Il Tirreno

Grosseto

Greggi, nuovo assalto Sono sei le pecore morte 

di Fiora Bonelli
Greggi, nuovo assalto Sono sei le pecore morte 

In un’azienda di Poggio Cavallo i predatori hanno colpito in pieno giorno Fabio Neri: «Dovrei avere 14 cani per stare tranquillo: ma chi li mantiene?»

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ISTIA D’OMBRONE. Allarme predazioni in tutta la provincia. Reti antilupo e cani da guardiania mitigano la quantità e le conseguenze degli attacchi predatori, ma non risolvono un problema che va affrontato alle radici.

Aggressione gregge a Istia d’Ombrone la scorsa domenica mattina, ma se ne è avuta notizia solo ieri. La località si chiama Poggio Cavallo e l’azienda predata è di Fabio Neri che non si aspettava una simile carneficina: 6 pecore morte e 4 disperse. Di quelle morte due sono state trovate in un fosso e una è rimasta agganciata ad una rete di recinzione. Due spolpate nella parte posteriore. Un attacco in pieno giorno che si è consumato domenica, in un sottogruppo di 78 capi senza cani da guardiania.

«Era dal 2014– spiega Neri– che non avevo attacchi. Ho una rete antipredazioni dove rimetto le pecore per la notte e alcuni cani da guardiania che però non erano con quel sottogruppo. Strumenti di prevenzione che mitigano, in parte gli attacchi predatori. Ma con questi mezzi non si risolve certo il problema aggressioni che va, invece, estirpato. Per essere un po’ più tranquillo dovrei avere 14 cani. Chi li mantiene? Bisogna che ci diano una mano per mantenere tutti questi cani. Ci danno indennizzi per le predazioni. Ma non ci vorrebbero queste misure. Non vogliamo indennizzi, noi vogliamo i pascoli liberi da lupi, ibridi, canidi in genere».

Neri fa presente anche che nel recinto antilupo che possiede le pecore ci possono stare di notte: «Di giorno– dice-devono assolutamente pascolare libere e dentro il recinto non pascolano di certo». L’allevatore precisa anche altri elementi di base: «Noi come azienda – dice – facciamo parte del caseificio di Manciano e per il pecorino dop c’è un rigido disciplinare, giustamente. Le pecore devono pascolare allo stato brado, niente mangimi. Ne va della genuinità del formaggio. E dunque bisogna risolvere il problema alla radice. Cani e recinti sono rimedi momentanei».

Neri riferisce che in una recente riunione fra allevatori, cacciatori, ambientalisti, associazioni e altri soggetti, lui ha fatto presente il bisogno degli allevatori di essere fiancheggiati: «Non ci fate sentire soli, il problema predazioni non è solo nostro. Il lupo è di tutti e anche i nostri problemi che da questo conseguono sono di tutti. Io sono contro la stabulazione fissa, ma d’altra parte non voglio essere di peso per nessuno. Faccio un esempio di quel che voglio dire: coi miei greggi sto pulendo i tanti campi abbandonati dai cerealicoltori che a coltivarli ci rimettevano per il prezzo irrisorio della vendita. Se quei campi non li ripulisse il mio gregge, altissimo sarebbe il pericolo di incendi e l’abbandono definitivo del territorio. E poi c’è la cura con cui noi fronteggiamo il rischio idrogeologico e molte altre difficoltà ambientali. Non so come non si capisca che noi salvaguardiamo l’ambiente che è di tutti e che quindi i nostri problemi dovrebbero diventare di tutti. Adesso per “rifare” una pecora mi occorrono 18 mesi. tempo e denaro che nessuno ci ripagherà».

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