Sicurezza
Cinghiali contro le auto «Ora la Provincia paga»
di Gabriele Baldanzi
Palazzo Aldobrandeschi cambia orientamento sulle richieste di indennizzo «La Regione invece fa la gnorri». La battaglia di Ceroni: tre incidenti in pochi mesi
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GROSSETO . «Laddove non ci sono cartelli, la Provincia di Grosseto paga i danni degli incidenti procurati da animali, mentre la Regione Toscana continua a rifiutare anche la mediazione della Camera arbitrale. C’è ancora molta strada da fare, ma qualcosa si sta muovendo».
Lo dichiara Claudio Ceroni, politico di lungo corso, già vicesindaco del comune di Cinigiano e amministratore di società pubbliche e private, che nei mesi scorsi presentò un esposto alla Procura della Repubblica di Grosseto, chiamando in causa Provincia e Regione Toscana. Non solo.
Ceroni si rivolse anche al difensore civico regionale e ai giornali, denunciando e dettagliando le responsabilità che, a suo dire, ricadevano e ricadono sui due enti per quanto riguarda il controllo della fauna e i rischi che si corrono sulle strade della Maremma e dell’Amiata in caso di attraversamento di animali.
«Un atto politico», lo definì così Claudio Ceroni, spiegando fin dalle prime righe della sua denuncia che la vicenda personale – tre incidenti in pochi mesi – era secondaria, mentre considerava di interesse generale la tutela della sicurezza delle persone e la pretesa di opportuni accertamenti della magistratura per valutare la sussistenza di eventuali profili di rilevanza penale. Ora il quadro si chiarisce ulteriormente.
«E sono ancora più determinato ad andare avanti», spiega Ceroni. «Ci tengo a far sapere – prosegue – che c’è stato un doveroso ripensamento da parte della Provincia di Grosseto, che riapre la valutazione degli incidenti alla luce della giurisprudenza più recente e riconosce il diritto al mio risarcimento in ragione dell’azione esercitata tramite lo studio legale dell’avvocato Sebastiano Sani, al quale si sono rivolti anche altri cittadini che hanno subito incidenti con ungulati».
Con questa decisione, effettivamente, si aprono scenari diversi e i cittadini che rimangono coinvolti in incidenti con ungulati possono richiedere legittimamente il risarcimento del danno subito.
Le sentenze di condanna arrivate ormai in sede definitiva di Corte di Cassazione, e il crescente numero dei contenziosi hanno convinto la Provincia a cambiare atteggiamento. «Ora la mia battaglia – sono ancora parole di Ceroni – proseguirà ad altri livelli perché gli enti pubblici non si limitino ai risarcimenti per incidenti avvenuti nei tratti stradali sprovvisti di cartelli. Anche perché continuare a installare cartelli non solleva da alcuna responsabilità».
Secondo i legali di Ceroni la massiccia diffusione di cartelli determina assuefazione e non riduce il pericolo, considerato che nella maggior parte dei casi le banchine sono invase dalla vegetazione e gli attraversamenti degli animali sono improvvisi e non evitabili neppure a velocità ridotta.
«L’unica azione concreta – conclude il manager – è la riduzione del pericolo, cioè limitare il numero degli ungulati, ma su questo aspetto i provvedimenti presi dalla Regione Toscana non hanno prodotto gli effetti sperati, per stessa ammissione del Pd». Non solo.
La Regione, sempre secondo Ceroni, ha più di altri enti delle responsabilità, ma persisterebbe invece in un atteggiamento di rifiuto per il rimborso dei danni: «I cittadini – dice – hanno il diritto di essere risarciti senza dover ricorrere al giudice e la verità non deve essere nascosta, per questo motivo è stata presentata una richiesta di accesso agli atti della Regione per alzare un velo sulle cause perse».
«A Firenze – continua Ceroni – giocano su mezze verità e gravi dimenticanze, citando sentenze ormai datate (2008/2014), che riconoscerebbero la Regione non responsabile degli incidenti causati da ungulati. Non vengono però citate quelle sfavorevoli e inappellabili pronunciate dalla Corte di Cassazione, che l’avvocatura regionale stranamente non cita nelle risposte date a me e al difensore civico».
