Il Tirreno

Grosseto

L’acqua non c’è più ma resta il mistero 

di Giovanna Mezzana
L’acqua non c’è più ma resta il mistero 

L’inspiegabile flusso ha smesso di scorrere nell’ex Diversivo. Il Consorzio: «Non riusciamo a comprendere il fenomeno»

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GROSSETO. Il fiume misterioso non scorre più: è evaporato. Siamo a San Martino, periferia est di Grosseto, dove dal 29 maggio un flusso d’acqua aveva cominciato inspiegabilmente a riempire il letto erboso di quello che fu il canale del Diversivo: da giovedì il gorgoglìo è sparito. Resta da capire da dove arrivasse tutta quell’acqua – c’erano maxi pozze profonde più di un metro e mezzo – che all’apparenza era pulita: lo ignorano i residenti che la sentivano rumoreggiare a poche decine di metri dal retro delle loro case; e non lo sanno né tecnici, né professionisti dell’Acquedotto del Fiora, del Comune, della Provincia, del genio civile della Regione (che ha competenza sull’argine dell’Ombrone), del Consorzio di Bonifica Toscana Sud, e a cui Il Tirreno nei giorni scorsi ha sottoposto il caso. Nessuno riesce a risolvere il rebus, che non è solo un rompicapo: è anche uno sberleffo a chi da settimane – allevatori e agricoltori, per esempio – subisce gli effetti di un semestre tra i più secchi degli ultimi ventiquattro anni, secondo i dati del Lamma.

Qui il Consorzio. Abbiamo contattato per la terza volta il Consorzio Bonifica Toscana Sud, che poco distante da lì – in via Ponte Tura – ha un impianto di irrigazione che alimenta una centrale idroelettrica al servizio delle risaie e delle coltivazioni agricole della bassa piana grossetana: e proprio per questa ragione, il Consorzio resta, nel feeling dei residenti, il “maggior indiziato”; sul banco degli imputati gli abitanti mettono tre fori scolmatori ricavati nell’alveo di cemento del canale di irrigazione. Ma ecco che cosa ci ha spiegato Massimo Tassi, ingegnere dell’ente, che nel frattempo ha ricevuto i risultati dei controlli eseguiti dai tecnici. Primo: la centrale idroelettrica che pompa acqua per irrigare i 3. 300 ettari di terreni tra La Trappola e Principina a Terra non è in funzione. È in stand-by da un mese circa: «perché necessita – spiega l’ingegnere – di un discreto quantitativo d’acqua» e visti i livelli dell’Ombrone, non è il momento per succhiare via “linfa”, anche se la centrale è solo un punto di passaggio: prende acqua ma la restituisce anche. Quando la centrale è chiusa, viene prelevato solo un piccolo quantitativo d’acqua per l’impianto di irrigazione. «Ci sono alcuni regolatori – dettaglia Tassi – che attualmente sono tarati al minimo, quindi quella presenza di acqua non me la spiego proprio».

Il mistero. Un tale fenomeno «sarebbe spiegabile d’inverno – continua l’ingegnere – perché sotto l’argine dell’Ombrone ci sono dei substrati, per cui l’acqua potrebbe riaffiorare. Con le portate estive, invece, non è giustificabile». Non solo: «Visto che l’impianto di irrigazione è regolato al minimo – aggiunge Tassi – se ci fossero delle perdite, ne vedremmo gli effetti a valle: sulle risaie, sui terreni coltivati. E invece non abbiamo segnalazioni da parte di coltivatori» che indicano di essere a secco o quasi. Per ora l’acqua non scorre più, ma secondo i residenti il problema non è risolto. «Potrebbe riaccadere – dicono – soprattutto perché non si è scoperta la fonte». In passato è accaduto che il fiume scorresse per giorni, per poi rallentare la corsa, fermarsi ed evaporare. Il problema è che poi ricomincia a gorgogliare

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