Sicurezza
Lupi, un allevatore controcorrente
di Fiora Bonelli
«Ben vengano nei recinti del parco faunistico», dice Dante Ricciardi. «Purché vi sia garanzia che di lì non possano uscire»
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ARCIDOSSO. «Ben vengano i lupi al Parco faunistico». Non tutti i pastori sono d’accordo a bloccare l’operazione lupi e ibridi che il comune di Arcidosso d’intesa con la Regione Toscana riporterà, ormai sembra deciso, al parco faunistico del Monte Amiata.
Infatti, dopo l’alzata di scudi del comitato allevatori d’Italia che ha preso ferma posizione contro questa decisione e promette una dura battaglia, spunta fuori anche chi non giudica l’idea per niente malvagia.
Fra gli altri Dante Ricciardi, più noto come Emilio del Casale, che ha un’azienda di allevamento di pecore a Stribugliano, a due passi dal parco faunistico. Le ragioni e le considerazioni di Ricciardi sono varie e spaziano dal bisogno di riqualificare il parco fino ad arrivare all’alimentazione dei lupi e degli ibridi.
«Il parco – spiega l’allevatore – deve diventare il centro di salvaguardia del territorio e dei pastori. Ma tutto questo sarà possibile solo se l’operazione passa dalla riqualificazione del parco stesso, delle reti e dei picchetti di protezione. Le garanzie che i predatori una volta portati là dentro vi restino senza vie di uscita devono essere totali, altrimenti non c’è storia. Le reti, insomma, devono essere reti identiche a quelle che adesso si utilizzano per riparare le greggi di notte e costruite a regola d’arte. Non devono essere semplici reti da pecore».
Una garanzia, questa già promessa dal sindaco Jacopo Marini e dal responsabile del parco Lorenzo Fazzi che hanno ribadito di recente come siano stati impegnati centocinquantamila euro per le recinzioni ad hoc e che non saranno come quelle piene di buchi e di vie di uscita che alcuni escursionisti hanno visto al parco e fotografato soltanto due giorni or sono.
Dentro quelle reti, infatti, devono stare al sicuro, se gli esperti riusciranno a catturarli, i predatori che ogni giorno fanno razzia di pecore nei greggi del Grossetano e dell’Amiata per trovare sostentamento.
«Ma a proposito del loro mantenimento – suggerisce Ricciardi– la mia proposta è che siano proprio i pastori a fornire le pecore. Infatti noi pastori abbiamo pecore di scarto che entro luglio, a fronte di debita domanda ai patronati, possiamo smaltire. Ognuna ci viene pagata quindici euro. Se ci dessero la possibilità di fare questa operazione per tutto l’anno, invece che solo per alcuni mesi come adesso, potremmo fornire noi le pecore al parco ricevendo lo stesso premio di quindici euro l’una».
E per ciò che riguarda la distinzione lupi ibridi, Ricciardi non ha dubbi: «So che il parco avrà due aree distinte, una per i lupi e l’altra per gli ibridi. Non vogliamo sopprimere nessuno, ma bisogna che stiano divisi e non si accoppino fra di loro, pena la fine della specie lupo».
L’allevatore di Stribugliano è molto critico anche in materia di risarcimenti: «Bisogna ripulire il territorio – dice – e tornare a produrre. Non possiamo lasciare i predatori in giro per poter chiedere i risarcimenti. Che poi non ci vengono pagati in relazione all’entità del danno. Basti pensare che nemmeno considerano predati gli animali dispersi e gli agnellini. Piuttosto si dovrebbe chiedere un fondo per un’indennità compensativa per quelle aziende che stanno fallendo affinché riprendano fiato. E poi – chiude – se il parco risolvesse il problema, torneremmo a fare una vita normale e finalmente avrebbe fine questa condanna all’isolamento ventiquattro ore su ventiquattro che ci impone la presenza del lupo attorno a noi. Siamo dannati a guardare il gregge senza conoscere orari e feste comandate. È umanamente inaccettabile».
Infatti, dopo l’alzata di scudi del comitato allevatori d’Italia che ha preso ferma posizione contro questa decisione e promette una dura battaglia, spunta fuori anche chi non giudica l’idea per niente malvagia.
Fra gli altri Dante Ricciardi, più noto come Emilio del Casale, che ha un’azienda di allevamento di pecore a Stribugliano, a due passi dal parco faunistico. Le ragioni e le considerazioni di Ricciardi sono varie e spaziano dal bisogno di riqualificare il parco fino ad arrivare all’alimentazione dei lupi e degli ibridi.
«Il parco – spiega l’allevatore – deve diventare il centro di salvaguardia del territorio e dei pastori. Ma tutto questo sarà possibile solo se l’operazione passa dalla riqualificazione del parco stesso, delle reti e dei picchetti di protezione. Le garanzie che i predatori una volta portati là dentro vi restino senza vie di uscita devono essere totali, altrimenti non c’è storia. Le reti, insomma, devono essere reti identiche a quelle che adesso si utilizzano per riparare le greggi di notte e costruite a regola d’arte. Non devono essere semplici reti da pecore».
Una garanzia, questa già promessa dal sindaco Jacopo Marini e dal responsabile del parco Lorenzo Fazzi che hanno ribadito di recente come siano stati impegnati centocinquantamila euro per le recinzioni ad hoc e che non saranno come quelle piene di buchi e di vie di uscita che alcuni escursionisti hanno visto al parco e fotografato soltanto due giorni or sono.
Dentro quelle reti, infatti, devono stare al sicuro, se gli esperti riusciranno a catturarli, i predatori che ogni giorno fanno razzia di pecore nei greggi del Grossetano e dell’Amiata per trovare sostentamento.
«Ma a proposito del loro mantenimento – suggerisce Ricciardi– la mia proposta è che siano proprio i pastori a fornire le pecore. Infatti noi pastori abbiamo pecore di scarto che entro luglio, a fronte di debita domanda ai patronati, possiamo smaltire. Ognuna ci viene pagata quindici euro. Se ci dessero la possibilità di fare questa operazione per tutto l’anno, invece che solo per alcuni mesi come adesso, potremmo fornire noi le pecore al parco ricevendo lo stesso premio di quindici euro l’una».
E per ciò che riguarda la distinzione lupi ibridi, Ricciardi non ha dubbi: «So che il parco avrà due aree distinte, una per i lupi e l’altra per gli ibridi. Non vogliamo sopprimere nessuno, ma bisogna che stiano divisi e non si accoppino fra di loro, pena la fine della specie lupo».
L’allevatore di Stribugliano è molto critico anche in materia di risarcimenti: «Bisogna ripulire il territorio – dice – e tornare a produrre. Non possiamo lasciare i predatori in giro per poter chiedere i risarcimenti. Che poi non ci vengono pagati in relazione all’entità del danno. Basti pensare che nemmeno considerano predati gli animali dispersi e gli agnellini. Piuttosto si dovrebbe chiedere un fondo per un’indennità compensativa per quelle aziende che stanno fallendo affinché riprendano fiato. E poi – chiude – se il parco risolvesse il problema, torneremmo a fare una vita normale e finalmente avrebbe fine questa condanna all’isolamento ventiquattro ore su ventiquattro che ci impone la presenza del lupo attorno a noi. Siamo dannati a guardare il gregge senza conoscere orari e feste comandate. È umanamente inaccettabile».
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