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Grosseto

Nidi, la Cgil boccia il nuovo regolamento 

Nidi, la Cgil boccia il nuovo regolamento 

Restano esclusi i figli degli insegnanti che lavorano 18 ore. Protesta anche Fare Grosseto: «Chi è precario non trova posto»

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GROSSETO. «Il nuovo regolamento comunale di accesso agli asili nido penalizza pesantemente i professori della scuola secondaria – sottolinea il segretario della Flc Cgil, Cristoforo Russo – In questi giorni, infatti, abbiamo ricevuto molte segnalazioni da colleghe e colleghi i cui bambini sono stati esclusi dall’accesso alle strutture comunali per l’infanzia per aver ottenuto un punteggio troppo basso». Secondo il sindacato il problema è di natura tecnica. «Aver scelto di non attribuire nessun punteggio a chi per contratto lavora al di sotto delle 20 ore settimanali, ha tagliato automaticamente fuori gli insegnanti full time che hanno un orario curriculare formale di 18 ore settimanali, ma a fronte di un orario effettivo di lavoro che settimanalmente supera di gran lunga il limite messo dal Comune - dice Russo - i figli di questi lavoratori si trovano beffati perché non ottenendo alcun punteggio a questa voce, rimangono esclusi dalla graduatoria di accesso ai servizi. Non vogliamo entrare nel merito delle valutazioni politiche che hanno portato il Comune di Grosseto a redigere questo nuovo regolamento, ma chiediamo all’amministrazione di trovare la formula per considerare la quantità reale delle ore di lavoro svolte dagli insegnanti al fine di non creare a monte un’ingiusta discriminazione».

Il Comune ha rivisto le tariffe dei servizi. E se per quanto riguarda la maggiore equità sociale, Fare Grosseto plaude alle scelte dell’amministrazione, così non fa per l’aumento indiscriminato di 20 euro a famiglia. «Giusto prevedere che anche il Comune di Grosseto adotti una copertura della spesa, per il servizio di scuola bus del 65% contro l’85% di un tempo; altrettanto giusto è che la popolazione, a seconda del proprio reddito, compartecipi a tale spesa, per una percentuale del 35% e non del 15% - dicono - anche perché è inverosimile che in città solo il 15% della popolazione sia in grado di compartecipare. Ciò permetterà un equo accesso alla prestazione a chi ha veramente bisogno, rilanciando principi, quali pari opportunità, equità, efficacia ed efficienza». Non è giusto però, secondo l’associazione, l’aumento di 20 euro per tutte le fasce, senza considerare la tipologia. «Esistono varie tipologie di fasce in base ai redditi - dicono - e aumentare quella dei più deboli, al pari di quella più forte economicamente non è giusto. Non è giusto che per essere inseriti nelle graduatorie degli asili nido occorra che uno dei due genitori abbia un contratto di lavoro a tempo indeterminato; è impensabile che un genitore dal lavoro precario venga escluso automaticamente».



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