Il dolore
I “ragazzi del distributore”: la memoria vive
di Fiora Bonelli
Semproniano, un anno fa la chiusura dell’attività. Gli anziani sono tutti morti, ma un’associazione ne custodisce i ricordi
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SEMPRONIANO. Si erano battezzati “i ragazzi del distributore di Semproniano”. Poi un anno fa il distributore che occhieggiava lungo la strada fu chiuso. Il gestore, Mauro Menichetti, di 92 anni, era morto e il distributore, ormai fuori norma, fu smantellato.
Mauro lo aveva voluto tenere aperto con le unghie e coi denti fino alla fine, perché era l’unico distributore del paese, oggi, infatti, senza pompe di benzina e gasolio, e attorno a quelle ormai arrugginite colonne di carburante, era nato un piccolo mondo antico, popolato dai ragazzi di una volta, adesso arrivati alla soglia dei novanta. Spesso di gran lunga oltrepassati.
Quei ragazzi, con la loro brava insegna sopra la testa, raccontavano storie. I segreti dei mestieri, 80 anni di vita di paese, quando Semproniano era piena di artigiani, la vita sorrideva, e tutti quanti facevano gruppo con le ragazze e il vino buono. E Mauro sapeva tutte le storie. Aveva fatto il maniscalco e il fabbro per 80 anni. Una vita fra casa e bottega, praticamente nello stesso edificio.
E poi quel distributore dove si incrociavano le vite, le amicizie, le voci del mondo. Così, arrivato a 90 anni, Mauro aveva cominciato a portare le sedie accanto al distributore e qui accoglieva gli amici col bicchiere di vino e il biscotto salato. Una bella compagnia di uomini dagli 80 ai 99 anni e anche un paio di donne che non mancavano all’appuntamento quotidiano del “Ti ricordi quando…?”.
C’era Bruno Marani, il mugnaio, 99 anni, esperto di grani antichi e che diceva che il grano migliore era quello dei Marrucheti. C’era Corrado Ponzuoli, 84 anni, cavatore delle pietre di travertino bianco di Saturnia, di cui Corrado svelava i segreti insieme a quelli dell’orto di cui era appassionato. E poi Bino Bianchi, un agricoltore filosofo. «Era a lui che era affidata la parte teorica dell’agricoltura. E la raccontava benissimo, come benissimo suonava nella banda cittadina», rammenta Fulvio Ponzuoli.
E proprio Ponzuoli dopo la morte di quasi tutto il gruppo storico si è preso l’impegno, con l’associazione La Piazzoletta di cui è presidente, di salvare quei volti, quelle memorie e quelle storie.
Presidente della banda dei Perseveranti di Semproniano era stato Mariotto Mariotti, il falegname. «Aveva una paura matta dei tuoni – ricorda Fulvio – e appena li sentiva arrivare andava a nascondersi a letto. Era uno dei più autentici falegnami del paese, che non solo riparava e ripristinava, ma era in grado di consegnarti un lavoro iniziato ex novo e finito dalle sue mani».
Poi c’era Elio Ponzuoli, camionista tramite cui arrivava a Semproniano l’aria di città lontane, e Ugo Ercolani che oltre ad aver lavorato in cava, faceva l’agricoltore e sapeva fare i panieri di giunco.
E poi l’onnipresente Giancarlo Penni, che dava un contributo in tutte le associazioni paesane, e Bruno Bicocchi, il calzolaio. «Da lui abbiamo saputo la storia che un tempo le scarpe si andavano a ordinare dopo la trebbiatura a fermo – rammenta Fernando Tizzi, di Saturnia, che ogni tanto si fermava al distributore incantato da quei racconti –. Bruno prendeva le misure e poi costruiva le scarpe su misura. Una tradizione, questa, sopravvissuta con l’artigianato oggi molto noto, della ditta Lombrichi di Catabbio, ultimo esempio di una tradizione secolare».
Non mancava qualche donna, come Lisetta Caporali, anche lei scomparsa come tutti quanti i ragazzi, eccetto Ami Ponzuoli e Toscano Toninifiglio del famoso Tribuno poeta estemporaneo, oggi in casa di riposo e Isidoro Dani.
Il gruppo materialmente non c’è più, ma Mauro e i suoi amici hanno fatto in tempo a trasmettere ai giovani settantenni di oggi, il loro mondo e le loro abilità. «Ci hanno lasciato tutto il meglio – prosegue Tizzi –. Mauro con la sua memoria enciclopedica aveva a mente alberi genealogici, particelle catastali, nomi di boschi e di fiumi e di fossi. Aveva imparato l’arte del fabbro dai Bindi di Triana e diceva che la prima cosa che aveva imparato da loro è che del ferro non si deve buttare via nulla, ma tutto va riciclato. Faceva il fabbro e come maniscalco andava a ferrare le vacche a Cortevecchia, era un’artista nel fare serrature e tutti i segreti ce li ha svelati».
Un mondo perduto, insomma, di cui non resta nemmeno il cartello sopra la pompa di benzina. «Lo fecero togliere subito – continua Tizzi – altrimenti gli facevano la multa. A chi, non si sa».