«Nel mio caso – riporta ancora Ceroni – per giustificare la mancata conciliazione, è stato usato il termine prevalente in modo errato, determinando nei fatti una distorsione della verità. Ho chiesto quindi alla giunta regionale – conclude – di rimuovere dall’incarico il responsabile dell’Avvocatura».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lo dichiara Claudio Ceroni, politico di lungo corso, già vicesindaco del comune di Cinigiano e amministratore di società pubbliche e private, che nei mesi scorsi presentò un esposto alla Procura della Repubblica di Grosseto, chiamando in causa Provincia e Regione Toscana. Non solo.
Ceroni si rivolse anche al difensore civico regionale e ai giornali, denunciando e dettagliando le responsabilità che, a suo dire, ricadevano e ricadono sui due enti per quanto riguarda il controllo della fauna e i rischi che si corrono sulle strade della Maremma e dell’Amiata in caso di attraversamento di animali.
«Un atto politico», lo definì così Claudio Ceroni, spiegando fin dalle prime righe della sua denuncia che la vicenda personale – tre incidenti in pochi mesi – era secondaria, mentre considerava di interesse generale la tutela della sicurezza delle persone e la pretesa di opportuni accertamenti della magistratura per valutare la sussistenza di eventuali profili di rilevanza penale. Ora il quadro si chiarisce ulteriormente.
«E sono ancora più determinato ad andare avanti», spiega Ceroni. «Ci tengo a far sapere – prosegue – che c’è stato un doveroso ripensamento da parte della Provincia di Grosseto, che riapre la valutazione degli incidenti alla luce della giurisprudenza più recente e riconosce il diritto al mio risarcimento in ragione dell’azione esercitata tramite lo studio legale dell’avvocato Sebastiano Sani, al quale si sono rivolti anche altri cittadini che hanno subito incidenti con ungulati».
Con questa decisione, effettivamente, si aprono scenari diversi e i cittadini che rimangono coinvolti in incidenti con ungulati possono richiedere legittimamente il risarcimento del danno subito.
Le sentenze di condanna arrivate ormai in sede definitiva di Corte di Cassazione, e il crescente numero dei contenziosi hanno convinto la Provincia a cambiare atteggiamento. «Ora la mia battaglia – sono ancora parole di Ceroni – proseguirà ad altri livelli perché gli enti pubblici non si limitino ai risarcimenti per incidenti avvenuti nei tratti stradali sprovvisti di cartelli. Anche perché continuare a installare cartelli non solleva da alcuna responsabilità».
Secondo i legali di Ceroni la massiccia diffusione di cartelli determina assuefazione e non riduce il pericolo, considerato che nella maggior parte dei casi le banchine sono invase dalla vegetazione e gli attraversamenti degli animali sono improvvisi e non evitabili neppure a velocità ridotta.
«L’unica azione concreta – conclude il manager – è la riduzione del pericolo, cioè limitare il numero degli ungulati, ma su questo aspetto i provvedimenti presi dalla Regione Toscana non hanno prodotto gli effetti sperati, per stessa ammissione del Pd». Non solo.
La Regione, sempre secondo Ceroni, ha più di altri enti delle responsabilità, ma persisterebbe invece in un atteggiamento di rifiuto per il rimborso dei danni: «I cittadini – dice – hanno il diritto di essere risarciti senza dover ricorrere al giudice e la verità non deve essere nascosta, per questo motivo è stata presentata una richiesta di accesso agli atti della Regione per alzare un velo sulle cause perse».
«A Firenze – continua Ceroni – giocano su mezze verità e gravi dimenticanze, citando sentenze ormai datate (2008/2014), che riconoscerebbero la Regione non responsabile degli incidenti causati da ungulati. Non vengono però citate quelle sfavorevoli e inappellabili pronunciate dalla Corte di Cassazione, che l’avvocatura regionale stranamente non cita nelle risposte date a me e al difensore civico».
«Nel mio caso – riporta ancora Ceroni – per giustificare la mancata conciliazione, è stato usato il termine prevalente in modo errato, determinando nei fatti una distorsione della verità. Ho chiesto quindi alla giunta regionale – conclude – di rimuovere dall’incarico il responsabile dell’Avvocatura».
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