Il dolore
L'INIZIATIVA
Tutti per Ugo, Ugo per tutti
Giovanna Mezzana
Lanciata online una petizione per riportare a Cala di Forno il cinghiale trasferito a Ribolla
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GROSSETO. «Rivogliamo Ugo a Cala di Forno». Non hanno pace i fan del cinghiale-mascotte di una delle spiagge più suggestive della Maremma, trasferito a Ribolla dopo un incontro-scontro con una turista romagnola. Hanno lanciato sul web una petizione – che chiede di mettere fine all’”esilio” dell’ungulato – e che in poche ore ha incassato trecento adesioni. Intanto Ugo se ne sta in un recinto di dieci ettari tra i boschi di Patti e di Montemassi, affidato alle cure di Matteo Galdi di Dog Farm, l’operatore che l’ha catturato su incarico dell’ente Parco della Maremma: fa il bagno nell’acqua fresca, mangia mele, meloni e mais.
La petizione. Sui profili Facebook di tanti maremmani non si parla dall’altro: del trasferimento del cinghiale Ugo – un bell’esemplare maschio di razza maremmana, che da una decina di anni aveva scelto come buen retiro Cala di Forno e le vicinanze del casale delle sorelle Vivarelli Colonna – e della petizione per riportarlo a casa creata su firmiamo.it. Sul sito italiano di raccolta firme sono a decine anche i commenti.
Tutti per lui. «Ugo è un simbolo del Parco, deve essere riportato subito a casa sua» scrive Davide Menchetti. «Ugo torni dove è sempre stato» aggiunge Simona Pazzagli. «Ugo non si tocca» dice Nanà Melodia; «Tutti con Ugo» esorta Federica Palmieri. C’è persino un cacciatore che interviene per favorire il ritorno di Brutus (qualcuno lo chiama così): «Uccido animali, tra cui cinghiali – scrive Matteo Cittadini – ma li rispetto. Se il Parco della Maremma è una zona di divieto di caccia, io non ci vado. Gli animali lì sono i padroni». E c’è chi azzarda: «C’è un Ugo dentro ognuno di noi» dice Virginia Belli. E il Contemax Venturacci lancia l’hashtag #iosopelcignaleugo e posta un video sul suo profilo Fb.
L’episodio. Fa discutere l’allontanamento di Ugo. Antonella Vivarelli Colonna se l’è tirato su in tanti anni instaurando con lui un rapporto particolare: Ugo spuntava quando gli andava di farlo, grugniva, si metteva cheto in attesa di un pezzetto di frutta o di un biscotto. I turisti rimanevano a bocca aperta, mentre gli habitué del casale non si meravigliavano di quella presenza: per nulla ingombrante, nonostante la stazza. Il 27 maggio accade che una turista di Cattolica, mentre sta per dirigersi dal casale alla spiaggia, ha un incontro-scontro con Ugo, inebriato dalla scia delle cibarie che lei portava con sé: «Avevo in mano un cesto di pane e schiaccia – ha raccontato Roberta Righetti – e me lo sono trovato addosso: mi ha forato il vestito e mi ha ferito». Si è recata al pronto soccorso – «cinque i giorni di prognosi» riferisce – e da lì è partita la procedura «con cui l’Asl – ha spiegato Lucia Venturi, presidentessa del Parco della Maremma – ci ha segnalato la presenza di un animale selvatico che poteva rappresentare un pericolo». L’ente si è avvalso della professionalità di Matteo Galdi, operatore specializzato nella cattura di cinghiali, che ha portato a termine “la presa” con facilità: è bastata una gabbia e un pezzo di schiaccia, «perché i cinghiali – dice l’esperto – vanno presi per la gola». La nuova residenza. Adesso Ugo è sotto la sua custodia. «Parto ora per portargli le mele» ci ha detto ieri pomeriggio Galdi. Il cinghialone è in un recinto di 10 ettari, ma tra qualche giorno – quando si sarà ambientato – verrà trasferito in uno di 40 ettari. Il suo è un esilio a cinque stelle: «Dorme tutto il giorno – spiega Galdi – ma è normale. Quando arrivo, si sveglia ed è tranquillo. Gli porto frutta, mais, pane secco. E un grosso trogolo con acqua fresca: appena lo vede, ci si getta a fare il bagno. Ho catturato migliaia di cinghiali – dice Galdi – L’unico cinghiale domestico che ho incontrato è lui».