Adesso l’associazione La Piazzoletta e Fuvio Ponzuoli che la guida tengono un archivio: di fotografie, di memorie e di storie che hanno lasciato nel paese un’impronta digitale di competenze, abilità e passione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Mauro lo aveva voluto tenere aperto con le unghie e coi denti fino alla fine, perché era l’unico distributore del paese, oggi, infatti, senza pompe di benzina e gasolio, e attorno a quelle ormai arrugginite colonne di carburante, era nato un piccolo mondo antico, popolato dai ragazzi di una volta, adesso arrivati alla soglia dei novanta. Spesso di gran lunga oltrepassati.
Quei ragazzi, con la loro brava insegna sopra la testa, raccontavano storie. I segreti dei mestieri, 80 anni di vita di paese, quando Semproniano era piena di artigiani, la vita sorrideva, e tutti quanti facevano gruppo con le ragazze e il vino buono. E Mauro sapeva tutte le storie. Aveva fatto il maniscalco e il fabbro per 80 anni. Una vita fra casa e bottega, praticamente nello stesso edificio.
E poi quel distributore dove si incrociavano le vite, le amicizie, le voci del mondo. Così, arrivato a 90 anni, Mauro aveva cominciato a portare le sedie accanto al distributore e qui accoglieva gli amici col bicchiere di vino e il biscotto salato. Una bella compagnia di uomini dagli 80 ai 99 anni e anche un paio di donne che non mancavano all’appuntamento quotidiano del “Ti ricordi quando…?”.
C’era Bruno Marani, il mugnaio, 99 anni, esperto di grani antichi e che diceva che il grano migliore era quello dei Marrucheti. C’era Corrado Ponzuoli, 84 anni, cavatore delle pietre di travertino bianco di Saturnia, di cui Corrado svelava i segreti insieme a quelli dell’orto di cui era appassionato. E poi Bino Bianchi, un agricoltore filosofo. «Era a lui che era affidata la parte teorica dell’agricoltura. E la raccontava benissimo, come benissimo suonava nella banda cittadina», rammenta Fulvio Ponzuoli.
E proprio Ponzuoli dopo la morte di quasi tutto il gruppo storico si è preso l’impegno, con l’associazione La Piazzoletta di cui è presidente, di salvare quei volti, quelle memorie e quelle storie.
Presidente della banda dei Perseveranti di Semproniano era stato Mariotto Mariotti, il falegname. «Aveva una paura matta dei tuoni – ricorda Fulvio – e appena li sentiva arrivare andava a nascondersi a letto. Era uno dei più autentici falegnami del paese, che non solo riparava e ripristinava, ma era in grado di consegnarti un lavoro iniziato ex novo e finito dalle sue mani».
Poi c’era Elio Ponzuoli, camionista tramite cui arrivava a Semproniano l’aria di città lontane, e Ugo Ercolani che oltre ad aver lavorato in cava, faceva l’agricoltore e sapeva fare i panieri di giunco.
E poi l’onnipresente Giancarlo Penni, che dava un contributo in tutte le associazioni paesane, e Bruno Bicocchi, il calzolaio. «Da lui abbiamo saputo la storia che un tempo le scarpe si andavano a ordinare dopo la trebbiatura a fermo – rammenta Fernando Tizzi, di Saturnia, che ogni tanto si fermava al distributore incantato da quei racconti –. Bruno prendeva le misure e poi costruiva le scarpe su misura. Una tradizione, questa, sopravvissuta con l’artigianato oggi molto noto, della ditta Lombrichi di Catabbio, ultimo esempio di una tradizione secolare».
Non mancava qualche donna, come Lisetta Caporali, anche lei scomparsa come tutti quanti i ragazzi, eccetto Ami Ponzuoli e Toscano Toninifiglio del famoso Tribuno poeta estemporaneo, oggi in casa di riposo e Isidoro Dani.
Il gruppo materialmente non c’è più, ma Mauro e i suoi amici hanno fatto in tempo a trasmettere ai giovani settantenni di oggi, il loro mondo e le loro abilità. «Ci hanno lasciato tutto il meglio – prosegue Tizzi –. Mauro con la sua memoria enciclopedica aveva a mente alberi genealogici, particelle catastali, nomi di boschi e di fiumi e di fossi. Aveva imparato l’arte del fabbro dai Bindi di Triana e diceva che la prima cosa che aveva imparato da loro è che del ferro non si deve buttare via nulla, ma tutto va riciclato. Faceva il fabbro e come maniscalco andava a ferrare le vacche a Cortevecchia, era un’artista nel fare serrature e tutti i segreti ce li ha svelati».
Un mondo perduto, insomma, di cui non resta nemmeno il cartello sopra la pompa di benzina. «Lo fecero togliere subito – continua Tizzi – altrimenti gli facevano la multa. A chi, non si sa».
Adesso l’associazione La Piazzoletta e Fuvio Ponzuoli che la guida tengono un archivio: di fotografie, di memorie e di storie che hanno lasciato nel paese un’impronta digitale di competenze, abilità e passione.
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