Sicurezza
Verde Maremma
«Se il Comune non riapre il pozzo si va dal giudice»
GROSSETO. Alcuni giorni fa ha ricordato l’interrograzione che Riccardo Megale, ancora nelle vesti di consigliere, fece nel 2013 all’amministrazione Bonifazi che voleva far pagare l’uso dei pozzi....
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GROSSETO. Alcuni giorni fa ha ricordato l’interrograzione che Riccardo Megale, ancora nelle vesti di consigliere, fece nel 2013 all’amministrazione Bonifazi che voleva far pagare l’uso dei pozzi. Megale, oggi assessore chiamato a sbrogliare proprio la questione pozzi, subito ha replicato che si trattava solo di un’interrogazione e non c’era alcun controsenso.
Oggi però l’ex consigliere di minoranza di Barbanella, Giacomo Frati, torna sull’argomento. L’articolo, pubblicato sul Tirreno il 23 maggio, ha infatti avuto un certo seguito tra i residenti di Verde Maremma e non solo. Frati chiede a Megale e al sindaco che vengano riaperti i pozzi e propone di rimandare la ricerca di una soluzione a settembre.
Frati, che precisa di non essere a capo del comitato delle famiglie che usano il pozzo, ricorda che «secondo la convenzione tra Comune e Società edilizia Verde Maremma del 1972, i residenti hanno diritto a 2 litri di acqua per ogni metro quadrato di giardino al giorno. In virtù di tale accordo, qualora l’amministrazione comunale non intenda ascoltare le richieste dei cittadini, sarà necessario rivolgersi alla magistratura ordinaria per chiedere la riapertura e l’eventuale risarcimento dei danni causati dalla chiusura del pozzo».
Frati riconosce che quella di Megale fu solo un’interrogazione. «Una cosa è certa – aggiunge però – il pozzo tra via Platino e via Argento venne ristrutturato e svolse la sua funzione dal 2013 al 2016, finché l’attuale amministrazione non ha deciso di chiuderlo. Il caso ha voluto che Megale debba risolvere la controversia venutasi a creare, impegnandosi responsabilmente in una risposta coerente con le caratteristiche tecniche delle opere di urbanizzazione riportate dalla nota convenzione del 1972. Il pozzo sopra citato serve non solo il verde pubblico e privato del Verde Maremma Nord ma anche la vasca sul Parco Padre Parri e la fontana Vivarelli all’interno della rotatoria di via Aurelia nord. È evidente come questa promiscuità di usi impedisca ai cittadini di prendere in gestione il pozzo come vorrebbe l’amministrazione. Non ci resta che seguire l’esito della mozione che verrà presentata dalla minoranza in consiglio comunale e poi tireremo le somme».
Oggi però l’ex consigliere di minoranza di Barbanella, Giacomo Frati, torna sull’argomento. L’articolo, pubblicato sul Tirreno il 23 maggio, ha infatti avuto un certo seguito tra i residenti di Verde Maremma e non solo. Frati chiede a Megale e al sindaco che vengano riaperti i pozzi e propone di rimandare la ricerca di una soluzione a settembre.
Frati, che precisa di non essere a capo del comitato delle famiglie che usano il pozzo, ricorda che «secondo la convenzione tra Comune e Società edilizia Verde Maremma del 1972, i residenti hanno diritto a 2 litri di acqua per ogni metro quadrato di giardino al giorno. In virtù di tale accordo, qualora l’amministrazione comunale non intenda ascoltare le richieste dei cittadini, sarà necessario rivolgersi alla magistratura ordinaria per chiedere la riapertura e l’eventuale risarcimento dei danni causati dalla chiusura del pozzo».
Frati riconosce che quella di Megale fu solo un’interrogazione. «Una cosa è certa – aggiunge però – il pozzo tra via Platino e via Argento venne ristrutturato e svolse la sua funzione dal 2013 al 2016, finché l’attuale amministrazione non ha deciso di chiuderlo. Il caso ha voluto che Megale debba risolvere la controversia venutasi a creare, impegnandosi responsabilmente in una risposta coerente con le caratteristiche tecniche delle opere di urbanizzazione riportate dalla nota convenzione del 1972. Il pozzo sopra citato serve non solo il verde pubblico e privato del Verde Maremma Nord ma anche la vasca sul Parco Padre Parri e la fontana Vivarelli all’interno della rotatoria di via Aurelia nord. È evidente come questa promiscuità di usi impedisca ai cittadini di prendere in gestione il pozzo come vorrebbe l’amministrazione. Non ci resta che seguire l’esito della mozione che verrà presentata dalla minoranza in consiglio comunale e poi tireremo le somme».
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