Il Tirreno

Grosseto

Lotte intestine e incognita 5 stelle 

Lotte intestine e incognita 5 stelle 

Nel 2012 si presentarono 14 aspiranti alla fascia tricolore. Oggi sono la metà

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GROSSETO. La politica, anche in periferia, sembra tirare meno di cinque anni fa. Nel 2012 Manciano, Pitigliano e Campagnatico contavano 14 candidati; oggi la metà.

La tornata delle elezioni amministrative non cambierà la geografia politica della Maremma ma, trattandosi di tre comuni dove il Pd governava, un’eventuale débacle renderebbe ancora più difficoltoso il percorso di ripartenza del centrosinistra, dopo la sconfitta di Grosseto.

Manciano arriva alle urne dopo un mandato tribolato in cui il sindaco Marco Galli, vincitore per soli 30 voti nel maggio del 2012, ha perso nel tempo pezzi della sua maggioranza, vittima delle beghe interne al Pd, colpevole di scelte di posizionamento che, indossando la fascia tricolore, avrebbe potuto risparmiarsi. I due candidati che si contrappongono sono molto diversi tra loro. Giulio Detti, un predestinato, dopo cinque anni da assessore, in cui si è fatto conoscere e apprezzare anche fuori dal territorio, ha senza dubbio strumenti e qualità per governare. Il suo difetto più grande è forse la mancanza di empatia con la cittadinanza. Esattamente l’opposto Mirco Morini, professionista che vive e lavora a Manciano, ben integrato nel tessuto paesano, già portiere della locale squadra di calcio, cacciatore, “animale da bar e da piazza”. Uno dal consenso facile. Difetti: è già stato vicesindaco nella giunta Mecarozzi e i detrattori dicono che non ha lasciato traccia. La partita è aperta, con Detti in rimonta, ma Morini ancora favorito.

Dopo un terremoto giudiziario senza precedenti e il mandato low profile di Luca Ricciardi, Campagnatico torna alle urne in un clima di forte contrapposizione. Proprio qui i toni, negli ultimi giorni, si sono alzati oltre misura e nel “tritello” c’è finito anche il sindaco uscente, peraltro non ricandidato. Il fantasma dell’ex primo cittadino Elismo Pesucci aleggia ancora sul municipio. C’è chi si affretta a dire che sarà solo un dipendente, chi invece teme – in caso di vittoria del centrodestra – che possa condizionare ancora una volta (come già accadde con Fabrizio Tistarelli) l’azione politica del nuovo corso. Luca Grisanti è partito molto in anticipo rispetto a Fulvia Perillo (candidata del centrosinistra) e la sensazione è che questo vantaggio lo abbia mantenuto. Chiunque governerà avrà da affrontare enormi difficoltà di bilancio, contando su un organico comunale ridotto all’osso e un’economia fragilissima.

Nel capoluogo del tufo si gioca la partita dall’esito più incerto. Qui sono ormai scomparsi il centrodestra e il centrosinistra. Latitante il Pd. Il primo cittadino, Pierluigi Camilli, ha preferito rinunciare a un eventuale secondo mandato. Si fronteggiano tre candidati: due giovani e un pensionato. Lorenzo Olivotto ci riprova con il Movimento 5 Stelle. Stavolta se la gioca davvero, forte anche delle immancabili divisioni tra gli avversari. Gli assessori della giunta Camilli si sono infatti sparpagliati. Alcuni voteranno e faranno votare Giovanni Gherardini (che ha rinunciato a fare campagna elettorale), altri Giovanni Gentili (figlio dell’ex presidente della Provincia, Stefano). Sono due civiche, una più vicina al mondo cattolico (Gentili), l’altra laicissima. L’esito della consultazione dipenderà dalla forbice di consenso tra le prime due liste e quella che arriverà terza. (g.b.)

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