicazione della società interessata, fu redatta e approvata la delibera per la cessione al Comune di aree che riguardavano 12 comparti, dei quali 10 di proprietà della Habitat (la mia società) e 2 di altri privati».
Tutto pronto dunque, e poi?
«Dopo questa delibera il Comune non si fece più parte diligente per acquisire le aree e Habitat dovette incaricare un legale (ma non facemmo causa) per richiamare l’amministrazione comunale al suo impegno. Nel 1990 il Comune, con un’apposita delibera, autorizzò il sindaco all’acquisizione gratuita di quest’area».
Perché secondo lei il Comune temporeggiava?
«Credo che i funzionari comunali dell’epoca stessero perseguendo la soluzione dell’acquisizione attraverso un’usucapione ventennale».
Comunque, nel 1990 il Comune autorizza all’acquisizione di parti della sua pineta privata e ne diviene il proprietario, giusto?
«Sì, il 15 maggio del 1990 la società Habitat trasferisce al Comune queste aree».
Quante sono?
«Sono circa 7 ettari e mezzo, sparsi per Principina».
E dunque oggi di proprietà comunale.
«Sì, praticamente sono le uniche proprietà private che sono diventate di proprietà comunale».
In quali condizioni è oggi questa sua vecchia pineta privata, oggi comunale, sparsa per Principina?
«È in completo abbandono, da allora non è mai stata fatta nessuna attività di manutenzione e protezione. Mai».
Lei ha controllato di persona anche recentemente?
«Sì, e ho visto che non è stato fatto nulla, o quel poco che è stato fatto è avvenuto secondo me con scarsa diligenza. Piante cadute nei vialetti, panchine con rami e alberi crollati sopra. Come tutti possono vedere».
Elisabetta Giorgi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Magi, è così? La sua parte di pineta lei la cedette al Comune?
«Sì, per la precisione non lo feci io in quanto figura privata ma come società Habitat. Al momento mi risulta che siamo stati gli unici ad aver trasferito all’amministrazione comunale la nostra parte di pineta, in esecuzione di un atto di impegno che avevamo sottoscritto dal 1976 al 1980. In quel periodo ci furono molti altri impegni come il nostro. Ogni comparto urbanistico con autorizzazione a costruire richiedeva un atto di impegno a cedere al Comune il 50% dell’area interessata all’intervento in osservanza alle disposizioni del piano regolatore del 1976».
Ci spieghi meglio.
«Se io ero proprietario (ipotesi) di 1.000 metri quadrati e avevo interesse a costruire, al momento di perfezionare la pratica urbanistica e ritirare il titolo edilizio il Comune mi imponeva l’impegno a cedergli 500 mq, cioè il 50% della mia area, che sarebbe stata verde pubblico: vialetti, panchine e aree di sosta. Queste aree dovevano essere trasferite al Comune stesso non appena completate le pratiche di collaudo delle opere, in funzione dell’interesse pubblico. Il Comune nominava il collaudatore, che fatte le verifiche depositava il collaudo in Comune. Il Comune, ricevuto il collaudo e verificato che tutto era in regola, avrebbe dovuto richiederci l’atto notarile di trasferimento della proprietà dell’area per il 50%. Le spese del collaudo, del notaio etc, erano tutte a carico dell’impresa titolare dell’autorizzazione a costruire. Diciamo che dal 1982-3 il Comune era di Grosseto nella condizione di acquisire queste aree, tant’è che con delibera 1336 del 12 giugno del 1984 della giunta comunale, su indicazione della società interessata, fu redatta e approvata la delibera per la cessione al Comune di aree che riguardavano 12 comparti, dei quali 10 di proprietà della Habitat (la mia società) e 2 di altri privati».
Tutto pronto dunque, e poi?
«Dopo questa delibera il Comune non si fece più parte diligente per acquisire le aree e Habitat dovette incaricare un legale (ma non facemmo causa) per richiamare l’amministrazione comunale al suo impegno. Nel 1990 il Comune, con un’apposita delibera, autorizzò il sindaco all’acquisizione gratuita di quest’area».
Perché secondo lei il Comune temporeggiava?
«Credo che i funzionari comunali dell’epoca stessero perseguendo la soluzione dell’acquisizione attraverso un’usucapione ventennale».
Comunque, nel 1990 il Comune autorizza all’acquisizione di parti della sua pineta privata e ne diviene il proprietario, giusto?
«Sì, il 15 maggio del 1990 la società Habitat trasferisce al Comune queste aree».
Quante sono?
«Sono circa 7 ettari e mezzo, sparsi per Principina».
E dunque oggi di proprietà comunale.
«Sì, praticamente sono le uniche proprietà private che sono diventate di proprietà comunale».
In quali condizioni è oggi questa sua vecchia pineta privata, oggi comunale, sparsa per Principina?
«È in completo abbandono, da allora non è mai stata fatta nessuna attività di manutenzione e protezione. Mai».
Lei ha controllato di persona anche recentemente?
«Sì, e ho visto che non è stato fatto nulla, o quel poco che è stato fatto è avvenuto secondo me con scarsa diligenza. Piante cadute nei vialetti, panchine con rami e alberi crollati sopra. Come tutti possono vedere».
Elisabetta Giorgi
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