Il Tirreno

Grosseto

Pozzi, bagarre in consiglio comunale 

di Francesca Ferri
Pozzi, bagarre in consiglio comunale 

Il segretario corregge la comunicazione: «Non ci sono contratti, solo richieste». L’opposizione: «Raccontate bugie»

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GROSSETO. «Bugie», «bizze», «offesa all’intelligenza dei cittadini». Non è bastata tutta l’acqua sgorgata in questi giorni per raffreddare gli animi nel consiglio comunale di ieri, a Grosseto, che ha trattato il tema dei pozzi. Discussione tesissima tra maggioranza e opposizione, 42 interventi, le spiegazioni dell’assessore Riccardo Megale, il chiarimento del segretario comunale Angelo Ruggiero e perfino la richiesta da parte del presidente del consiglio, Claudio Pacella, di far intervenire i vigili urbani per allontanare una spettatrice ( box).

L’argomento pozzi è entrato in aula con una mozione presentata da Pd, Lista Mascagni sindaco e Passione per Grosseto, che chiedevano alla giunta di completare il censimento degli utenti dei pozzi (su 3.000 si sono autodenunciati in 800), organizzare il servizio sotto forma di consorzio, stabilire le quote. Mantenere, insomma, una regia comunale del servizio, senza far gravare la nuova organizzazione sulle spalle degli amministratori di condominio, che – con lettere di intenti – si stanno prendendo la responsabilità di gestire gli impianti in attesa di perfezionare, con i propri condòmini, la creazione di supercondomìni che prendano in comodato i pozzi.

La mozione è stata bocciata, ma il tema della definizione della partita “pozzi” ha tenuto i consiglieri incollati ai microfoni per due ore. Lorenzo Mascagni, capogruppo del Pd, ha rimproverato al sindaco di «mettere i cittadini gli uni contro gli altri», ha criticato il modo con cui l’amministrazione ha gestito l’intera partita e le ha contestato di aver «scaricato su altri (gli amministratori di condominio) la parte più complicata». Rinaldo Carlicchi, Passione per Grosseto, ha definito la decisione di non riaprire i pozzi una «bizza» dell’amministrazione, ha paventato un danno erariale per il pagamento delle quote fisse dei contatori, ha chiesto le dimissioni del direttore di Sistema Carlo Paolini per non aver completato il censimento (poi ha parlato di «provocazione»).

Sia Mascagni che Carlicchi, e con loro Carlo De Martis (Pd), hanno però contestato soprattutto la comunicazione, da parte del Comune, dell’effettivo stato dell’arte. De Martis ha definito «un racconto fantasy» il comunicato stampa che il giorno precedente l’amministrazione ha divulgato per informare che il «problema è risolto», che sono stati «sottoscritti altri contratti di comodato d’uso per le pompe» e che i pozzi sono «assegnati all’80%». «Sono stati effettivamente sottoscritti questi contratti di comodato o no? Perché altrimenti il Comune ha raccontato balle», ha detto De Martis.

Francesca Amore, M5s, ha sollevato il problema della realizzazione dei pozzi a scomputo degli oneri di urbanizzazione. E, quando l’assessore ha detto che le concessioni edilizie non ne parlano, ha fatto notare: «Quando abbiamo chiesto noi le pratiche ci hanno detto che erano andate perse nell’allagamento».

Megale ha cercato di fare chiarezza. «Non si può dire al Comune di prendersi l’incombenza dei giardini privati. L’amministrazione ha lavorato bene sin dall’inizio: le utenze vanno chieste dal fruitore finale e il Comune non lo era, o lo era per finta. I soldi risparmiati andranno in servizi. Siamo coscienti del disagio, ma deve esserci un anno zero in cui si comincia a gestire diversamente». All’ulteriore richiesta di De Martis di sapere se i contratti ci sono, è intervenuto il segretario comunale: «Erroneamente – ha detto – nel comunicato stampa si parla di sottoscrizione ma in realtà sono state presentate richieste di comodato». «Allora c’è stato un refuso proprio grosso – ha ironizzato De Martis – Non si possono raccontare balle. Le cose si fanno. Giuste o sbagliate, però ci si prende la responsabilità di raccontarle correttamente».

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