Attenzione
«Ci hanno tolto Poste, ambulatorio e uffici»
di Francesca Ferri
Gli abitanti lamentano mancanza di servizi e chiedono più cura
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GROSSETO. Il coro è pressoché unanime. Non si starebbe male a Gorarella. Il quartiere ha tanto verde, la gente si conosce e si fa compagnia. Ma per farne un piccolo paradiso basterebbe un po’ di impegno in più da parte dell’amministrazione comunale. A cominciare dal riportare qui servizi essenziali che c’erano e sono stati chiusi: Poste, ambulatorio medico, ufficio del Comune.
È questa una delle istanze raccolte ieri mattina da Caffè Tirreno, ospitato al bar Awanagana di Fabio Orlandi. Tantissimi i cittadini che sono venuti a parlare con i giornalisti. Chi non ha potuto esserci di persona ha mandato il marito o la moglie, altri hanno addirittura telefonato al bar per parlare con Il Tirreno. Segno che la gente ha a cuore il quartiere e vorrebbe migliorarlo. Seduti al tavolo, come ogni mattina, ci sono Gabriello Tosi, 75 anni, Angelo Angius, 79, Giancarlo Rebelli, 76, Roveno Siveri, 80, Giovanni Pieri, 77.
Tanti i problemi che sollevano, dal parcheggio selvaggio alla cronica assenza di vigili, alla sporcizia nel parco, ai marciapiedi rotti. «Sarebbe bene vedere qualche vigile ogni tanto», dice Gabriello. «Quanto al parco, è colpa anche di noi cittadini che siamo sudici. La gente con i cani non raccatta le deiezioni. Ma ogni tanto andrebbe anche pulito, o no?». Criticità che potrebbero facilmente essere superare con un po’ più di cura.
Quel che pare più complicato, ma che per la gente di qui è un vero disservizio che ha peggiorato di molto la vivibilità di Gorarella, è stato lo spostamento dell’ufficio postale nella zona del Casalone, la chiusura dell’ufficio anagrafe e la chiusura dell’ambulatorio Asl.
«È stata una botta grossa aver tolto le Poste – dice Angelo – anche perché al Casalone a piedi non ci arrivi. Per fare le analisi ora tocca andare in via Don Minzoni. E non abbiamo più un referente del Comune». «Prima eravamo autosufficienti; ora non più», lamenta Giancarlo. «Anche della banca c’è solo il bancomat, ma tanti anziani non sono capaci a usarlo». «L’ambulatorio? Basterebbe che lo aprissero anche solo una volta a settimana per fare le analisi. Ci sono tanti anziani e sarebbe utile».
È questa una delle istanze raccolte ieri mattina da Caffè Tirreno, ospitato al bar Awanagana di Fabio Orlandi. Tantissimi i cittadini che sono venuti a parlare con i giornalisti. Chi non ha potuto esserci di persona ha mandato il marito o la moglie, altri hanno addirittura telefonato al bar per parlare con Il Tirreno. Segno che la gente ha a cuore il quartiere e vorrebbe migliorarlo. Seduti al tavolo, come ogni mattina, ci sono Gabriello Tosi, 75 anni, Angelo Angius, 79, Giancarlo Rebelli, 76, Roveno Siveri, 80, Giovanni Pieri, 77.
Tanti i problemi che sollevano, dal parcheggio selvaggio alla cronica assenza di vigili, alla sporcizia nel parco, ai marciapiedi rotti. «Sarebbe bene vedere qualche vigile ogni tanto», dice Gabriello. «Quanto al parco, è colpa anche di noi cittadini che siamo sudici. La gente con i cani non raccatta le deiezioni. Ma ogni tanto andrebbe anche pulito, o no?». Criticità che potrebbero facilmente essere superare con un po’ più di cura.
Quel che pare più complicato, ma che per la gente di qui è un vero disservizio che ha peggiorato di molto la vivibilità di Gorarella, è stato lo spostamento dell’ufficio postale nella zona del Casalone, la chiusura dell’ufficio anagrafe e la chiusura dell’ambulatorio Asl.
«È stata una botta grossa aver tolto le Poste – dice Angelo – anche perché al Casalone a piedi non ci arrivi. Per fare le analisi ora tocca andare in via Don Minzoni. E non abbiamo più un referente del Comune». «Prima eravamo autosufficienti; ora non più», lamenta Giancarlo. «Anche della banca c’è solo il bancomat, ma tanti anziani non sono capaci a usarlo». «L’ambulatorio? Basterebbe che lo aprissero anche solo una volta a settimana per fare le analisi. Ci sono tanti anziani e sarebbe utile».
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