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Dati sui sinistri top secret «Non fatevi scoraggiare» 

 Dati sui sinistri top secret «Non fatevi scoraggiare» 

GROSSETO . Sono due le sentenze-chiave che inchiodano gli enti pubblici alle loro responsabilità in fatto di incidenti con animali. La sentenza 22886 del 2015 condanna la Regione Toscana, unitamente...

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GROSSETO . Sono due le sentenze-chiave che inchiodano gli enti pubblici alle loro responsabilità in fatto di incidenti con animali. La sentenza 22886 del 2015 condanna la Regione Toscana, unitamente alla provincia di Siena, a risarcire i danni da incidente con un cinghiale. Prima ancora la sentenza numero 23095/2010 imponeva alla Regione Toscana e alla provincia di Grosseto il pagamento dei danni per un altro incidente.

«L’avvocatura fiorentina, però – attacca Claudio Ceroni – per giustificare la mancata conciliazione ed evitare di proseguire il contenzioso in sede giurisdizionale, punta a scoraggiare il cittadino. È un atteggiamento inatteso, che mi sorprende, da parte di un organo che per sua funzione dovrebbe essere altamente professionale e terzo. Non solo. La Regione Toscana sottrae alla conoscenza dei cittadini i dati e numeri sugli incidenti e sulle cause perse».

Le statistiche sul numero degli incidenti sono ferme al 2008 e nulla è dato conoscere sul numero delle cause in corso con le richieste di risarcimento danni. «La realtà dei fatti, però, è chiarissima – prosegue Ceroni – ed evidenzia che negli ultimi dieci anni la Regione è stata incapace di trovare una soluzione. Il numero degli ungulati in circolazione, infatti, è triplicato mettendo a rischio la circolazione e provocando incidenti anche molto gravi. Con la famosa Legge Obiettivo, firmata dall’assessore Marco Remaschi, che i rendiconti già preannunciano di scarso successo».

È lo stesso gruppo Pd – guidato da Leonardo Marras – in un’articolata mozione presentata in consiglio regionale ad ammettere che per caprioli e cinghiali la Legge non ha funzionato. Alcuni dati sono eloquenti. In provincia di Grosseto, nelle aree non vocate – cioè quelle dove non viene praticata la caccia perché coltivate, quindi dove in teoria bisognerebbe incidere maggiormente con gli abbattimenti, dal momento che la Regione paga ogni anno centinaia di migliaia di euro di risarcimenti – la Legge Obiettivo ha aggiunto 69 capi in più rispetto al passato (851 nelle aree vocate). Una goccia nell’oceano. Che poi il motivo dell’insuccesso sia da mettere in relazione alle resistenze dei cacciatori, trattati al pari degli ascari eritrei, e quindi non sempre collaborativi, è un’altra storia. Ceroni li assolve: «Dal momento che praticano la caccia come uno sport – dice – comprendo che non si prestino a fare i macellai a uso e consumo di una Regione matrigna, che quando legifera deve invece assicurare e verificare l’applicazione della legge, la certezza degli strumenti e dell’operatività, da non lasciare a volontari». (g. b.)

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