La petizione. Sui profili Facebook di tanti maremmani non si parla dall’altro: del trasferimento del cinghiale Ugo – un bell’esemplare maschio di razza maremmana, che da una decina di anni aveva scelto come buen retiro Cala di Forno e le vicinanze del casale delle sorelle Vivarelli Colonna – e della petizione per riportarlo a casa creata su firmiamo.it. Sul sito italiano di raccolta firme sono a decine anche i commenti.
Tutti per lui. «Ugo è un simbolo del Parco, deve essere riportato subito a casa sua» scrive Davide Menchetti. «Ugo torni dove è sempre stato» aggiunge Simona Pazzagli. «Ugo non si tocca» dice Nanà Melodia; «Tutti con Ugo» esorta Federica Palmieri. C’è persino un cacciatore che interviene per favorire il ritorno di Brutus (qualcuno lo chiama così): «Uccido animali, tra cui cinghiali – scrive Matteo Cittadini – ma li rispetto. Se il Parco della Maremma è una zona di divieto di caccia, io non ci vado. Gli animali lì sono i padroni». E c’è chi azzarda: «C’è un Ugo dentro ognuno di noi» dice Virginia Belli. E il Contemax Venturacci lancia l’hashtag #iosopelcignaleugo e posta un video sul suo profilo Fb.
L’episodio. Fa discutere l’allontanamento di Ugo. Antonella Vivarelli Colonna se l’è tirato su in tanti anni instaurando con lui un rapporto particolare: Ugo spuntava quando gli andava di farlo, grugniva, si metteva cheto in attesa di un pezzetto di frutta o di un biscotto. I turisti rimanevano a bocca aperta, mentre gli habitué del casale non si meravigliavano di quella presenza: per nulla ingombrante, nonostante la stazza. Il 27 maggio accade che una turista di Cattolica, mentre sta per dirigersi dal casale alla spiaggia, ha un incontro-scontro con Ugo, inebriato dalla scia delle cibarie che lei portava con sé: «Avevo in mano un cesto di pane e schiaccia – ha raccontato Roberta Righetti – e me lo sono trovato addosso: mi ha forato il vestito e mi ha ferito». Si è recata al pronto soccorso – «cinque i giorni di prognosi» riferisce – e da lì è partita la procedura «con cui l’Asl – ha spiegato Lucia Venturi, presidentessa del Parco della Maremma – ci ha segnalato la presenza di un animale selvatico che poteva rappresentare un pericolo». L’ente si è avvalso della professionalità di Matteo Galdi, operatore specializzato nella cattura di cinghiali, che ha portato a termine “la presa” con facilità: è bastata una gabbia e un pezzo di schiaccia, «perché i cinghiali – dice l’esperto – vanno presi per la gola». La nuova residenza. Adesso Ugo è sotto la sua custodia. «Parto ora per portargli le mele» ci ha detto ieri pomeriggio Galdi. Il cinghialone è in un recinto di 10 ettari, ma tra qualche giorno – quando si sarà ambientato – verrà trasferito in uno di 40 ettari. Il suo è un esilio a cinque stelle: «Dorme tutto il giorno – spiega Galdi – ma è normale. Quando arrivo, si sveglia ed è tranquillo. Gli porto frutta, mais, pane secco. E un grosso trogolo con acqua fresca: appena lo vede, ci si getta a fare il bagno. Ho catturato migliaia di cinghiali – dice Galdi – L’unico cinghiale domestico che ho incontrato è lui».
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