Il Tirreno

Grosseto

Niente video ai consiglieri: «È la privacy» 

di Francesca Ferri
Niente video ai consiglieri: «È la privacy» 

A Grosseto le riprese fatte dai singoli cittadini vanno autorizzate e devono limitarsi all’intervento all’ordine del giorno

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GROSSETO. Il deputato assopito durante la discussione, il senatore che fa il solitario sul portatile, lo zoom sul bigliettino scritto dal ministro. Nelle aule dove i rappresentanti dei cittadini discutono e adottano i provvedimenti, la qualità del loro lavoro si misura non solo nel momento in cui prendono la parola, ma anche quando siedono e _ ci si augura _ ascoltano i colleghi.

Vale in parlamento e vale nelle aule consiliari. Qui i cittadini possono entrare, assistere e sbirciare tra i banchi. A Grosseto, però, non possono far riprese. Serve l’autorizzazione del presidente del consiglio e comunque l’obiettivo va tenuto fisso su chi parla.

Se n’è accorta, a proprie spese, una signora che nella seduta di mercoledì sera aveva tra le mani lo smartphone ed è stata prima redarguita dal presidente Claudio Pacella, poi invitata a lasciare l’aula, con tanto di intervento di un imbarazzatissimo agente della municipale. A memoria dello stesso presidente Pacella, è la prima volta che accade. Ma perché è accaduto?

Questione di privacy, dice Pacella citando un nuovo regolamento comunale, in vigore dal 15 aprile, voluto dall’amministrazione Vivarelli Colonna.

Il regolamento dice che, tolti i giornalisti e tolto il servizio di ripresa fornito direttamente dal Comune, chi vuol filmare deve far domanda al presidente del consiglio specificando in che modo lo farà, quali finalità ha, come ha intenzione di divulgare le immagini (tv, radio, Internet, in diretta, in differita). Il presidente può accogliere o negare la richiesta. Se autorizza, la persona deve rispettare gli obblighi previsti dal codice della privacy, che disciplina il trattamento dei dati personali. Ma non potrà, comunque, riprendere tutto.

Lo dice l’articolo 4 del regolamento comunale che richiama proprio il «rispetto della privacy». Il divieto di fare riprese in modo automatico serve, dice l’amministrazione, a «garantire la diffusione di immagini e di informazioni pertinenti e non eccedenti rispetto alle finalità perseguite». Come? «Le riprese _ dice il regolamento _ avranno ad oggetto unicamente gli interventi dei relatori e dei componenti del consiglio comunale sugli argomenti iscritti all’ordine del giorno». Pacella conferma: «Non si possono riprendere i consiglieri quando non intervengono, e non si può riprendere il pubblico. Le regole sono esposte in aula».

Tutto ciò che può finire nella telecamera o nello smartphone è, insomma, quello che già il Comune riprende e diffonde via streaming sul suo sito. «Basta fare una piccola domanda e io autorizzo _ dice Pacella _. Funziona così dappertutto. Sono dispiaciuto per l’episodio di mercoledì con la signora. Io sono un libertario, un antiproibizionista. Però se ci sono delle regole sono tenuto a farle rispettare».

Pacella invoca il codice della privacy. A leggere il decreto legislativo 196 del 2003, però, non è scritto da nessuna parte che per la privacy non si possano riprendere i consiglieri nei momenti in cui non intervengono. O che non si possa riprendere il pubblico. Basta _ come succede ad esempio nei locali o ai concerti _ che all’ingresso sia segnalato che nell’aula vengono fatte le riprese.

Insomma, le restrizioni ai “cameramen” improvvisati sono una precisa scelta politica dell’amministrazione. Le uniche condizioni previste in questo caso dal codice sulla privacy, e che il regolamento recepisce, riguardano le sedute in cui si trattano argomenti delicati come la salute, le condizioni finanziarie di soggetti deboli o simili.

La signora che si è vista allontanare dalla seduta mercoledì, dunque, ha infranto il regolamento? Alla fine, non è successo neanche quello. Accortasi di non aver portato dietro gli occhiali, aveva semplicemente tirato fuori lo smartphone e lo aveva usato per zoomare sui consiglieri per vedere meglio chi c’era. Insomma, non aveva premuto il tasto “rec”, né ne aveva intenzione (come del resto ha subito dichiarato). Ieri mattina c’è stato un incontro chiarificatore con il presidente, che si è detto mortificato per l’accaduto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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