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Grosseto

«C’erano così tante scarpe in terra»

«Un ricordo di quella sera? Ho visto così tante scarpe in terra che l’immagine non mi si toglie dalla mente – dice subito Silvia, 40 anni, impiegata grossetana, tifosa della Juventus e che sabato...

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«Un ricordo di quella sera? Ho visto così tante scarpe in terra che l’immagine non mi si toglie dalla mente – dice subito Silvia, 40 anni, impiegata grossetana, tifosa della Juventus e che sabato sera era in piazza a Torino per vedere la sua squadra sul maxischermo – Perdere le scarpe vuol dire che stai scappando per salvarti la vita o che ti stanno portando via a forza. È l’ultima cosa che hai intenzione di fare, quella di lasciare le scarpe per strada, è innaturale».
Silvia sabato è partita da Grosseto per Torino.
«Siamo andate in piazza con un’amica. È stata una brutta esperienza – racconta lei – Anche i poliziotti che erano là non capivano cosa stesse succedendo. Abbiamo sentito un botto, in quel momento la piazza era abbastanza ammutolita perché stavamo perdendo, dopo il terzo gol, ma non si capiva di cosa si trattava. Il boato si è sentito, poi la folla ha cominciato a premere, a correre da una parte all’altra in una direzione, e quindi l’unica cosa era cercare di capire cosa fare. Io siccome sono alta ho cercato di trovare una via di fuga. Ho visto che c’era un lampione, mi sono messa dietro a quel lampione e ho afferrato qualcuno al volo, una ragazza che era sola, ci siamo messi tutte e due lì aggrappate con forza come in un’ombra dietro a quel lampione e quindi la folla ci è passata accanto. Gli altri sono stati spinti verso il lato della piazza e verso le vetrine che erano sotto i portici, che con la forza si sono rotte. In terra c’erano tanti vetri per quello, proprio perché la gente andava a sbattere contro le vetrate. Quello che mi fa strano – continua la grossetana – è che eravamo a una partita, un ambiente calcistico, tutti i tifosi erano abituati al clima da stadio. Se anche fosse stata colpa di un petardo non doveva scatenare tutto quel panico: non so perché sia successo tutto. Si è respirata evidentemente una percezione del terrorismo tremenda, segno che i terroristi hanno saputo raggiungere il loro obiettivo». La gente correva, c’è chi «aveva perso lo zaino, chi il telefono, erano tutti a cercarsi, non sapevi nemmeno come aiutare, magari vedevi una persona che aveva bisogno di un po’ d’acqua su una ferita e gliela davi». (el. g.)

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