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Grosseto

Via dall’Arci Caccia, in cento fondano l’Arct 

Via dall’Arci Caccia, in cento fondano l’Arct 

Strappo con l’associazione a livello regionale («decisione sofferta»), tra i promotori c’è Euro Rocchi

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GROSSETO. Oltre cento dirigenti territoriale e storici dell’Arci Caccia in Toscana (tra le firme si individua quella di Euro Rocchi) hanno lasciato l’associazione per creare l’Arct, Associazione regionale cacciatori toscana.

Lo annunciano in un comunicato in cui spiegano che la decisione è stata «sofferta ma consapevole. Non c’erano più le condizioni per proseguire. Vuoi per la deriva rispetto ai valori e alla missione costitutiva dell’associazione vuoi perché l’agibilità democratica non è stata più garantita in virtù di scelte unilaterali e prevaricatrici assunte dalla presidenza nazionale».

L’uscita arriva dopo l’ultimo tentativo fatto per scongiurarla, spiegano ancora; e i cento portano con sé «il patrimonio di idee e di progetti che hanno visto protagonista l’associazione per moltissimi anni con politiche di frontiera e di responsabilità orientate a rispondere agli interessi generali, all’affermazione della valorizzazione del ruolo dei cacciatori nella tutela del patrimonio faunistico e nella gestione del territorio, alla costruzione di alleanze solide con gli interlocutori sociali ed imprenditoriali, al raggiungimento dell’obiettivo di una coerente unità del mondo venatorio. Con questi intendimenti abbiamo lavorato in Toscana ed insieme alle altre organizzazioni abbiamo dato vita alla Cct (Confederazione dei Cacciatori Toscani) definendo i tratti e le prospettive di una unità vera negli atteggiamenti e concreta nelle scelte financo a pensarla quale casa comune per tutti i cacciatori. Nazionalmente, di contro, si sono preferite strade unitarie che ostentano le diversità e la salvaguardia dei gruppi dirigenti. Per questo hanno tentato di affossare la Cct che rappresenta un elemento di discontinuità che può aprire una fase diversa per tutta la caccia italiana».

«Siamo usciti perché vogliamo assumerci la responsabilità di non disperdere il lavoro fin qui fatto e perché intendiamo rispettare la fiducia che in questi anni ci è stata data direttamente dai cacciatori, non dalle segrete stanze, e perché siamo consapevoli che la caccia è ad un bivio storico. Vogliamo andare dalla parte giusta, quella che ci consente di promuoverla come attività millenaria, culturale, ludica e non assistere lentamente e passivamente alla sua fine ingloriosa».

Lasciano con patrimonio immobiliare e conti a posto. L’Arct «inizierà subito a raccogliere adesioni a fronte, anche, di una forte rete organizzativa e di validi servizi assicurativi». Non sarà, assicurano,«l’ennesima nuova associazione ma uno strumento associativo utile alla causa dell’unità e necessario per far vivere la cultura dell’Arci Caccia».



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